di Luciano Onnis
Franco Pitzalis con uno dei suoi levrieri
VILLAMAR. Da is cuaddedus a is pettiazzus. Sulla Giara non solo cavallini selvatici, ma anche levrieri pastore arricchiscono le molteplici biodiversità animali che fanno dell'altopiano della Marmilla un unicus di straordinario livello scientifico. In realtà sulla Giara e dintorni questa razza canina non può considerarsi autoctona essendo fra le più antiche e diffuse nel mondo.
C'è però una variante probabilmente tutta locale ed è quella del levriero sardo fedele cane pastore, mentre universalmente lo si conosce e lo si apprezza (usandolo) come cane da corsa, da caccia e come aristocratico cane da compagnia. Ma come guardiano di pecore e capre è tutta una cosa fatta in casa. A quanto pare con risultati straordinari.
Sull'altopiano della Giara questa razza canina esiste da alcuni decenni, ma ne è diventata una particolarità. E' arrivata, e arriva tutt'ora, dal vicino paese di Villamar, nelle cui campagne c'è chi il levriero lo alleva per tradizione familiare e poi ne regala le cucciolate ai tanti estimatori che nel tempo hanno verificato, più o meno direttamente, che non c'è migliore amico delle pecore che questo cane dal nobile pedigree. Lui è Franco Pitzalis, 52 anni, allevatore di Villamar, che ha conservato la passione paterna per il levriero sardo. Le cucciolate le ragala ai pastori della zona, in particolare ai caprari della Giara che si mettono in fila per poter avere un cucciolo di pettiazzu. E' orgoglioso dei suoi levrieri, da buon pastore sardo (taciturno) non ne parla tanto, ma basta vedere come li guarda e segue ogni loro movimento per capire che cane e padrone sono tutt'uno.
«In genere me ne nascono 10-12 ogni anno - dice Pitzalis - per me ne tengo solo qualcuno. Per per essere addestrati a fare i cani pastore servono almeno 8 mesi, poi non si separano più da me e dalle pecore». Gli brillano gli occhi quando parla di un particolare diventato ricorrente fra i suoi cani: «Quando nascono gli agnellini, diventano una seconda mamma - racconta Pitzalis - li seguono da vicino, si sdraiano accanto. Se una pecora ha appena figliato e rimane indietro nel gregge, il cane l'aspetta e l'accompagna per tutto il tragitto. Se c'è in loro un difetto è che sono troppo giocherelloni e con gli agnelli non sempre questo va bene perchè rischiano di fargli male».
Ancora oggi quando una volpe viene fiutata dai levrieri basta che il taciturno padrone gli dica "ajò" che il cane parte come una saetta per intimorire l'animale selvatico e allontanarlo dal gregge. Per far cessare l'atteggiamento guardingo basta che Pitzalis gli dica "andausu" che il cane esce dallo stato di agitazione e assume nuovamente un atteggiamento amichevole.
«Per questa razza canina - sostiene il presidente della Provincia Fulvio Tocco, impegnato da tempo in programmi di valorizzazione delle biodiversità animali presenti nel Medio Campidano - è arrivato il momento di agire per evitare il pericolo di estinzione».
10 maggio 2011