L'assalto dei 1400, no di Oristano

Consiglio provinciale contrario all'utilizzo dell'ex vivaio

    di Michela Cuccu ORISTANO. «No alla tendopoli per 1400 immigrati a Donigala». Pur con diversi distinguo, il consiglio provinciale si è detto contrario all'ipotesi di ospitare nel territorio un contingente così massiccio dei nordafricani che dovranno essere trasferiti dall'isola di Lampedusa.

    Non una posizione anti solidaristica e tantomeno razzista, quella formulata durante la seduta straordinaria e urgente, convocata ieri mattina, ma dettata da una serie di ragioni concrete. Innanzitutto, la totale impreparazione a dover gestire un flusso umano di tali proporzioni, senza certezze sia in merito alla durata della loro permanenza ma soprattutto della disponibilità economica indispensabile per assicurare una assistenza adeguata. In buona sostanza è stata questa la posizione assunta ieri nell'aula di via senatore Carboni, aperta dopo le relazioni del presidente della Giunta, Massimiliano De Seneen e dell'assessore ai Servizi sociali Alessandro Murana, che avevano partecipato ai vertici tenuti in questi giorni in Prefettura e a Cagliari.

    «Prima hanno parlato di profughi, ovvero, cittadini libici in attesa di asilo politico, che dovevano essere non più di 70. Poi, la situazione si è ribaltata. Non più profughi ma immigrati clandestini, il cui numero è improvvisamente balzato a 1400, forse anche 1500 - almeno così abbiamo appreso dagli organi di stampa - da concentrare in una tendopoli, dentro un'area cementata priva di attrezzature e senza neppure una recinzione idonea, ai bordi di una delle strade più trafficate».

    Così hanno riferito i due rappresentati della Giunta a una assemblea che ha ascoltato con non poca apprensione il dibattito. Da tutti è partito un appello alla Regione (che ha già incassato il diniego delle Province sarde) e al Governo: «Non scaricate tutto su un unico territorio: nessuno sarebbe in grado di affrontare una tale emergenza». C'è stato anche chi, come Serafino Mele dell'Mpa, ha paventato «problemi seri per la nostra popolazione». E ha ricordato l'esperienza maturata circa un anno e mezzo fa, quando il suo paese, Abbasanta, «si trovò ad ospitare per un mese e mezzo 70 libici. Spesso si ubriacavano nei bar, molestavano le ragazze. Ma non erano immigrati clandestini, bensì agenti di polizia che si trovavano da noi per seguire un corso».

    Emanuele Cera, assessore all'Ambiente e sindaco di Arcidano, comune dove ha sede un campo Rom, ha spiegato che «quando si tratta di affrontare qualsiasi problema le nostre comunità sono costrette a far da sole, senza alcun tipo di supporto, neppure dalla Regione». Anche Bepi Costella, Pdl, ex sindaco di Arborea, ha ricordato come «quando tempo fa ospitammo la comunità Rom che prima si trovava a Terralba non fu assolutamente facile». Perplessi anche il capogruppo Psd'Az, Efisio Trincas, il capogruppo del Pd Roberto Scema e di Idv, Stefano Figus. Ma è dai gruppi di opposizione, Pd e Idv che, ricordando come la solidarietà deve essere pur assicurata, è partita una richiesta: «Su questa vicenda l'amministrazione provinciale deve esprimersi con chiarezza».

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 aprile 2011

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