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Dopo gli attentati agli amministratori. La decisione nel consiglio comunale aperto di ieri

Ottana, la giunta non si dimetterà

 OTTANA. Il consiglio comunale di Ottana non si dimette. Anzi continuerà ad amministrare il paese per dare un segnale forte «di responsabilità e coraggio». Per isolare i fucilieri della notte che, in poco meno di quattro mesi, hanno colpito il sindaco, Gian Paolo Marras, l'assessore all'Industria, Fabrizio Pinna e la sede dell'ente sociale.  Questa la decisione presa nel corso del consiglio comunale straordinario aperto di ieri sera nel centro polivalente di via Lussu, affollato come non mai. Molti i giovani presenti. Tanti quelli del centro sociale di ascolto. Alla fine uno di loro ha parlato dal pubblico: «Siamo dispiaciuti per quello che è accaduto Chiediamo un incontro al sindaco per discutere del nostro paese». E Gian Paolo Marras si è detto pronto a incontrarli. Così, forti della solidarietà dei concittadini, gli amministratori di Ottana hanno deciso di andare avanti. «Non per un senso di sfida - ha chiarito il sindaco - ma perché il paese non può essere fermato». Prima di lui, Fabrizio Pinna, ha ribadito la volontà, nonostante tutto, di continuare. «Forse siamo tutti a rischio - ha detto - ma siamo qui per aprire la strada a un futuro migliore». Disponibilità alla collaborazione è venuta anche dai consiglieri della minoranza, Maria Sedda ed Enzo Denti. L'assemblea di ieri segue di pochi mesi un'altra dello stesso tenore. Sì, perché gli amministratori comunali di Ottana, eletti da poco meno di sette mesi, sembrano sedere più sulle mine di un fronte di guerra che su quelli di un consiglio comunale eletto democraticamente dai cittadini. Gli attentatori si scatenarono la notte tra il 23 e il 24 settembre 2010, quando, nel giro di cinque minuti, a Ottana una bomba con 500 grammi di gelatina e nitrato d'ammonio venne fatta esplodere nella sede del centro sociale, in via Libertà. E tre fucilate contro la finestra della camera da letto del sindaco Gian Paolo Marras. Il sindaco si dimise. Poi ritirò le dimissioni. La notte del 16 gennaio la fucilata contro la porta d'ingresso della casa dell'assessore Pinna.

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