di Luigi Soriga
Gli operai recuperano i sacchi
SASSARI. Per riempire le buste di catrame gli operai hanno impiegato una settimana di pala, pazienza e schiene curve. Al mare invece è bastata qualche ora di tramontana per allungare le sue zampate di schiuma su Platamona, afferrare i sacchi e frullarli nella risacca. E' assurdo vedere gli operai che rincorrono le buste tra le onde: è paradossale perché tutto era assolutamente prevedibile.
Le mareggiate, sospinte dalla bora, erano annunciate da giorni. Eppure in diversi tratti del litorale l'interminabile serpentone di buste di plastica, ripiene di sabbia, pietre e veleni, è rimasto immobile sull'arenile. Centinaia di sacchi allineati nella parte alta della spiaggia: l'unica precauzione adottata dalle squadre è stata quella di averli spostati un tantino più al sicuro.
GUARDA Il recupero delle buste di catrame Chi però conosce bene questa mezzaluna di costa che si allunga dalla Torretta di Abbacurrente sino a Punta Tramontana, sa anche che il mare, quando avanza da Nord, non si limita ad accarezzare il bagnasciuga. E infatti le barchette arretrano timorose dietro gli scogli o i muretti, e i proprietari dei chioschi annusano il vento e mettono al riparo le attrezzature. Invece avantieri notte il contenuto di dieci giorni di bonifiche è rimasto in balia di onde di un metro e mezzo che si arrampicavano lungo la sabbia sino a ricoprirla.
Ieri mattina alla terza discesa a mare la scena è questa: gli operai con le tute E.On cercano di mettere in salvo i bustoni. Giorni prima li avevano abbandonati accanto alle palizzate anti-erosione, ma sul lato che guarda al mare. Sarebbe bastato fargli fare il salto della barricata, cioè spostarli mezzo metro oltre la barriera di legno, per non correre alcun rischio. Invece a mezzogiorno un operaio è impegnato in un duro braccio di ferro con la risacca. La corrente tira il bustone da una parte, lui tira dall'altra.
E barcolla quando arriva il cavallone che lo sommerge sino alle ginocchia. Alcune persone osservano la scena e scuotono la testa. Sopra il loro disappunto è come se si disegnasse la nuvoletta col pensiero: «E pensarci prima?». Altri sacchetti sono invece quasi sotterrati, spuntano appena nel bagnasciuga. Fanno capolino a intermittenza, quando l'onda si ritira. Gli operai con grande sforzo riescono a tirarli fuori da quella morsa, ma la paura è che altri sacchi siano stati definitivamente seppelliti. Oppure che il mare si sia ripreso l'olio combustibile spiaggiato, e ora lo fagociti sul fondale.
Impossibile sapere con certezza quanto materiale è finito nuovamente a mollo. Anche perché nel segmento successivo di litorale, la linea di costa si assottiglia ancora, divorata da anni di erosione, e le onde grattano sulle dune e sulle altre buste di catrame. Per capire la forza di queste mareggiate basta vedere come si ridisegna, nell'arco di una giornata, tutto il paesaggio.
I ciottoli ricompaiono come una pennellata scura lì dove le ruspe di E.On avevano sbiancato e pulito. E le poltiglie di olio combustibile sfuggite alle pale o ancora mimetizzate tra i sassi, chissà dove rimbalzeranno in questo frullare di correnti. Intanto l'assessore provinciale all'Ambiente Paolo Denegri ha chiesto lo stato di emergenza nazionale, i sindaci di Sassari, Porto Torres e Sorso seguono da vicino le operazioni di bonifica e i pescatori stanno a guardare perché intanto il loro pesce resta nelle cassette. Ieri mattina, al mercato di Sassari, la desolazione.
Dice il pescivendolo Antonio Ara: «Gli ultimi due giorni è stata una tragedia, le vendite sono diminuite dell'80 per cento. La gente non compra nemmeno le orate di allevamento, c'è la psicosi. Per vendere quattro dentici ho dovuto fare una lezione di pesca: spiegare lo strascico, le reti che passano a 4 miglia dalla costa, fondali da 50 metri». Insomma il dentice si vende a 20 euro a chilo e a 20 minuti di convincimento.
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23 gennaio 2011