di Pinuccio Saba
Le squadre di intervento con i tecnici di E.On
PORTO TORRES. L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento, è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare.
In un primo momento si era parlato di «una modesta quantità», ma l'aspetto delle spiagge ieri mattina raccontava un'altra storia. E in realtà la Capitaneria ha quantificato la perdita in 10 metri cubi. È vero che l'intervento dei mezzi di soccorso è stato immediato, il buio ha però impedito una efficare azione di contenimento della chiazza. Una parte del carburante, inoltre, è finita all'interno dei cassoni con i quali è costruita la banchina e qui stanno lavorando gli uomini dell'emergenza E.On. (di ieri un comunicato nel quale si attribuisce la causa a un «imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all'interno della banchina»).
LEGGI Il sindaco di Sorso: "Dobbiamo bloccare le chiazze" GUARDA Le foto del disastro ambientaleSquadre che per tutta la giornata di ieri hanno operato sia all'interno del porto industriale, sia lungo le spiagge. Alle difficoltà del primo intervento in banchina si è aggiunto il vento di maestrale che, rinforzato durante la notte, ha spinto l'olio sulle spiagge. La contaminazione più consistente ha riguardato il territorio di Sorso, ma il gioco delle correnti ha spinto il carburante anche sulle spiagge delle Acque Dolci, nel cuore di Porto Torres. La stessa circostanza ha invece risparmiato Balai e lo Scoglio Lungo. Ma soprattutto si è salvata l'area marina protetta del parco dell'Asinara, distante poche miglia.
Ieri mattina il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa si è recato a Fiume Santo dove i responsabili della centrale lo hanno tranquillizzato sulla «portata limitata» dell'incidente. Sindaco poi costretto a ricredersi non appena avuta la notizia della contaminazione delle spiagge. «È normale essere preoccupati quando accadono questi incidenti - ha detto Scarpa - Mi aspetto che E.On chiarisca tutto e, soprattutto, s'impegni nel risanamento delle coste. Da parte nostra abbiamo convocato la commissione Ambiente per la valutazione di quanto accaduto e attivato gli uffici che stanno seguendo con attenzione la vicenda per tutti gli accorgimenti del caso».
Più duro il commento di Gigi Pittalis, portavoce dei Verdi di Porto Torres: «Ennesimo disastro ambientale ai danni delle nostre coste, un fatto inaudito e inaccettabile. Lo sversamento in mare pone seri problemi circa la sicurezza delle operazioni di scarico». Ma sono in tanti che, ieri, hanno pensato al piano dell'Eni che vorrebbe impiantare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo.
Un progetto che l'Eni sta portando avanti quasi in silenzio e che, una volta completato, avrebbe la conseguenza di vedere aumentare in maniera esponenziale il traffico delle navi cisterna nel golfo dell'Asinara, di fronte al parco. «Dovrebbe riflettere chi pensa che si dovrebbe portare avanti il piano Eni di stoccaggio nei suoi serbatoi per poi movimentarlo verso altre rotte - aggiunge Pittalis -. Ritengo sia neccessario potenziare ragionamenti che, passando attraverso le bonifiche, ci portino verso un modello di sviluppo armonico basato sull'uso delle nostre risorse».
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13 gennaio 2011