Porto Torres, operai Vinyls un anno dentro la torre

Oggi è il compleanno degli operai della Vinyls che il 7 gennaio 2010 hanno iniziato l'occupazione della torre aragonese di Porto Torres. Un anno esatto da quando è stata ideata una protesta originale, difficile, a volte anche criticata, che però ha avuto il merito di tenere in vita una vertenza data per persa. Altrimenti la chimica sarebbe stata condannata a morte. In Sardegna e in Italia

    di Gianni Bazzoni SASSARI. Dalla torre all'isola dell'Asinara che, poche settimane più tardi, è stata battezzata «isola dei cassintegrati» e che ancora oggi ha le celle dell'ex diramazione del carcere di Cala d'Oliva occupate da un gruppo di lavoratori. Due postazioni lontane tra loro ma unite dalla passione, dalla voglia di vincere una battaglia che un manipolo di lavoratori - insieme a quelli della Vinyls ci sono anche quelli di Eurocoop e Technicoop - intende portare sino alla fine, quando gli impianti torneranno in marcia.

    «Oggi, grazie anche alla nostra mobilitazione - hanno raccontato gli operai - sembra che ci sia uno spiraglio di luce per la nostra vertenza, una speranza che dopo la ben nota vicenda Ramco sembrava definitivamente accantonata. Siamo ottimisti certo, ma cauti, molto cauti. Con i piedi per terra. Che cosa però ci ha spinto a instaurare una forma di lotta così estrema e non violenta? Cosa ha spinto gli altri nostri colleghi che ancora oggi, da febbraio, occupano un ex carcere all'Asinara, praticamente - specie in questi giorni - lontano dal mondo, lontano dai riflettori, lontano dai loro affetti? Certo la disperazione, la voglia di non arrendersi, la voglia di ribellarsi a un sistema che tratta le persone non da essere umani ma come numeri, è stata una delle motivazioni. Ma è stata soprattutto la difesa di un principio universale che vale per tutti a darci la ragione più grande: l'uomo ha dignità quando lavora, il lavoro è un principio per il quale vale la pena battersi. Per se stessi ma anche per gli altri».

    L'attesa ora ha un calendario con le date bene evidenziate: l'accordo tra Eni e il fondo svizzero Gita dovrà essere perfezionato entro il 30 gennaio, per il 15 febbraio - come ha assicurato anche il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani - è previsto il passaggio degli impianti e entro il 10 marzo il trasferimento definitivo degli asset da Eni a Gita. Già dai primi di febbraio, però, dovrebbe cominciare il graduale rientro in fabbrica. La sfida si gioca in queste date: è vero, c'è speranza ma anche diffidenza e cautela.

    «Qualche volta - hanno detto gli operai della torre - siamo stati attaccati da chi non vuole l'industria, strumentalizzati da altri e per altri fini. Ma non abbiamo mai mollato, e questo è uno dei nostri maggiori meriti. Ribadiamo che industria e turismo possono coesistere, anche in Sardegna. Questa anzi è la sfida per il futuro. Dobbiamo vincerla questa sfida».
    07 gennaio 2011

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