Arborea, arrestato il prete dei detenuti con l'accusa di violenza sessuale

Don Giovanni Usai, il sacerdote originario di Assolo, fondatore della Comunità Il Samaritano impegnata nel recupero dei detenuti, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. L’arresto è scattato in esecuzione di un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesso dal gip del tribunale di Oristano Pusceddu

    di Giampaolo Meloni ARBOREA. Don Giovanni Usai, il sacerdote originario di Assolo, paesino dell'Oristanese, fondatore e responsabile della Comunità Il Samaritano impegnata nel recupero dei detenuti in una struttura realizzata nelle campagne di Arborea, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Oristano con l'accusa di favoreggiamento della prostituzione e violenza sessuale. Con lui nei guai anche un giovane nigeriano accusato di favoreggiamento e sfruttamento.

    L'arresto è scattato in esecuzione di un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Oristano Mauro Pusceddu, su richiesta del pubblico ministero Diana Lecca. Assieme al sacerdote, 67 anni, è stato arrestato anche un ospite della comunità, il nigeriano Eze Alphonsus, 35 anni, al quale il magistrato ha contestato l'accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

    A suscitare l'interesse degli inquirenti sarebbe stata la denuncia di almeno una persona, presumibilmente una donna, nei confronti della quale le attenzioni di natura sessuale sarebbero state prolungate, insistenti e pressanti fino a spingerla a superare il muro del silenzio imposto da una situazione così delicata come è il contesto della comunità. Ma secondo le prime indiscrezioni, le persone coinvolte nelle pratiche che hanno portato gli inquirenti a configurare accuse così nette e pesanti nei confronti del sacerdote e del giovane nigeriano non sarebbero solo figure femminili ma anche ospiti maschili: si tratta di vedere quali siano stati i ruoli delle persone. A delineare con chiarezza lo scenario saranno i carabinieri del Comando provinciale, probabilmente oggi con i dettagli dell'operazione.

    Diffusa nella tarda serata, la notizia ha colto di sorpresa le persone che conoscono da tempo il sacerdote che ha dedicato la vita agli emarginati.

    Il precedente. A mettere in fibrillazione in maniera analoga il mondo ecclesiastico e l'opinione pubblica era stato negli anni scorsi il caso di don Marco Dessì, l'ex sacerdote (non è più prete dal 3 febbraio scorso) di Villamassargia accusato di pesanti attenzioni di natura sessuale nei confronti dei ragazzi ospiti della sua comunità in Nicaragua, nei primi anni del Duemila. Dopo una lunga e difficile vicenda processuale, don Marco Dessì la scorsa estate ha beneficiato di uno sconto di pena (grazie all'accesso al rito abbreviato) ed è ora libero per decorrenza di termini.

    Il personaggio. Don Giovanni Usai ha spesso fatto discutere per le sue iniziative, forti ma sempre di carattere umanitario. L'ultima riguarda Terralba, il centro vicino ad Arborea. Fu lui ad accogliere la famiglia di Rom che venne allontanata da Terralba perchè aveva occupato abusivamente un'area alla periferia del paese. Ma suscitò ancor più clamore quando mosse i primi passi nell'assistenza agli extracomunitari, accogliendo nella sua casa parrocchiale i primi detenuti in permesso per consentire loro di telefonare alle proprie famiglie. Erano i primi anni Ottanta. La prima bolletta fu di otto milioni di lire.

    Concordò di pagare a rate. Ma la prima vera tappa nell'accoglienza è segnata da un episodio del 1991: era parrocco a Senis e diede ospitalità a un ragazzo che ottenne gli arresti domiciliari. I fedeli più vicini alla parrocchia organizzarono una raccolta di firme per allontanarlo dal paese. Ma lui lo tenne con sè. «Da allora - raccontò poi a un cronista - hanno abitato con me più di mille persone». Bilancio del 2003. Quantomai lusinghiero per il docente di Linguistica dell'università di Sassari che scelse di lasciare la cattedra per aiutare gli emarginati. Prima tappa: cappellano della colonia penale di Isili.

    La storia. Oggi il registro certificato dalla magistratura dà un bilancio decisamente più alto: dal 2005 i detenuti accolti nella Comunità Il Samaritano di Arborea, in entrata e in uscita, sono 1200. Un lavoro cominciato nel 1999. L'11 novembre del 2002 l'inaugurazione del nuovo Centro di Arborea, in località Sassu, nel cuore del territorio agricolo, presente l'allora ministro della Giustizia Castelli. La cooperativa conta ventotto persone, sei posti letto sono riservati a detenuti per trascorrere brevi periodi di permesso premio e quattro sono riservati ai rilasciati dal carcere.

    Sono stati gli stessi operatori ha spiegare l'anno scorso che «si è voluto così, dare ai detenuti, senza distinzione di razza, colore, religione e senza un punto di riferimento nella società, la possibilità di essere accolti per poter anch'essi beneficiare dei permessi premio e delle pene alternative». La Comunità lavora su due aziende agricole e un box al mercato civico di Oristano.

    La Regione. Il progetto ha avuto dalle origini le attenzioni della Regione. All'inizio con il presidente Federico Palomba, poi con Renato Soru. E furono molto importanti le iniziative di solidarietà e raccolta fondi promosse a sostegno dall'allora arcivescovo di Oristano Piergiuliano Tiddia.
    29 dicembre 2010

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