Alcoa, tutti a Roma per l’ultima spallata

Mille lavoratori raggiungono la capitale nel momento più delicato della vertenza

    ROMA. La speranza, accresciuta dopo le parole del Papa di domenica, accompagnerà i lavoratori di Alcoa nella trasferta romana. Con loro, idealmente, una intera isola. Le parole dell’azienda e del commissario europeo Tajani hanno reso meno tesa la partenza. Le voci che sono rimbalzate in Sardegna nella notte che davano quasi per chiuso l’accordo hanno moderatamente acceso gli animi di chi è rimasto nell’isola o è nella Capitale. Ma in tutti, a prescindere dagli schieramenti, rimane la convinzione che manca ancora l’ultimo tratto di strada, il più difficile. Arrivano questa mattina alle 10 al porto di Civitavecchia i lavoratori Alcoa che ieri si sono imbarcati da Cagliari alla volta della Capitale.

    Il giorno più lungo per migliaia di operai e per le loro famiglie è iniziato ieri pomeriggio alle 16, quando i dieci pulmann affittati dal sindacato hanno lasciato l’ingresso principale della fabbrica e sono partiti verso il capoluogo regionale. Sono quattrocento i dipendenti Alcoa che oggi si ritroveranno a Roma, ma insieme a loro ci saranno centinaia di lavoratori provenienti da tutto il Sulcis-iglesiente. Particolarmente nutrita sarà la pattuglia di lavoratori di Eurallumina, la fabbrica vicina che sino a un anno fa riforniva di materia prima proprio Alcoa e la cui proprietà ha chiesto altri dodici mesi di cig a zero ore, ma ci saranno anche delegazioni della ex Ila e della Rockwool, aziende chiuse da tempo. I dipendenti di Alcoa verranno accolti nella Capitale da un imponente schieramento delle forze dell’ordine, che li scorteranno sin dall’arrivo a Civitavecchia. Scontato il divieto di presidio di fronte a Palazzo Chigi, in piazza Colonna, per i lavoratori e le istituzioni sarà invece a disposizione la parte di piazza Montecitorio più distante dall’ingresso della Camera, oltre l’obelisco.

    Il sindacato nazionale sta predisponendo un punto di accoglienza, con pasti e caffè sin dal pomeriggio. Quello spazio già nel passato ha ospitato tante manifestazioni, può contenere, per quanto angusto, tutti i manifestanti. I problemi logistici per la lunga attesa saranno affrontati questa mattina dai sindacati. L’intenzione ribadita a più riprese è quella di non abbandonare la piazza sino a che non si concluderà la riunione, il cui inizio è fissato per le 20 e 30. La tarda ora prevista per la fine del vertice ha consigliato il sindacato ad approntare soluzioni per la notte: per dormire i lavoratori utilizzeranno i pulmann, che sosteranno vicino al Colosseo, e forse alcuni locali messi a disposizione dalle associazioni cattoliche di volontariato.

    Il sindacato è intenzionato, e su questo i delegati dei due stabilimenti di Fusina e Portovesme hanno trovato una intesa, a rimanere davanti a Montecitorio comunque tutta la notte. Con loro ci saranno anche politici e amministratori, compresi i parlamentari che in queste ore stanno tenendo alta la pressione su governo e azienda in tutti i modi. Ieri pomeriggio la riunione della direzione regionale del Pd si è chiusa con un documento dove si chiede al Governo di «uscire dall’inganno. Se le responsabilità di Alcoa sono evidenti, altrettanto evidente è l’inganno di un governo che chiede a un soggetto privato, la Fiat, di ottemperare a una responsabilità sociale nei confronti di Termini Imerese e non fa lo stesso richiamando alla stessa responsabilità Eni ed Enel, di cui lo Stato è azionista di riferimento».

    A sua volta il deputato Udc Antonello Mereu ha scritto una lettera al premier Berlusconi chiedendo che il governo presti «un’attenzione straordinaria» al problema. «La chiusura di Alcoa determinerebbe situazioni di disagio insostenibile e, di conseguenza, tensioni sociali difficilmente controllabili anche in termini di ordine pubblico». Il sindaco di Venezia Cacciari chiede invece una «dura azione del Governo a livello internazionale» per impedire che «le multinazionali, come Alcoa, facciano ciò che vogliono, magari dopo aver ricevuto un’azienda a costo zero».

    Cacciari ha detto che il Governo, se la multinazionale «tradirà» Fusina e Portovesme deve agire a livello internazionale. Infine dirigenti leghisti hanno regalato ai lavoratori di Fusina le bandiere di San Marco. Oggi le bandiere col leone accompagneranno i Quattro Mori nella speranza che entrambi i vessilli vengano sventolati, alla fine, in segno di vittoria.
    02 febbraio 2010

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