di Giuseppe Centore
ROMA. La giornata più lunga per i lavoratori di Alcoa e per le loro famiglie inizierà stamani. La delegazione di sindacalisti che già da ieri sera è arrivata a Roma dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, effettuare un breve e simbolico sit-in davanti all’ ambasciata americana per poi trasferirsi a metà mattina a Palazzo Chigi, dove saranno accolti da parlamentari, amministratori locali e dai vertici della giunta regionale Ugo Cappellacci e del presidente del consiglio Claudia Lombardo. Con loro i parlamentari sardi, i consiglieri regionali, i sindaci del territorio e la presidenza della Provincia. Ci sarà anche il segretario regionale del Pd Silvio Lai.
Il governatore ha lavorato in questi giorni per fissare un appuntamento con il sottosegretario alla presidenza Letta, o con il responsabile della task-force che segue le emergenze sul fronte occupazionale il consigliere Claudio Gorelli.
Le ultimissime indiscrezioni lasciano intendere che il sindacato vuole a tutti i costi evitare qualsiasi incidente o creare problemi alla delegazione istituzionale. In ogni caso in concomitanza con le iniziative romane si svolgerà un presidio in stabilimento, con possibile blocco per alcune ore degli accessi all’intera zona industriale.
La nebbia avvolge comunque gli scenari delle prossime ore, anche se c’è un elemento nuovo ben tenuto presente dai lavoratori. Nella lettera di avvio formale delle procedure di cig straordinaria, inviata da Alcoa tre giorni fa a tutte le organizzazioni sindacali oltre al riepilogo degli elementi alla base delle difficoltà economiche, e ai numeri sulla cassa, tutti i 558 dipendenti (di cui 169 impiegati) di Portovesme saranno messi in cig a zero ore, si fa un riferimento alla possibilità di ripresa produttiva, ma subordinandola a quattro fattori, all’interno dei quali ve n’è uno inedito. L’azienda infatti conferma la necessità di disporre di «certezza e stabilità di una fornitura pluriennale di energia a un prezzo competitivo, come possibile in altri paesi europei», di vedere una ripresa economica con incremento dei consumi e un rialzo dei valori di borsa. Il quarto punto è sorprendente, perché fa capire come la possibilità di ripresa sia legata «al miglioramento dell’efficienza e dalla riduzione dei costi operativi degli smelters, secondo linee d’intervento che prevedono una razionalizzazione degli attuali processi produttivi, che potrebbe risultare in eccedenze di personale al momento non quantificabili». La traduzione di questo ultimo punto è semplice: «Se manteniamo aperti gli stabilimenti faremo comunque cig pur non coinvolgendo tutti i lavoratori». Potrebbe essere questa l’alternativa alla chiusura.
A parziale smentita di quanto scritto nei giorni passati, si è avuta ieri la conferma che alcuni incontri tecnici tra le parti interessate ci sono stati, ma, e questo è il dato più importante, si sono conclusi con un nulla di fatto. Il tempo però è tiranno, e la partita verrà decisa nelle prossime ore, quando i vertici di Alcoa Europe invieranno un dossier alla casa-madre statunitense con il resoconto della situazione. È evidente che pur lasciando l’ultima parola al consiglio di amministrazione d’oltreoceano, è importante sapere come verranno presentati gli eventi, e quali opzioni verranno fornite a chi dovrà prendere l’ultima decisione. Se dall’Europa partisse un documento “aperto”, forse gli elementi negativi potrebbero essere compensati da quelli più favorevoli al mantenimento delle produzioni. Ma se il taglio della nota fosse netto, allora la scelta diventerà quasi automatica.
15 gennaio 2010