di Giuseppe Centore
PORTOVESME. La settimana più lunga per Alcoa inizia con l’apertura formale della procedura della cassa integrazione, la decisione dei lavoratori di tornare a Roma, e la costituzione di un fronte comune, e compatto, tra Regione, istituzioni locali e sindacati. A fronte di queste posizioni l’azienda, che oggi vedrà Enel in un incontro riservato e decisivo, ha ribadito a governo e sindacati che se non si realizzeranno tutte e tre le condizioni chieste (prezzo sui 30 euro a megawatt, contratto almeno triennale e soluzione accettabile per l’Ue), la cig non sarà ritirata.
È durata tre ore l’assemblea in fabbrica voluta dal sindacato e alla quale erano stati invitati Regione, parlamentari e istituzioni locali. La risposta è stata corale. Insieme ai presidenti Cappellacci e Lombardo, c’erano infatti gli assessori Angioni e La Spisa, i consiglieri regionali Dessì, Cocco, Diana, i parlamentari Delogu, Fadda e Palomba e Sanna. Il segretario Fiom Franco Bardi ha fatto il punto: il sindacalista ha riconosciuto la correttezza e l’impegno del governo, ribadendo che «fermate tecniche non sono possibili. C’è bisogno di un forte intervento dell’esecutivo per evitare il peggio».
Tempi stretti. Ogni nave scarica materia prima per dieci giorni; basta che l’azienda non faccia arrivare un carico e lo stabilimento è morto. Ne sono consapevoli i sindacalisti, come Rino Barca (Fs-Cisl): «Dobbiamo andare a Palazzo Chigi, senza perdere neppure un giorno».
Le istituzioni hanno fatto sentire la vicinanza ai lavoratori non solo a parole ma con l’impegno a stare al loro fianco per tutte le manifestazioni programmate nei prossimi giorni, davanti a Palazzo Chigi o all’ambasciata Usa. «Il governo ha fatto l’impossibile concedendo ciò che ad altri non era stato dato, e quando tutto era definito gli americani hanno alzato il prezzo; dobbiamo inchiodarli alle loro responsabilità - ha detto Claudia Lombardo - e tutta la Sardegna avrà una sola voce». Subito a Palazzo Chigi, ha ribadito Francesco Sanna, senatore Pd. «Il governo ha fatto tutto il possibile, ma adesso alzi il livello degli interlocutori e si muova attraverso i canali diplomatici». Sanna ha ribadito che non ci sono gli strumenti legali, come in Germania, per imporre alcunché ad Alcoa, né per sostituirla “in corsa” con altri. Il mercato dell’alluminio primario è controllato da cinque società, e tutte hanno necessità di ridurre le produzioni, Gli stock a Londra e Rotterdam della borsa dei metalli ammontano a 4,6 milioni di tonnellate.
Prima dell’appassionato e lucido intervento del sindaco di Carbonia Cherchi, «dobbiamo esplorare nuove strade, la partita non è chiusa», è stato lo stesso Cappellacci a tracciare la linea. «Chiederemo subito l’attivazione del tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico, affinchè Alcoa sia chiamata una volta per tutte a dare risposte chiare e qualora dovesse emergere in via definitiva l’intenzione scellerata di dismettere lo stabilimento l’impresa sappia a quali conseguenze va incontro: chiederemo noi per primi che venga escussa la fideiussione; ho già dato mandato all’Agenzia Regionale per l’Ambiente di fare un check-up completo delle conseguenze ambientali dell’attività della multinazionale, affinchè quest’ultima sia chiamata a risponderne». Il sindacato, con i segretari Diciotti (Cub) e Straullu (Uilm) ha ribadito che le nuove iniziative non devono sollevare il governo dal compiere tutti gli ulteriori atti richiesti dall’azienda, mentre Puddu (Cgil) si è rivolto a Cappellacci. «Se il governo ha detto che l’alluminio è strategico, utilizzi strumenti strategici per risolvere il problema». Non tutto è stato evidentemente fatto, se il consigliere regionale Diana (Pd) ha ricordato che «il governo deve far sì che la proposta fatta ad Alcoa possa essere duratura e che non ci sia il rischio di una nuova procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea». In serata le decisioni dei sindacati: mercoledì manifestazione a Cagliari e venerdì 15 sit-in a Roma, davanti a Palazzo Chigi, con in testa il presidente della Regione Cappellacci. Oggi dovrebbe esserci un incontro tra Enel ed Alcoa sull’ipotesi di contratto pluriennale. Le posizioni sono ancora distanti di una decina di euro. Giovedì Alcoa dovrebbe inviare a Pittsburg, un dossier finale. In una lettera a ministero e sindacati Alcoa ribadisce che «il gravissimo quadro determinato non consente alla società di dilazionare le uniche iniziative possibili che possano frenare il continuo accumulo di perdite, tanto più grave in un momento in cui il mercato è di per sè in seria recessione. Negli incontri avvenuti finora non è ancora emerso chiaro ed esplicito il raggiungimento degli obiettivi indispensabili».
12 gennaio 2010