di Giuseppe Centore
CAGLIARI. Oggi sarà la vera giornata decisiva per il futuro dello stabilimento di Alcoa. Nelle prossime ventiquattro ore si saprà quale sarà il livello di risposta delle istituzioni ai diktat aziendali e si conoscerà la risposta del mercato alle scelte annunciate in Usa che indicano la chiusura. Stamattina una seconda assemblea nello stabilimento sarà l’occasione per mettere a punto una strategia di lotta alla disperata ricerca di risultati positivi in pochi giorni.
Alcoa ha già detto che entro questa settimana sarà tutto deciso. Il tempo stringe e la mobilitazione sindacale deve esplicitarsi in tutte le sue forme subito, per evitare il peggio. Ma insieme all’azione dei lavoratori anche la politica ha tempi stretti di azione. Il governo, con una offensiva mediatica che ha pochi precedenti ha ribattuto frase su frase, in queste ore a quanto dichiarato dai vertici della multinazionale sulla inadeguatezza degli strumenti definiti nell’ultimo infruttuoso vertice romano. Già domani dovrebbe tenersi una prima, informale, riunione tecnica per verificare se esistono margini di manovra. Il nodo sta nel livello di copertura di rischio che terzi, rispetto ad Alcoa e governo, possono assumersi in caso di bocciatura del sistema dell’interconnector da parte della Ue. Alcoa ha detto che ci vorranno mesi prima che da Bruxelles arrivi una risposta, l’Autorità per l’energia, presente anche essa insieme a Terna all’incontro di giovedì, ha ribattuto che invece proprio l’integrazione europea delle reti di trasmissione (fulcro del sistema di interconnector che consente di comprare all’estero l’energia e trasportarla virtualmente in Italia a patto di collaborare alla costruzione delle future reti di trasmissione) è il perno della politica energetica del’Unione. «Nessuna bocciatura dall’Europa è ipotizzabile» ha detto quella notte il commissario Tullio Fanelli. Ma ad Alcoa neppure questo è bastato.
In quelle stesse ore si concludeva infatti una delle diverse “conference call” che Alcoa aveva con gli analisti di tutto il mondo in previsione della uscita dei dati dell’ultimo trimestre del 2009. Oggi, alle sedici ora italiana, Alcoa comunicherà i dati finanziari, ma nelle lettere agli investitori, gli analisti delle più importanti banche d’affari hanno già dato le loro indicazioni, spiegando anche quale è la strategia aziendale.
Quasi tutti i commenti prevedono un dividendo modestissimo per quest’anno (3 o 6 centesimi per azione), uno più considerevole il prossimo anno. Ma l’analisi più interessante è quella di Brian Yu, di Citigroup Global Markets. Nella sua lettera agli azionisti Yu scrive che «l’azienda ha detto che prevede un deprezzamento nel conto profitti e perdite tra 300 e 500 milioni di dollari (tra 200 e 330 milioni di euro, ndr) per il taglio delle sue fonderie in Italia». È questo l’elemento nuovo di queste ore.
Alcoa non solo ipotizza la chiusura degli smelters di Portovesme e Fusina, ma traccia anche un quadro finanziario dell’intervento. Anche su questi elementi gli analisti hanno ipotizzato il prezzo di riferimento possibile per le azioni Alcoa, e lo stesso Yu, che vede uno scenario tutt’altro che roseo per la multinazionale ha cambiato il consiglio per gli investitori da “acquista” a “mantieni”. Se queste sono le premesse la partita non sarà dura, ma durissima e dovrà essere giocata con tutte le forze in campo. Da Palazzo Chigi, ai consigli comunali, nessunmo escluso. Ecco perché l’assemblea di questa mattina non sarà una sola passerella dei politici, ma servirà anche a tracciare una condivisa linea d’azione comune. E non a caso sarà questa la prima uscita ufficiale del presidente Cappellacci alla ripresa della attività politico-istituzionale.
11 gennaio 2010