Alcoa, salta accordo sull'energia, tensione a Portovesme

Rischio di cassa integrazione per i lavoratori dei due stabilimenti Alcoa. Domani mattina l'assemblea con i sindacati a Portovesme. I sindacati:"Il problema energia è risolto, bisogna impedire la chiusura dei due stabilimenti"

    di Giuseppe Centore ROMA. L’accordo quasi raggiunto, secondo gli ottimisti, è svanito in mezz’ora. Adesso tutto è in alto mare, e la vertenza Alcoa rischia di cadere in una spirale di tensione di difficile controllo. Giovedì notte alle 2,30 l’incontro tra azienda governo, istituzioni locali e sindacati si è concluso con la decisione dei vertici della multinazionale di avviare da lunedì le procedure di cig a zero ore per tutti i dipendenti di Portovesme e Fusina, e di aspettare alcuni giorni, al massimo una settimana, per verificare la praticabilità delle ultime offerte del governo. Dopo verrà assunta la decisione finale.

    La rabbia dei sindacato ha assunto le parole del segretario Fiom Cremaschi. «Avviate una trattativa mettendo sul tavolo una pistola carica (la cig, ndr). È impensabile discutere così». Azienda e governo lasciano la sala. I sindacalisti si riuniscono per decidere se rispondere con uno sciopero immediato o dare credito per l’ultima volta ad Alcoa e aspettare i giorni necessari alle verifiche tecnico legali. Le comunicazioni con il presidio spontaneo davanti ai cancelli si fanno tese: non è stato facile controllare la rabbia di chi si è sentito preso in giro, ma alla fine sbagliati e controproducenti colpi di testa sono stati evitati, merito dei delegati sindacali rimasti a presidiare la fabbrica. Ieri notte sono ricomparsi davanti ai cancelli le billette del metallo, a bloccare gli accessi ai camion.

    Un piccolo mezzo è stato anche buttato sopra un pallett di alluminio. La vigilanza, per fortuna non armata, che sorveglia il perimetro aziendale è stata rafforzata, così come sono evidenti i carabinieri, di passaggio davanti ai cancelli ogni cinque minuti.
    Il lungo tira-e-molla romano ha accentuato la tensione già presente in fabbrica. Ad acuire gli animi anche le voci sulla trattativa. Dopo mezzanotte e mezza il governo ha chiesto di prendere atto degli accordi, ma a quel punto i manager di Alcoa hanno chiesto il chiarimento finale su chi «si sarebbe assunto il rischio finale in caso di contestazione della Ue». L’azienda ha ufficialmente smentito la ricostruzione del sindacato e degli altri presenti alla riunione che ipotizzava un equivoco tra Terna (società pubblica gestore della rete) ed Enel (soggetto privato produttore di energia).

    «Nessun equivoco da parte nostra - ha detto il responsabile delle relazioni istituzionali europee Alessandro Profili - alla riunione romana non c’era Enel e il governo non poteva assumere garanzie per gli assenti. Sulla formazione della procedura per arrivare al prezzo finale i dettagli non erano pronti, e non a causa nostra. Se si trovano gli strumenti e si prendono gli impegni giusti, Alcoa rimarrà in Italia». Insomma, Alcoa non si fida e chiede chiare garanzie scritte al governo sulla praticabilità del sistema di interconnessione virtuale, oltre a tempi certi della procedura: «Sei mesi garantiti non bastano, servono tre anni. E vogliamo vederci chiaro anche sulle somme da restituire al sistema tariffario nazionale». Assicurazioni che il governo non poteva dare a quell’ora, ma che forse ha dato già ieri, insieme a un chiaro ammonimento.

    «Nessuna delle parti metta in atto azioni unilaterali e non condivise. Nel nuovo meccanismo che abbiamo messo in piedi non ci sono sovvenzioni pubbliche ed è quindi da escludere un possibile nuovo intervento dell’Unione Europea». Il governo ha riconosciuto legittime le richieste di Alcoa di poter verificare al proprio interno la validità delle misure individuate dal Governo, ma ha sottolineato che le esigenze del colosso dell’alluminio non possono compromettere la prosecuzione del confronto. Basterà?
    08 gennaio 2010

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