Il Banco di Sardegna accusato di usura

Il pm chiede il rinvio a giudizio degli ultimi 3 presidenti. "Il tasso d’interesse ha sfiorato il duecento per cento"

NUORO. Undici richieste di rinvio a giudizio per altrettanti indagati tra presidenti, funzionari e impiegati del Banco di Sardegna. L’ipotesi di reato: usura aggravata. A cinque mesi dalla conclusione delle indagini preliminari il pubblico ministero Mariangela Passanisi ha depositato le richieste. Il caso scoppia dopo la denuncia di due coniugi di Bosa che avevano chiesto un prestito alla banca. I tassi di interesse applicati sarebbero stati però da capogiro.

Il pm ha chiesto che vengano rinviati a giudizio gli ex presidenti del Banco Lorenzo Idda (difeso dall’avvocato Franco Luigi Satta) e Antonio Sassu, oltre all’attuale Franco Antonio Farina (questi ultimi assistiti dagli avvocati Pasquale Ramazzotti e Leonardo Filippi) e l’ex vice presidente Ivano Spallanzani (assistito dall’avvocato Antonio Soro). E poi i due direttori di banca di Macomer, Giuseppe Secchi e Giuliano Tronci, l’impiegata Giuliana Faedda, gli avvocati Salvatore Angelo Sanna, responsabile del servizio legale, e Franco Sanna, i funzionari Andrea Masia e Annamaria Pisanu, addetti all’ufficio recupero crediti del servizio legale del Banco (difesi dall’avvocato Giovanni Gungui). Per tutti il reato contestato è quello di usura aggravata dall’esercizio dell’attività bancaria.

L’inchiesta della Procura di Nuoro era partita a ottobre dell’anno scorso dopo la denuncia presentata da Giovanni Maria Madeddu, 78 anni, e Giovanna Cadau, di 65, commercianti di Bosa.

Alla fine degli anni Ottanta i coniugi contraggono un debito con il Banco di Sardegna, hanno bisogno di un prestito di 370 milioni di lire per avviare un’attività ricettiva: il ristorante-pizzeria “Il Grifone”, sulla litoranea per Alghero, a due chilometri da Bosa. Nel 1998 la Banca chiede il pagamento di una somma di circa 330mila euro. «Con l’applicazione di un tasso complessivo quasi del 200 per cento» hanno spiegato gli avvocati dei due bosani, Vittorio Delogu e Annalisa Soggiu. Così aveva infatti accertato il perito Francesco Leo, dello studio Kipling, tra i massimi esperti italiani di contenzioso bancario, nominato dall’allora sostituto procuratore di Nuoro Daniele Rosa, titolare dell’inchiesta prima di essere trasferito alla Procura di Lanusei.

Da quel momento per i coniugi della cittadina del Temo ha inizio il calvario. «Negli anni successivi i Madeddu hanno versato 260mila euro - hanno spiegato i legali alla chiusura delle indagini preliminari -. Ma la Banca dichiarò che dovevano essere restituiti ancora 450mila euro per interessi. Con un tasso che, a questo punto, sfiorava più o meno il 500 per cento». La Procura di Nuoro ha svolto le indagini insieme alla guardia di finanza che, in tutto questo periodo, ha effettuato due sequestri di materiale nella Banca e ha analizzato oltre duemila pagine di documenti. Le cifre da capogiro richieste dalla Banca avevano costretto i Madeddu a vendere una casa al centro di Bosa e dei terreni sul mare. Persino l’abitazione dove vivono attualmente doveva essere venduta all’asta. Lo scorso luglio, però, il giudice del tribunale civile di Oristano, Stefania Selis, ha accolto la richiesta di sospensione della procedura esecutiva avanzata dagli avvocati Delogu e Soggiu.

Il Banco di Sardegna, da parte sua, fin dalla notifica di avvio delle indagini aveva ribadito in più di un’occasione di avere sempre agito con la massima correttezza rispettando le normative che disciplinano i rapporti bancari e applicando i regolari tassi di mercato vigenti all’epoca sia per quanto riguardava i finanziamenti in conto corrente, del 1981, sia per i mutui concessi ai Madeddu negli anni 1985 e 1987. Ma, evidentemente,
per la magistratura ci sono ancora un po’ di cose da chiarire.

Il passo successivo sarà l’udienza preliminare e la decisione del gup: rinvio a giudizio degli imputati, che in tal caso dovranno essere processati, o il proscioglimento con la sentenza di non luogo a procedere.

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