Ai cancelli cresce la tensione

Notte di blocchi, fermato un carico di biomasse per l’Enel distrutto un cartello della multinazionale, a fuoco un’auto

    PORTOVESME. Un altro colpo di mano dei dipendenti Alcoa nella notte tra domenica e lunedi: dopo la mezzanotte, per fare qualcosa ci clamoroso che faccia giungere la loro voce fino a Roma, hanno deciso di bloccare i camion carici di biomasse destinate alla centrale Enel.

    Centinaia di ombre si sono mosse all’improvviso nel buio dal presidio davanti ai cancelli. Tute blu e passamontagna, un grido ed erano un centinaio gli uomini davanti ai cancelli dell’ingresso approvvigionamenti materie prime dell’Enel. Infreddoliti, ma con tanta rabbia in corpo per i dispacci poco rassicuranti che continuano ad arrivare da Pittsburg, sede della multinazionale dell’alluminio. Davanti alla barriera umana tre camion carichi di biomasse, il combustibile ecologico che alimenta le centrali Enel, si sono dovuti fermare per attendere gli sviluppi di una lunga trattativa tra manifestanti, tecnici Enel e camionisti. Si è trattato sotto i fari a 200 watt tra parti incolpevoli e rappresentanti dei duemila che rischiano il posto di lavoro. Netto il rifiuto di far scaricare le 4mila tonnellate di biomasse dalla stiva della nave attraccata la sera prima a Portovesme. Dopo alcune ore i tre mezzi hanno avuto il lasciapassare per scaricare i cassoni e rientrare all’autoparco privato. Ma è stata l’unica concessione: le stive della nave sono state richiuse, i camion hanno innestato la retromarcia e il presidio è stato rimosso. Per evitare altri colpi di mano il direttore delle centrale Michele Siciliano ha dato l’ordine di chiudere i cancelli e di presidiare tutta la zona. La nave rimarrà in banchina per qualche giorno, con le conseguenti spese a carico dell’Enel.

    La situazione diventa sempre più tesa, con migliaia di posti di lavoro ad alto rischio. E le forme di lotta rischiano di diventare particolarmente dure contro Alcoa e tutti i potenziali nemici. Tra questi anche l’Enel, considerata corresponsabile della crisi della loro fabbrica per le tariffe troppo alte praticate alla multinazionale dell’alluminio. «Se non si arriva a un accordo bilaterale tra Enel e Alcoa - sostengono i rappresentanti sindacali - questa fabbrica è destinata a fermarsi. Alcoa ha concesso una deroga di 15 giorni ma ormai ne mancano solo una decina. Aumentano le intemperanze e non ci assumiamo più alcuna responsabilità su quanto potrà accadere». Il pannello a destra dell’ingresso della fabbrica su cui Alcoa annunciava di voler piantare entro il 2020 un milione di alberi è stato preso a calci. Il grafico degli interventi eseguiti è stato cancellato e il pannello in cartongesso distrutto. «Nel 2020 non ci sarò perché licenziato - ha spiegato un operaio - e questa storia è una beffa che non intendo più sopportare». E probabilmente va collegato a questo clima anche l’incendio, sempre nella notte, di una Panda davanti alla centrale Enel. Certamente doloso: qualcuno ha gettato liquido infiammabile nell’auto. L’intervento dei vigili del fuoco non è stato facile, forse per il combustibile usato.

    Intanto ai cancelli, davanti a due fuochi improvvisati, hanno continuato ad alternarsi decine di operai: nessuno vuole abbandonare quella trincea e non cedono neppure davanti al freddo e alla pioggia che per qualche ora ha bagnato le tute. «Il processo produttivo - hanno garantito Bruno Usai e Pierpaolo Gai della Rsu di fabbrica - va avanti per non dare adito alla multinazionale di speculare sulla nostra protesta». E intanto si lavora per la spedizione a Roma che si preannuncia imponente.
    24 novembre 2009

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