Rabbia Alcoa, respinta la Nomentana

I lavoratori della fabbrica di Portovesme hanno ritardato l’arrivo della nave proveniente da Civitavecchia di 4 ore. Poi la protesta si è spostata davanti al palazzo del consiglio regionale

    di Antonella Deidda CAGLIARI. La rabbia dell’Alcoa è sbarcata al porto. Ieri mattina i lavoratori della fabbrica di Portovesme a rischio chiusura hanno bloccato l’arrivo della nave proveniente da Civitavecchia, rimasta in rada 4 ore prima di attraccare e far sbarcare i passeggeri. Poi la protesta si è spostata in via Roma, davanti al palazzo del consiglio regionale, dove sindacati e una delegazione di lavoratori hanno incontrato il governatore Cappellacci e il presidente Lombardo.

    Tema del colloquio, il futuro dell’Alcoa, ormai a serio rischio in attesa degli appuntamenti (gli ultimi di una vertanza che va avanti da troppo tempo) dei prossimi giorni a Roma. Poi? Impossibile sapere che cosa accadrà. I lavoratori, già nel sit-in sulla banchina a cui avrebbe dovuto attraccare alle 8.30 il traghetto Nomentana, hanno ribadito che per ora va avanti una protesta ma che sul futuro non possono garantire nulla: «Perche è in gioco il futuro delle nostre famiglie e ormai non possiamo più bluffare se alla fine del mese non portiamo a casa che pochi soldi. Ma è chiaro che in queste condizioni non possiamo tirare avanti».

    Insomma non si sa più se è la disperazione o la speranza a far andare avanti i lavoratori dell’Alcoa, ai quali anche le rassicurazioni dei sindacati sembrano non bastare più. Così ieri mattina presto hanno preso la macchina e hanno caricato sopra gli striscioni per dirigersi verso Cagliari, verso l’ennesino atto di una protesta che li ha già visti protagonisti nelle scorse settimane davanti ai palazzi della politica, davanti alla fabbrica, all’aeroporto e sulla Carlo Felice. Erano da poco passate le 8 quando sono arrivati davanti ai cancelli del porto. «Di qui non si passa», hanno detto gli addetti alla sicurezza. «Vogliamo bloccare la motonave», hanno gridato a chi tentava di fermarli. Prima uno, poi dieci, venti, cento operai hanno scavalcato la recinzione e invaso la banchina del molo Sant’Agostino, dove avrebbe dovuto attraccare la Nomentana. Le forze dell’ordine sono arrivate più tardi e per tutta la mattina sono rimaste a debita distanza, preoccupandosi solo che la protesta non degenerasse. Ma non ce n’era bisogno. «Stiamo manifestando per portare a casa il pane per le nostre famiglie», hanno detto all’unisono sindacati e lavoratori. Intanto venivano svolti gli striscioni, compreso quello che domenica scorsa il presidente del Cagliari, Cellino, non ha permesso di esporre. «Avevamo tutte le autorizzazioni, alla fine ci hanno bloccato», è stato precisato. Erano da poco passate le 8.30 quando il traghetto ha attraccato una prima volta al molo. Ma per i passeggeri è stato impossibile scendere a terra, impossibile anche spostare le auto dato che i marinai non potevano aprire il portellone della nave. In rappresentanza del territorio c’erano anche i sindaci: quello di Carbonia Tore Cherchi, quelli di Domusnovas, Portoscuso, Villamassargia, oltre ad un paio di assessori di Iglesias. Come dire: «Siamo non voi».

    Stop, non si scende. È apparso subito chiaro che per lunghe ore non si sarebbe stata alcuna possibilità di scendere per i passeggeri del traghetto. Con grave preoccupazione di chi aspettava un parente o un figlio. Per tutti la stessa frase, gridata anche a chi era uscito sul ponte per sapere perchè lo sbarco era stato bloccato: «La nostra protesta è quella di lavoratori che rischiano di andare a casa per sempre». Tutti hanno capito.
    Slogan, fischietti, tamburi. La operazioni di attracco sono state sospese mentre si cercava una difficie mediazione con i sindacati: «Noi da qui non ci muoviamo».

    Alle 10.30 un rimorchiatore ha iniziato le manovre per far uscire dal porto la nave e qualcuno ha pensato che fosse una manovra per attraccare al porto canale. Molti hanno urlato: «Andiamo al porto canale, continuiamo lì la protesta». Ma gran parte degli obiettivi della clamorosa protesta erano stati raggiunti e i sindacati hanno deciso che era il momento di andare in via Roma, davanti al Consiglio. La Nomentana ha aspettato all’imboccatura del porto fino a a mezzogiorno, poi ha attraccato al molo Sant’Agostino, facendo scendere i passeggeri. Sindacati e lavorarori erano da qualche minuto a colloquio con la Regione. Il futuro dell’Alcoa è sempre nella nebbia.
    11 novembre 2009

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