Primo arresto per i roghi

Cappellacci: «Saremo parte civile nei processi, ci auguriamo il massimo della pena»

    OLBIA. E’ accusato di incendio colposo, dunque finisce in manette. «E’ per via delle aggravanti» dice il procuratore capo di Tempio, Mario D’Onofrio, per giustificare la diversità di trattamento rispetto agli altri piromani per colpa, tutti solo indagati. In manette finisce un bracciante rumeno: avrebbe fatto partire il rogo di Berchiddeddu-Loiri usando il trattore e non avrebbe dato subito l’allarme.
    L’incendio dello scorso 23 luglio, che ha distrutto 3600 ettari tra Berchiddeddu, Loiri e alcune frazioni, è avvolto nel giallo.

    In un primo momento, la forestale aveva confermato all’Ansa la notizia pubblicata dalla Nuova: le fiamme erano state fatte partire di proposito con una decina di esche incendiarie sistemate nell’area delle fonti di San Lorenzo, nella frazione di Olbia. Ieri, la svolta e il colpo di scena: l’incendio è colposo, è stato originato da una scintilla partita da un trattore. Sott’accusa, e in manette, finisce un bracciante rumeno, Victor Paun, 48 anni, dipendente dell’azienda faunistica Villa Contu. Secondo la versione fornita dalla forestale, Paun non avrebbe dato subito l’allarme. A segnalare l’incendio, come risulta dai documenti della base della forestale sul Limbara, è stato un cittadino, che ha chiamato il numero verde del corpo.

    La domanda è: ma se l’accusa è di incendio colposo, e non doloso, perché è scattato l’arresto? E perché, negli altri casi simili, come quelli di Oristano, i piromani sono stati solo indagati? Un dato su tutti: nei giorni scorsi, la forestale ha detto che il 70% dei roghi era di natura dolosa. Tutti i provvedimenti della magistratura, al contrario, si muovono in direzione della colpa.

    Perché?
    La spiegazione, nella caserma della forestale di Olbia, l’ha fornita il capo della procura di Tempio. «Ci sono delle aggravanti, previste dall’articolo 423 bis del codice penale - dice Mario D’Onofrio, con a fianco il capo regionale della forestale Delfo Poddighe -. Ci sono migliaia di ettari bruciati, ci sono stati seri pericoli per le popolazioni».

    D’Onofrio ha chiarito che «l’arresto è frutto dell’indagine del nucleo investigativo della forestale che ha portato alla scoperta di indizi gravi. Tali da richiedere l’arresto al gip, che ha ritenuto gli elementi sufficienti per prendere questa misura. Ovviamente, l’arrestato, nell’interrogatorio di garanzia, avrà modo di chiarire la sua posizione».

    Se l’impianto accusatorio reggerà, significa che in Gallura non c’è nessun piromane. Nessuna mano dell’uomo che, come detto da Cappellacci, «sgomenta».
    30 luglio 2009

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