di Giuseppe Centore
CARBONIA. Ventimila persone in piazza per la più grande e partecipata manifestazione dalla fine degli anni Settanta. Il Sulcis-Iglesiente ha partecipato unito ieri allo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil per la difesa dei posti di lavoro a rischio del polo industriale di Portovesme e per ricordare a giunta regionale e governo che il tempo delle promesse è finito. La risposta della gente all'appello del sindacato è stata compatta: non una categoria produttiva era assente ieri. Lavoratori, operai del polo industriale e delle altre fabbriche della provincia, commercianti, impiegati, studenti, pensionati e tante donne, giovani, casalinghe e pensionate, che hanno marciato a fianco di chi in queste ore ha perso il lavoro, o rischia di perderlo nelle prossime settimane.
Una preziosa cambiale per il sindacato sulcitano che adesso deve trasformare il consenso ricevuto in proposte e decisioni. Non sarà un compito facile.
La crisi ha già congelato 1.500 posti di lavoro, ma rischia di metterne da parte altri 2.500 nella sola area industriale di Portovesme, soprattutto tra le imprese d'appalto, quelle dove la cig non arriva in tempo. Il serpentone rumoroso e multicolore è partito in orario dalla zona sportiva di Carbonia, ma prima di arrivare in piazza Roma ha come abbracciato in un grande circuito tutta la città; ad aprirlo i gonfaloni dei sindaci, i veri protagonisti di una vertenza politico-istituzionale non comune in questo territorio, e poi gli operai dell'Eurallumina, con la divisa verde ben stirata e il casco bianco.
Un piccolo battaglione di duecento persone con tamburi e fischietti. Il vero cuore della manifestazione. A seguire i lavoratori delle imprese d'appalto e poi le altre fabbriche: Portovesme srl, Alcoa, Otefal, la Rockwool di Iglesias, i lavoratori della scuola, quelli del commercio, i tantissimi ambulanti con i furgoni, gli studenti, i lavoratori dell'edilizia, quelli della Carbosulcis sino alla grande e piccola distribuzione. In mezzo ai pezzi di corteo contrassegnati dagli striscioni storici, tutti quelli che a Carbonia e nel territorio hanno deciso di non andare al lavoro e di manifestare. A fronte di una partecipazione così elevata di persone, superiore alle attese degli stessi dirigenti sindacali, passano in secondo piano le presenze politico-istituzionali: erano presenti i vertici regionali e locali del Pd, con il commissario Passoni, i parlamentari del territorio, diversi neo-consiglieri regionali, tanti consiglieri comunali, e la Chiesa, col vescovo Giovanni Paolo Zedda. Naturalmente presenti i segretari di Cgil, Cisl e Uil. «In questa fase - ha detto Enzo Costa, segretario della Cgil - servono due azioni, immediate e consistenti: una copertura il più ampia possibile per chi ha perso il lavoro e investimenti, qualificanti proprio in questa fase, nelle aree più penalizzate ma dove esistono occasioni di rilancio».
È evidente che l'unico soggetto in grado di investire è lo Stato, e a Portovesme non mancano certo le occasioni per utilizzare i fondi pubblici: bonifica delle aree inquinate, accordi di programma con le industrie del polo metallurgico per riconvertire le parti di impianto vecchie e diseconomiche, infrastrutture per migliorare la redditività delle produzioni. Sono tutti interventi definiti, conosciuti e studiati da sindacato ed enti locali. Adesso la cassa è a Palazzo Chigi. Il presidente del consiglio Berlusconi dispone di una leva finanziaria imponente, 9 miliardi di euro, formatasi anche con i fondi per le bonifiche assegnati due anni fa, e da questo esecutivo cassati.
«Siamo uniti sui problemi concreti e abbiamo presentato soluzioni fattibili al Governo - ha detto un emozionato Tore Cherchi dal palco degli oratori salutando le migliaia di persone che dopo le 11.30 hanno pian piano riempito il centro di Carbonia - i sindaci non hanno altro interesse che il benessere di questo territorio: abbiamo messo da parte divisioni e schieramenti politici e uniti chiediamo al governo e alla Regione di non scaricare sui lavoratori gli effetti perversi della crisi finanziaria che ha colpito le multinazionali come Rusal e di permettere anche ai comuni di fare investimenti per il territorio». Gli altri sindacalisti che si sono succeduti al microfono, hanno ribadito che il tempo delle barzellette, delle promesse facili, degli annunci delle telefonate risolutive tra premier è passato da un pezzo. «Non abbiamo bisogno di affetto e di pacche sulle spalle ma di impegni precisi e siamo pronti a conquistarceli anche a Roma», hanno detto i segretari di Cgil Cisl e Uil territoriale Grecu, Crò e Corda. L'assurdo di questa vertenza è che tutto è stato da tempo definito: c'è persino la scansione temporale degli interventi previsti per potenziare il polo industriale di Portovesme. Manca solo la volontà politica per attuarli.
In questi otto anni sono cambiati tre governi e due giunte regionali, ma nessun significativo passo in avanti per rafforzare un apparato produttivo che dà lavoro complessivamente a settemila persone è stato compiuto. Le ventimila persone che ieri hanno simbolicamente abbracciato Carbonia sperano che almeno questa crisi renda più celeri le decisioni della politica. L'alternativa è una pericolosa e diffusa rassegnazione. «Il nostro peggior nemico», ha detto Giulio Pinna, operaio Eurallumina dal prossimo primo aprile cassintegrato a tutti gli effetti.
14 marzo 2009