Il Vangelo a tempo di musica
il blitz di frati e suore al Palazzetto

«Volevate che parlassimo il linguaggio dei giovani? Noi l’abbiamo imparato»

    di Luigi Soriga SASSARI. Sono entrati all’improvviso all’intervallo della partita di basket e hanno lasciato a bocca aperta un intero Palazzetto. Perché vedere venti frati e suore che saltellano con saio e sandali e che ballano in mezzo al parquet meglio delle cheerleaders, non è una cosa che capita tutti i giorni. «Volevate che parlassimo il vostro linguaggio? - dice il frate al microfono - E noi lo facciamo». Il deejay lancia la musica e gli spettatori non credono ai propri occhi: «Sono finti, vero?». Eseguono perfette coreografie a ritmo dance, mulinando le braccia per aria e sculettando sui bassi. Il pubblico dapprima pensa all’ennesima trovata pubblicitaria, poi mette da parte la diffidenza e si ritrova a battere le mani a tempo.

    A suo modo, nel 1200, San Francesco era una specie di rapper che cantava alla vita con parole semplici, in rima e modernissime. «Era uno avanti», direbbero adesso i suoi discepoli. Non a caso il Cantico delle creature è uno dei primi testi della letteratura. Insomma, il frate poverello aveva una sua audience. Diceva: «Andate a predicare tra la gente». Diceva: «Parlate come loro, fatevi capire». E poi: «Date testimonianza, non nascondetevi, fatevi vedere». E i frati minori della Sardegna l’hanno preso alla lettera. Per prima cosa hanno pianificato “La missione per i giovani” a tavolino.

    L’obiettivo è semplice: colpire lì dove c’è abbondanza di gioventù, stanare la preda nel suo habitat naturale. Non aspettare i ragazzi in chiesa, andargli incontro. E quindi setacciare bar, discoteche, stadi, scuole, università, strade. Secondo: rivolgersi ai giovani col loro linguaggio. Anche quello della musica, anche quello del ballo, purché trasmetta allegria e gioia di vivere e suggerisca l’immagine di un Cristo che «odori sempre meno di incenso e sacrestia». In due giorni hanno distribuito 4500 volantini, hanno parlato con centinaia di ragazzi, il video del loro show è finito su YouTube, hanno fatto blitz nei caffè di via Roma, al Piccolo Bar, al Tris, alla Galleria Auchan, alle selezioni per Maria De Filippi al White and Green, e poi in discoteca, prima a Ossi al Blue Star e poi al Wally in via Milano.

    Qualcuno in fila all’ingresso li ha anche scambiati per pr travestiti da frati che distribuivano inviti per le serate: «Ma guarda cosa si inventa la gente», hanno pensato in tanti. Poi si ritrovavano tra le mani un volantino, lo leggevano e c’era scritto: «Dal 25 al 29 novembre, ore 21, incontri presso l’aula Francia del Quadrilatero. E poi: tutti i giorni, dalle 10 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30, adorazione eucaristica e colloqui nella chiesa di Sant’Agostino».

    A loro modo, dunque, erano dei pr a tutti gli effetti: dei promoter del Vangelo. Nella discoteca Wally, quando i frati hanno deciso l’irruzione, c’era uno spettacolo di Drag Queen. Scherzi del destino, tipo il diavolo e l’acqua santa. Il frate ha allungato un cd al deejay in consolle, e lui lo ha mixato alla perfezione. Così il balletto francescano si è insinuato nella pista a sorpresa, tutti gli sono andati dietro e quando la musica si è interrotta nessuno se l’è sentita di ignorare il messaggio di quegli insoliti predicatori. «Quando la gente incontra una persona sorridente e allegra - dice frate Pietro - diventa curiosa, desidera conoscerla».

    In tanti anni di esperienza sulla strada, i missionari hanno affinato le tecniche, si sono sintonizzati con i tempi. «Spesso sono gli stessi giovani con i quali parliamo ogni giorno a suggerirci come fare, che ci costringono ad aggiornarci». Così nasce l’idea della coreografia. «Beh, in quella c’è molto del trascorso di ognuno di noi - dice frate Pietro - non è che tutti nasciamo col saio. Le discoteche le abbiamo frequentate. Anzi, abbiamo fatto anche una selezione dei ballerini perché i candidati erano troppi: a qualcuno un po’ avanti con gli anni o con i chili abbiamo dovuto dire: tu stai un po’ buonino di là...».

    La dimestichezza col microfono e col palcoscenico non manca: «Ci siamo fatti le ossa in chiesa - dice padre Stefano, 31 anni - i fedeli sono una bella platea sulla quale esercitarsi. Certo, un palazzetto è un’altra cosa, ma abbiamo deciso lo stesso di metterci la nostra faccia: per Gesù Cristo si può fare anche questo». Il vescovo Atzei d’altronde è perfettamente d’accordo. I frati francescani del convento San Mauro di Cagliari, prima di organizzare la spedizione a Sassari, hanno avuto l’ok della pastorale delle diocesi.

    Hanno parlato con padre Paolo della loro opera di evangelizzazione, dei risultati ottenuti nei locali di Quartu dove sono riusciti ad avvicinare più di 300 giovani. Hanno detto di voler conoscere i ragazzi da vicino, sorprenderli con un modo nuovo di comunicare. Certo, nel discorso hanno tralasciato qualche dettaglio, tipo il balletto. Ma poco male: Padre Paolo è un francescano doc, capirà.
    25 novembre 2008

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