«Io, Antonio Serra di Thiesi
E il sogno dei versi in limba»

Il fondatore del premio Seunis racconta le grandi passioni tra la politica, lo sport e l’arte

    THIESI. La sua è la storia singolare di un uomo che si è diviso fra scuola, politica, pittura, sport e poesia. Sì, anche poesia. Suo nonno paterno, Antonio Serra come lui, era un bravo poeta estemporaneo. «Negli anni Trenta, quando era proibito cantare sui palchi - ricorda oggi il nipote - molti poeti orali si ritrovavano a casa di nonno a improvvisare versi». Dunque una passione trasmessa in famiglia. E proprio alla festa del premio ‘Seunis’ (tredicesimo anno del concorso) incontriamo Antonio Serra, che del certame letterario thiesino è stato il fondatore .

    - Tredici anni sono tanti. Come ti senti a questo punto della storia del concorso, che nel tempo ha visto la presenza di tutto l’olimpo della poesia in lingua sarda di oggi?
    «Ho una preoccupazione: essendo alla soglia dei settantotto anni, vorrei trovare qualcuno che possa far arrivare il premio al traguardo del mezzo secolo, come ha fatto Ozieri».

    - Che cosa c’entra Ozieri?
    «Ho avuto la fortuna di conoscere il fondatore del premio ozierese, Tonino Ledda. Lo conobbi nel 1956. Eravamo giovani amministratori della Dc: Tonino assessore alla pubblica istruzione a Ozieri, Pietrino Soddu sindaco di Benetutti, Lelle Sanna sindaco di Oschiri, io vicesindaco di Thiesi. Il nostro premio è stato come il capriccio di un momento, non pensavamo di continuare. La prima edizione l’abbiamo dedicata a un nostro poeta orale famoso: Andria Nìnniri. Poi abbiamo proseguito».

    - L’edizione di quest’anno presenta una novità: l’istituzione di riconoscimenti speciali fuori concorso nel nome di tre personaggi illustri di Thiesi: Nino Giagu De Martini, Serafino Pinna e Aligi Sassu. Com’è nata l’idea?
    «Ho pensato a loro perché Giagu, Pinna e Sassu sono i tre personaggi con i quali ho trascorso gli ultimi quarant’anni della mia vita politica, sportiva e artistica. Quando Aligi Sassu venne a Thiesi per fare il murale che abbiamo nel salone intitolato a lui, ero vicesindaco: proprio allora ho iniziato a interessarmi di arte e sono diventato amico fraterno di Aligi, mio parente».

    - Di quale periodo parli?
    «Ho iniziato la carriera politica nel 1956. Fino al 1963 sono stato vice sindaco, poi mi sono dimesso perché ero stato eletto consigliere provinciale, ho fatto subito l’assessore e sono rimasto in carica per nove anni».

    - Vediamo distintamente il tuo cursus honorum. Parlavi di politica, continua.
    «Sono stato segretario della Dc di Thiesi e poi segretario provinciale dal 1975 al 1980. Mi dimisi dalla Provincia perché ero diventato presidente dell’Istituto case popolari».

    - Invece in Regione?
    «Alla Regione ho fatto una legislatura. Non avevo voglia di candidarmi, mi ci hanno costretto nel 1989: quando ero già un po’ maturo, tra l’altro. Il mio maestro è sempre stato Giagu. Io e lui eravamo come fratelli, ma io avevo rapporti ottimi anche con l’avversario di Giagu, Pietrino Soddu: con lui ho ancora una solida relazione di amicizia».

    - E qualche collaborazione artistica.
    «Sì, certo. Soddu è un appassionato di arte. Da presidente della provincia di Sassari, mi finanziò una mostra sulla Divina Commedia illustrata da Aligi Sassu che abbiamo esposto nel museo Sanna».

    - Con Serafino Pinna?
    «Con lui i rapporti erano fraterni anche grazie allo sport. Noi due insieme abbiamo portato il Thiesi in serie D, esperienza bellissima. La serie D di allora era come la serie C di oggi, i giocatori erano semi-professionisti. Eravamo partiti dalla seconda categoria. A Thiesi nell’immediato secondo dopoguerra il calcio era quasi scomparso. Arrivati al Comune, io e Serafino decidemmo di ricostituire la squadra alla fine degli anni Sessanta. Vincendo un campionato dietro l’altro, siamo arrivati in serie D. La squadra era fatta solo da giocatori sardi. Quando retrocedemmo la società aveva un bel bilancio anche come parco-giocatori».

    - Come facevate fronte alle spese?
    «Nell’anno della retrocessione, 1974-75, avevamo un disavanzo di 70 milioni però abbiamo chiuso il bilancio con un utile di 10 milioni: avevamo un bel patrimonio di giocatori. Da commercianti avevamo applicato allo sport le regole del commercio. Io prendevo gli elementi migliori in tutti i ruoli e condizionavo il mercato calcistico isolano. Abbiamo venduto molti giocatori al Cagliari, abbiamo ceduto Caneo che è arrivato in serie A col Pisa, altri giocatori in serie B e serie C. Avevamo un grande vivaio e un ottimo allenatore, Fantoni. I giovani li allenavano Morosi, ex giocatore della Torres, e Giuseppe Marzano. Da noi i giocatori venivano perché il Thiesi era una famiglia. Siamo riusciti a resistere per tre anni in serie D».

    - Un miracolo?
    «Sì, era il commento generale. Non è facile, per un un paese di tremila abitanti. La gente si stupiva. A Thiesi son passati giocatori che poi hanno fatto una bella carriera, come Penzo. Serafino Pinna era doppiamente interessato: giocava con noi anche il figlio Francesco, che aveva iniziato a dare i primi calci al pallone quando studiava dai salesiani a Frascati. Era un’ottima punta».

    - Qual è stato il giocatore che al momento della cessione ha contribuito di più a risanare, o a fortificare, il bilancio del Thiesi?
    «Bruno Caneo di Alghero, un difensore prestante che acquistai per mezzo milione avendolo visto giocare sulla spiaggia della sua città quando aveva solo sedici anni. Caneo lo cedemmo alla Roma per 10 milioni, poi successivamente la Roma lo girò al Pisa e Caneo fece una gran bella carriera. Ora è l’allenatore in seconda del Genoa».

    - Altri atleti?
    «Arrivati in Eccellenza acquistai il portiere Zaccheddu della Torres. Giocava in prestito a Prato, serie C, e si era frattturato un polso, lo presi quasi gratis. Firmai una cambiale da cinque milioni e la consegnai al notaio De Martino, che la tenne come pegno: il giocatore voleva essere ceduto a titolo definitivo. Zaccheddu fece un campionato brillante e l’anno dopo la Torres se lo riprese. Altri casi: Lungheu, attuale vice allenatore della Torres, e Gavini, stopper che presi giovanissimo dalla Fortitudo per due lire e rivendetti alla Torres per dieci milioni».

    - Parliamo di Aligi Sassu.
    «Aligi lo conoscevo già da ragazzo, le nostre famiglie sono imparentate. Andavo a trovarlo a Milano, negli anni Sessanta. Quando ebbe il primo incarico di lavoro in Sardegna, i mosaici della chiesa del Carmine a Cagliari, lo accompagnai a ritirare il premio ‘La Marmora’ all’hotel Mediterraneo, che il Rotary gli aveva assegnato. Poi iniziò a lavorare a Thiesi e in altri luoghi della Sardegna».

    - Quali lavori?
    «I murales di Ozieri e quello sui minatori di Monteponi a Iglesias, il mosaico della sala consiliare del Comune di Nuoro, la parete della casa Gramsci a Ghilarza e altri ancora. Ora che è morto, abbiamo in programma di onorarlo ancora come merita: una prima iniziativa sarà la pubblicazione di un libro su Aligi Sassu e la Sardegna».

    - Si racconta che Sassu amasse molto la sua terra d’origine.
    «L’amore per la Sardegna lo dimostrò anche pubblicamente nella mostra di Monaco di Baviera, quando chiese a Mario Melis di inaugurargliela come presidente della Regione. Un gesto d’amore di alto valore simbolico, che Mario Melis gradì molto».

    - Tu gli sei stato vicino anche al momento della morte, nell’isola di Maiorca.
    «Ebbi la buona sorte di essere a Pollença di Maiorca dove Aligi morì il 17 luglio del 2000, all’età di 88 anni, proprio il giorno del suo compleanno. Poco prima di morire espresse il desiderio che le sue ceneri fossero portate in parte in una chiesa a Lugano e in parte buttate in mare tra la Sardegna e le acque internazionali. Io chiesi aiuto alla marina militare, così esaudimmo l’ultima sua volontà. Nell’estate del 2004, da una nave venuta da Napoli, con la vedova di Aligi - la grande cantante lirica colombiana Maria Elena Olivares detta Elenita - e i nipoti affidammo al mare una parte delle sue ceneri».

    Non tutti sanno che Aligi Sassu, oltre che un grande pittore, era anche un buon poeta. Lo ha ricordato a Thiesi il figlio adottivo Vincente. Sassu pubblicò più di una raccolta di poesie in italiano, con la presentazione di un suo grande amico: il premio Nobel Salvatore Quasimodo.
    12 maggio 2008

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