Dopo mezzo secolo un sacerdote che viene da Seneghe

Domani l’ordinazione di don Alessandro Manunza La cerimonia si svolgerà nella chiesa dell’Immacolata

SENEGHE. Da quel 17 maggio 1970, quando papa Paolo VI ordinò sacerdote don Costantino Usai (meglio noto come don Titino), sono passati quasi 47 anni. Ma allora tutto si svolse in Vaticano, nella Basilica di San Pietro. Per vedere la chiesa parrocchiale seneghese, intitolata a Maria Immacolata, protagonista di un evento così importante bisogna tornare indietro fino agli anni 50, quando l’arcivescovo di Oristano, Sebastiano Fraghì, ordinò sacerdote don Antonio Usai.

Il piccolo centro del Montiferru, nella sua storia, ha dato i natali a un gran numero di sacerdoti e perfino a un cardinale, il domenicano Frà Agostino Pipia, al secolo Angelo Bachis, la cui biografia ne ricorda le grandissime doti spirituali, umane e di diplomatico al servizio di Santa Romana Chiesa.

Domani, alle 17, nella chiesa parrocchiale, sarà don Alessandro Manunza a ricevere l’ordinazione sacerdotale dall’arcivescovo, Ignazio Sanna.

Un momento che tutta la comunità attende con gioia e per il quale in tanti stanno lavorando da giorni. Don Alessandro proviene da una famiglia povera (proprio come quella in cui nel 1660 nacque il cardinale Pipia), ma laboriosa e stimata da tutti. La madre Marilena e il padre Angelo, hanno allevato i figli secondo i dettami della religione cristiana, e la scelta di Alessandro dimostra la bontà di quell’educazione.

«Ho frequentato la parrocchia fin da piccolo - dice don Alessandro -. Mi affascinavano le figure di Gesù e di Maria, Sua Madre. Poi, dopo il liceo, la voce che mi chiamava da tempo è diventata sempre più forte, allora ho capito che avrei dedicato la vita al servizio verso Dio e verso i fratelli divenendo sacerdote».

Ma la strada di don Alessandro Manunza non è stata semplice: per arrivare all’appuntamento di domani ci sono voluti sei anni di studio molto impegnativi, condotti prima nel seminario diocesano Regionale, poi nella facoltà di teologia dell’Università di Cagliari. Una scelta radicale, difficile da capire, soprattutto se a farla è un giovane che decide di rinunciare a gran parte di quello che il mondo d’oggi gli potrebbe offrire. «È vero - risponde don Alessandro, con un sorriso -, una scelta che a molti può sembrare incomprensibile. Tuttavia, spendersi per gli altri, come ha fatto Gesù per noi, se ci si pensa solo per un attimo, non può che essere fonte di gioia, presente e futura».

Un percorso certamente

impegnativo, che richiede il rispetto delle promesse fatte e una condotta di vita consona alla missione sacerdotale, dove lo sfarzo deve lasciare il posto al servizio verso i fratelli più poveri. Un impegno che don Alessandro Manunza, a Seneghe ne sono convinti, saprà assolvere al meglio.

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