Lo Yacht Club distrutto dal fuoco

Terrore in Costa, fatte allontanare dieci barche, intossicata una donna

PORTO ROTONDO. Il fuoco ha spento un pezzo di storia di Porto Rotondo: lo Yacht Club non esiste più. È crollato in quattro ore, disintegrato da un incendio partito accidentalmente, durante l’impermeabilizzazione di un tetto. Sequestrati dagli inquirenti bruciatori e bombole.
Il fuoco si è sviluppato probabilmente da un’intercapedine di sughero e da un archivio cartaceo, raggiunti per sbaglio dalla fiamma del cannello del gas, con cui gli operai stavano realizzando il «tappetino» bitumoso: l’isolamento del tetto della nuova terrazza esterna che si sarebbe dovuta inaugurare a giorni. Ma ora non ci sarà nessuna cerimonia, perché le fiamme impazzite e mai domate, nonostante il lavoro dei vigili del fuoco e dei volontari della protezione civile e di Forza Paris, hanno distrutto ogni parte della struttura in stile coloniale inglese, realizzata in legno di larice, impermeabile ma infiammabile.

Sono le 10,15 di ieri. Allo Yacht Club lavorano i tre segretari. Al bar ci sono sei partecipanti della regata cominciata ieri, il trofeo «Bailli de Suffreu». E, soprattutto, ci sono alcuni operai: tre, della ditta Ramoser, stanno posando il parquet. Due, della Imperasfalti di Olbia, isolano la copertura della terrazza. Le cause sono da accertare, ma pare che la fiamma sia andata a toccare prima l’intercapedine di sughero, quella usata in passato per il tetto del corpo principale, e poi la carta. «All'inizio non ci siamo accorti di nulla, poi abbiamo visto il fumo - racconta una segretaria -, e abbiamo fatto uscire tutti. Ho portato via la cassa, i miei colleghi qualche computer. Ma non credevamo che finisse così».

L'allarme è immediato e alle 10,40 i vigili del fuoco sono già sul posto, insieme ai carabinieri di Olbia e Porto Rotondo, ai vigili urbani, agli uomini della capitaneria. Vengono fatte allontanare dieci barche ormeggiate proprio davanti allo Yacht Club, otto a vela e due a motore. Una donna a bordo si sente male: si teme un’intossicazione. Un'ambulanza la porta via, ma per fortuna si riprende. Intanto le fiamme continuano ad allargarsi. Brucia il tetto, saltano i vetri al piano superiore. È lì che comincia a incenerirsi la storia dello Yacht Club: i suoi archivi, la biblioteca, la sala relax. Passano i minuti, ma le fiamme si rafforzano. Le manichette, almeno una decina, sparano acqua in ogni punto. Nulla da fare. Il fuoco non si ferma. Dopo due ore la situazione peggiora, dopo tre è incontrollabile. Arriva anche un altro mezzo dei vigili dall’aeroporto e una squadra da Tempio. Ma il tetto dello Yacht Club comincia a incrinarsi, poi attorno alle 14 cade pezzo dopo pezzo. E anche il piano terra,
che ospitava bar, uffici e ristorante e che sembrava in un primo momento potesse salvarsi, si disintegra. Nel tardo pomeriggio i vigili sono costretti a buttare giù ciò che rimane delle pareti. Perché l’unica cosa che resta da fare, è garantire la sicurezza. Operazioni di bonifica nella notte.

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