Sgominata la banda dei furti nelle chiese del Nuorese e della Gallura

Dopo il caso di Lodè, nei guai due sorelle e un uomo di Cagliari

Don Alessandro può tirare un sospiro di sollievo. E con lui anche l’intero paese, ora che si sono liberati da una pesante preoccupazione. I carabinieri di Lodè, infatti, hanno risolto a tempo di record il caso del furto messo a segno ai danni del giovane parroco: sono due sorelle e il marito di una di queste, tutti di Cagliari, con problemi legati all’uso di droga, trentenni o poco più, i componenti della banda entrata in azione lo scorso 21 febbraio nella casa di don Alessandro Muggianu. Una piccola banda familiare specializzata in furti nelle chiese e nelle canoniche di tutta la Sardegna, in Ogliastra come pure in Gallura e nell’Oristanese, da Gairo a Talana, da Olbia ad Arborea. I precedenti specifici dei tre ora denunciati, ormai non si contano più, anche se ogni volta riuscivano a scamparla. Fino alla tappa lodeina.

Le immagini registrate dalle telecamere della stessa caserma dei carabinieri (vicinissima alla chiesa parrocchiale) e il contributo di diversi testimoni oculari hanno portato alla risoluzione del caso nel giro di tre settimane. «È stata fondamentale la collaborazione della comunità di Lodè – spiega il tenente Davide Di Gennaro, comandante della compagnia dei carabinieri di Bitti –. E determinante è stato l’ottimo lavoro svolto dai militari della stazione». Cinque carabinieri, compreso il comandante maresciallo capo Stefano Giglioli.Indagini serrate e un intenso flusso informativo con la Legione Sardegna su casi simili, hanno permesso ai militari di ricostruire l’identikit dei tre componenti della banda.

Il loro modus operandi è sempre stato lo stesso, ovunque. Pur di raggranellare qualche soldo, la banda dei tre partiva in trasferta da Cagliari e arrivava una prima volta nel paese preso di mira intorno all’ora di pranzo, in piena luce del giorno. Così hanno fatto anche a Lodè. Sempre a viso scoperto. Prima un veloce sopralluogo, poi lo schema tattico: mentre le donne sono entrate in chiesa, l’uomo ha controllato a distanza le vie di accesso e di fuga, l’affluenza dei parrocchiani, gli orari abitudinari del sacerdote e i movimenti nelle strade attorno alla parrocchiale di Sant’Antonio di Padova. Subito dopo i tre della banda hanno creato diversivi in paese, mettendosi persino in mostra nei bar per non destare sospetti. Dopo qualche giorno sono tornati alla carica. Approfittando di un momento di assenza da casa di don Alessandro, i tre giovani cagliaritani sono entrati in azione rubando soldi contanti e qualche oggetto preso alla rinfusa dalle stanze della canonica, un orologio e persino un profumo. Parte della refurtiva è stata ritrovata dai carabinieri nell’appartamentino dei tre della banda a Mulinu Becciu, a Cagliari, nel corso di una perquisizione domiciliare mirata.

Le denunce sono scattate immediate, ora le due sorelle e l’uomo sono a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre le indagini vanno comunque avanti per raccogliere ulteriori elementi utili ai fini processuali (è probabile che la banda abbia tentato e messo a segno anche altri furti in altre chiese oltre quelle già conosciute). La refurtiva, intanto, è stata restituita a don Alessandro Muggianu, che ha potuto così liberarsi dell’angoscia che fossero i suoi nuovi parrocchiani ad avergli giocato un tiro tanto basso quanto meschino. Nominato parroco di Lodè il 5 ottobre scorso, don Alessando, 28 anni, dorgalese, ha subito avuto la solidarietà dell’intero paese, riunito in assemblea appena due giorni dopo il furto. «La comunità è sconvolta e anche io sono molto amareggiato – aveva commentato il sindaco Graziano Spanu

–. Don Alessandro è un giovane eccezionale, benvoluto da tutti, che si è integrato e sta lavorando molto bene. Non ho parole per esprimere la rabbia e la delusione che ho dentro». Le telecamere e le testimonianze raccolte, fortunatamente hanno chiarito tutto.

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