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Il gruppo Agugliastra adotta nuraghe Sellersu

BARISARDO. Cea e i suoi faraglioni inconfondibili. Capo Bellavista e guardando ancora più in là, Capo Monte Santo. Non sono le immagini di qualche rinomata guida turistica. È semplicemente ciò che si...

BARISARDO. Cea e i suoi faraglioni inconfondibili. Capo Bellavista e guardando ancora più in là, Capo Monte Santo. Non sono le immagini di qualche rinomata guida turistica. È semplicemente ciò che si può ammirare, dal vivo, facendo visita al nuraghe Sellersu, nell’altopiano di Teccu, a Barisardo. Chiunque si fosse trovato a passare di là, per caso, prima di venerdì, forse non si sarebbe accorto di nulla. Intendiamoci: il nuraghe c’è sempre stato. Ma a doverlo definire, sarebbe più “l’ermo colle” leopardiano, con la siepe – sì, ma di rovi, arbusti e fichi d’india – «che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude». Così, cinque giorni appena dopo Pasqua, a far risorgere uno dei gioielli nuragici del territorio bariese ci ha pensato l’associazione di promozione sociale Agugliastra che, attraverso il progetto “Adotta un nuraghe”, intende rendere utilizzabili i siti archeologici situati in prossimità dei centri abitati, in modo da agevolare l’accesso di residente e turisti e far conoscere una rete intera di nuraghi, oggi quasi sconosciuti e non visitabili poiché del tutto inaccessibili. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, ha visto la collaborazione del comune di Barisardo, del neonato Gruppo archeologico locale Feralis 59, la Soprintendenza per i beni archeologici di Nuoro e Sassari, il Corpo forestale dello Stato e l’Ente foreste: «Per la prima volta Barisardo ha un nuraghe fruibile – ha commentato soddisfatto il sindaco Paolo Fanni – ma quello che ci dà grande gioia è che abbiamo coinvolto tutta la popolazione: insieme abbiamo lavorato per ripulire l’intera area, dalla quale, tra l’altro, si gode un panorama maestoso. È un primo passo verso un uso migliore del territorio, da cui deriva una maggiore promozione e valorizzazione in termini turistici». Circa 300 i metri di sentiero realizzati, ripuliti dall’alta vegetazione, per una superficie complessiva di 5000 mq. A breve verrà sistemata la cartellonistica, direzionale e didattica, in quattro lingue, che consentirà a tutti i visitatori di usufruire del sito in maniera ottimale. Lavoro e sudore, dunque, ma il risultato finale è sorprendente: «È riapparsa alla vista la struttura megalitica in tutta la sua monumentalità – ha detto il presidente di Agugliastra, Giorgio Altieri – la torre principale dal diametro di 8 metri, le due torri laterali, il grande villaggio di capanne, quasi 2000 mq, cinto da un poderoso antemurale a dominio della baia di Cea. Sono siti che

rappresentano la nostra storia, ma anche la nostra “grande bellezza». E iniziative come queste rappresentano il desiderio profondo di riappropriarsi di quegli spazi millenari che danno viso e voce alla nostra identità, senza che gli ostacoli burocratici e logistici ne impediscano la riuscita».

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