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Senato parte civile contro Berlusconi

Caso De Gregorio e “compravendita”, la decisione di Grasso ribalta il parere dell’ufficio di presidenza: «Dovere morale»

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ROMA. Il Senato si costituisce parte civile nel processo sulla compravendita dei senatori in cui è coinvolto Silvio Berlusconi. La decisione, che spinge Maurizio Gasparri a denunciare un «gravissimo vulnus» e ad invocare l’intervento di Giorgio Napolitano, è stata annunciata ieri sera da Pietro Grasso e ribalta l’orientamento emerso nel consiglio di presidenza di palazzo Madama dove una maggioranza formata da 10 senatori contrari e 8 favorevoli aveva detto no alla costituzione di parte civile del Senato nel processo che vede imputato Berlusconi di corruzione (l’accusa di aver versato 3 milioni a Sergio De Gregorio per far cadere il governo). Ma si trattava di una scelta non vincolante e Grasso ha ribaltato il verdetto. «Il presidente» si legge in una nota di palazzo Madama «ha ritenuto che l’identificazione, prima da parte del pubblico ministero e poi del giudice, di fatti avvenuti all’interno del Senato e comunque relativi alla dignità dell’Istituzione, ponga un ineludibile dovere morale di partecipazione all’accertamento della verità in base alle regole processuali e seguendo il naturale andamento del dibattimento».

Alla fine, insomma, è avvenuto esattamente il contrario di ciò che avevano deciso, in consiglio di presidenza, i senatori del centrodestra e della Lega più due centristi, Linda Lanzillotta (Scelta Civica) e Antonio De Poli (Popolari per l’Italia) che avevano fatto notare come non fosse mai avvenuto nella storia della Repubblica che il Senato prendesse parte con questo ruolo in un procedimento contro un parlamentare. A favore della costituzione di parte civile si erano invece espressi tutti i senatori del centrosinistra più quelli del M5S e di Sel per i quali la “persona offesa” è proprio il Senato.

A far discutere è stato soprattutto il voto del centrista De Poli che oltre ad essere un questore del Senato è anche e soprattutto vicinissimo a Pier Ferdinando Casini, che ha dichiarato l’intenzione di voler tornare sotto l’ala protettiva di Berlusconi. E ieri ha pensato bene di far giungere al Cavaliere, seppure per interposta persona, una sorta di “prova d’amore”.

Quel che è certo che prima della decisione finale assunta da Grasso, i senatori del centrosinistra avevano denunciato il tentativo di favorire ancora una volta il Cavaliere. «Il Senato ha il dovere morale di stare in giudizio come parte offesa. La compravendita dei senatori è un insulto alla democrazia, all’etica pubblica e al rigore contro indegne forme di corruzione» si legge in una nota firmata da un gruppo di senatori Pd tra cui il bersaniano Miguel Gotor.

Dal centrodestra, invece, è arrivata la stizzita replica di Gabriella Giammanco (Forza Italia) che si è detta «allibita» di fronte alle «indebite pressioni su Grasso». A dirsi «allibito e amareggiato» è anche Maurizio Sacconi (Ncd) mentre Giovanni Toti, astro nascente di Forza Italia e consigliere del programma di Berlusconi, si incarica di far sapere a Letta e Renzi che il Cavaliere potrebbe rivedere la sua posizione sulle riforme: «La decisione di Grasso riporta il Senato ad un clima cupo e giustizialista che speravamo potesse essere superato dalla nuova fase del Partito Democratico...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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