Un bel 'Macbeth' con Paoletta Marroccu che domina la scena
L’opera verdiana nell’allestimento dell’ente De Carolis
SASSARI. Anche la prima della stagione lirica di
quest’anno, la 66esima dalla fondazione del “De Carolis”, non si è
sottratta al destino di quella calorosa accoglienza che suggella il
periodico ritorno della lirica sul palcoscenico del Politeama.
Oltre alle abituali ragioni di un successo che va inteso anche come
festa per il riproporsi di uno degli appuntamenti musicali più
attesi di tutto l’anno, ne vanno sottolineate altre due di grande
rilievo: la ripresa a Sassari - dopo venticinque anni di assenza -
di una delle più geniali creazioni verdiane, il “Macbeth”, e il
rinnovato impegno sul palcoscenico del Verdi del soprano Paoletta
Marroccu, che proprio nei panni di Lady Macbeth è stata diretta da
Riccardo Muti alla Scala.
Sono ormai lontani i tempi in cui il “Macbeth” veniva definito “la
più alta delle opere minori di Verdi”. Il primo incontro di Verdi
con la drammaturgia shakespeariana cadeva certamente in un momento
in cui il compositore era ancora sostanzialmente ossequioso nei
confronti dei delicati equilibri che la tradizione aveva codificato
in merito ai rapporti tra dramma e condotta musicale. Ma sarebbe
scorretto pensare che in quell’epoca Verdi non disponesse di chiavi
di lettura adeguate per accostarsi in modo consapevole alla
concezione drammaturgica del grande poeta inglese.
La prova risiede nel fatto che il musicista italiano interpretò
perfettamente lo spirito del dramma shakespeariano, cogliendo gli
snodi fondamentali dell’azione e strutturandoli in un meccanismo
teatrale idoneo al rivestimento musicale e in grado di recepire le
convenzioni del melodramma di quegli anni.
Molto austero l’impianto scenico di questo “Macbeth” di apertura
della stagione del “De Carolis” (proveniente dal Circuito Lirico
Lombardo), firmato come i costumi da Alessandro Ciammarughi: un
impianto spoglio, caratterizzato da tinte notturne, funzionale -
così come la regia di Andrea De Rosa ripresa da Andrea Cigni - ad
approfondire la solitudine dei protagonisti, ma che avrebbe avuto
bisogno di una maggiore attenzione per le luci.
Sul podio c’è Balács Kocsár, un direttore molto “concreto”, che pur
non scavando in modo particolarmente approfondito nella partitura,
cosa che avrebbe invece consentito di leggere gli aspetti più
intimi e misteriosi della tragedia, opera scelte di tempo, di
colori e di dinamiche equilibrate, tali da assicurare al racconto
del dramma una sostanziale coerenza e una spiccata continuità,
purtroppo vanificata dalla fastidiosa abitudine della claque
sassarese, evidente da qualche anno, di far partire l’applauso
sistematicamente alla fine di ogni numero musicale, come se l’opera
fosse un recital di arie e di pezzi d’insieme.
Il palcoscenico è dominato da Paoletta Marroccu, che grazie alla
sua intelligenza interpretativa, ai suoi notevoli mezzi vocali e
alla sua sicura presenza scenica ha disegnato una Lady Macbeth
molto sfaccettata e di grande fascino. Non altrettanto si può dire
del Macbeth di Luca Grassi, in alcuni momenti a disagio con la
vocalità e la tessitura di un personaggio che ancora non
padroneggia, e che necessita di una maturità, di una eloquenza di
accenti e di una aristocratica fantasia del fraseggio che non
abbiamo sentito. Più convincenti il Macduff vibrante di Alessandro
Liberatore e il Banco di Enrico Turco. Buon contributo vocale
proviene infine da Marco Voleri (Malcom) e Paola Spissu (la
Dama). Altre due doverose annotazioni non possono mancare: la buona
prova della Corale “Canepa”, che registrava l’esordio di Luca
Sirigu quale maestro del coro, e l’ottima resa dell’Orchestra dell’E
nte “De Carolis”, che ha superato brillantemente le non poche
insidie di questa difficile partitura. Del “Macbeth” verdiano
allestito dall’ente lirico “De Carolis” sono previste due repliche:
questa sera con inizio alle ore 20,30, e domenica 11 alle ore
16,30.
(09 ottobre 2009)