Tutti i buchi di Abbanoa: perduta metà dell’acqua
Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si volatilizza quasi la metà dell’investimento
di Silvia Sanna
SASSARI. La rete colabrodo perde per strada almeno il 45 per cento
dell’acqua. Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si
volatilizza quasi la metà dell’investimento fatto da Abbanoa. Che
quell’acqua l’ha acquistata allo stato grezzo dall’Enas, l’ente
regionale che gestisce dighe e invasi. Da lì il primo passaggio nei
potabilizzatori, dove viene depurata, poi l’immissione in una rete
di distribuzione decisamente malconcia. Le perdite sono a carico di
Abbanoa, che paga lo scotto anche per la bassa densità di
popolazione in parecchie fette di territorio, dove l’acqua, invece
che sgorgare dai rubinetti nelle case, va a dissetare i
campi.
La spa è nata con un handicap difficile da superare. Una eredità
pesantissima e sottovalutata dall’Ato (l’ambito unico territoriale)
quando nel 2002 preparò il piano industriale. Nella radiografia
delle spese e delle entrate, il 45 per cento delle perdite non
venne preso in considerazione.
Oggi, per evitare gli sprechi sfrenati e iniziare a fare quadrare i
conti, serve un investimento che sfiora i 500 milioni di euro. Dei
fondi Por (350 milioni) messi a disposizione dalla Comunità Europea
e vincolati al rifacimento delle reti e degli impianti, si parlava
già nel 2004: con cadenza annuale l’Ato avrebbe dovuto programmare
gli interventi per ricevere le somme di volta in volta
necessarie.
Il ritardo nella programmazione è spaventoso. Al momento Abbanoa
ha messo in cantiere 191 interventi, tra collettori, reti fognarie,
reti idriche, acquedotti e potabilizzatori, per una spesa
complessiva di circa 481 milioni di euro. Di questi, 311 milioni
sono destinati ai primi 124 interventi, che secondo i piani
potrebbero essere appaltati entro il primo semestre del 2010. Gli
altri 167 milioni copriranno i rimanenti 67 interventi, per i quali
l’appalto non è previsto prima della fine del 2010.
Una grossa fetta della torta sarà riservata ai depuratori. Oltre il
30 per cento di quelli attuali, in totale 364, avrebbe bisogno di
una massiccia messa a punto: moltissimi quelli inadeguati, frutto
di grossolani errori progettuali. Il dito è puntato contro le
scelte compiute dai Comuni. Prima della nascita di Abbanoa erano
almeno un centinaio quelli che gestivano il servizio idrico in
totale autonomia. E spesso, nella fretta di perdere i fondi,
finivano per mettere in cantiere opere concepite male e fuori
norma. In molti casi anche inutili doppioni, costruiti a una
manciata di chilometri l’uno dall’altro, ognuno chiamato a servire
un piccolo spicchio di territorio.
Sino a quando la rete colabrodo non sarà sostituita da un sistema
efficiente (in grado di contenere le perdite entro la soglia
accettabile del 20 per cento), Abbanoa non potrà uscire dal passivo
cronico. Anche perchè alle perdite cosiddette fisiche, si sommano
quelle amministrative: c’è un 15 per cento di utenti che utilizza
regolamente l’acqua ma non sborsa neppure un euro.
Sono i consumatori fantasma, quelli non segnalati nelle liste
anagrafiche passate ad Abbanoa dai comuni. Che, di fronte alla
richiesta di elenchi aggiornati, in parecchi casi tergiversarono:
quasi tutti consegnarono le liste solo alla fine del 2006. Il
ritardo ebbe una conseguenza pesante per i conti di Abbanoa: le
prime bollette furono emesse solo nel 2007, il mancato introito
portò a una esposizione bancaria che nel primo anno di attività
della spa sfiorò i 70 milioni di euro, a fronte dei 10 previsti dal
piano d’ambito. Nel 2009 l’indebitamento bancario supera i 200
milioni di euro e le perdite raggiungono il 60 per cento.
Per controbilanciare lo squilibrio, Abbanoa può fare affidamento
solo sulla tariffazione, nella quale però le perdite non incidono.
Dispersione dell’acqua ed esercito di furbetti non possono infatti
intaccare le tasche degli utenti: i clienti pagano solo l’acqua che
arriva nel contatore della loro abitazione o attività
commerciale.
Se Abbanoa dovesse chiudere bottega e lasciare posto a un gestore
privato, le cose potrebbero cambiare. In attesa di poter contare su
reti di distribuzione e impianti efficienti, il nuovo padrone
potrebbe decidere di fare quadrare i conti chiamando in causa i
cittadini. Che attualmente rispondono solo per le perdite a valle
del loro contatore. Se l’autoclave gira male, se nel pompaggio
verso gli appartamenti il meccanismo si inceppa, Abbanoa presenta
il conto in bolletta. E nella maggior parte dei casi (come dimostra
la valanga di ricorsi) si fa fatica ad accettare che la colpa non
sia del gestore: un ente poco amato, che arranca tra difficoltà e
disservizi e fa fatica ad acquistare autorevolezza.
(20 novembre 2009)