Razzi contro la base dei Sassarini
I talebani prendono di mira il comando generale della Brigata, nessun ferito
HERAT. In Afghanistan la situazione è ancora molto
pesante e difficile, soprattutto in alcune aree in cui i talebani
continuano a imperversare. Ed è in queste zone che circa 500
militari del 152º della Brigata Sassari, agli ordini del colonnello
Massimo Raccampo, sono impegnati quotidianamente. Anche con
frequenti scontri a fuoco. I talebani sono stretti in una morsa, ma
continuano con le loro sortite per rispondere così alla pressione
delle forze alleate. Ieri notte, hanno addirittura preso di mira
Camp Arena, la base multinazionale del Regional command west con
comando della Brigata Sassari. Due razzi sono caduti nelle
vicinanze della base, ma senza provocare alcuna conseguenza per i
militari italiani e per quelli delle altre nazionalità che fanno
parte del contingente guidato dal generale Alessandro Veltri. Le
pattuglie di pronto intervento sono uscite immediatamente in
perlustrazione durante la notte per cercare di intercettare i
talebani e individuare la loro base.
E un nutrito gruppo di «sassarini» del 152º è impegnato da alcuni
giorni nel controllo di un’area molto vasta, che è una sorta di
retrovia talebana vicino al confine con la tormentata provincia di
Helmand, una delle aree più conflittuali dell’Afghanistan. Un
compito difficile e pieno di insidie e infatti gli scontri a fuoco
stanno diventando sempre più ravvicinati e intensi. Una
«santabarbara» dei talebani (proietti d’artiglieria di vario
calibro, polvere da sparo, tritolo e alcuni piatti di pressione
collegati a contenitori di nitrato di ammonio) è stata scoperta in
un rocciaio nell’impervia zona di Shewan, circa 30 chilometri a
nord est della città di Farah. La scoperta è stata fatta dai
militari della Task force south del 152º Reggimento fanteria
Brigata Sassari con l’ausilio degli specialisti del team cinofilo
Edd (explosive detenction dog).
Tra le rocce ai piedi del massiccio di Shewan c’era un notevole
quantitativo di esplosivo intercettato dopo una serie interminabile
di servizi di avvistamento e perlustrazione. La «santabarbara» era
nascosta tra le rocce, occultata abilmente sotto la sabbia ma non
abbastanza per sfuggire al fiuto degli addestratissimi cani
antiesplosivo. Particolarmente significativo il ritrovamento dei
piatti di pressione collegati a contenitori di nitrato di ammonio:
rudimentali dispositivi di enorme pericolosità concepiti dai
talebani proprio per colpire le pattuglie appiedate delle forze di
sicurezza afghane e del Regional command west dell’Isaf (la Brigata
Sassari) che con sempre maggior frequenza e intensità controllano
il territorio per garantire la sicurezza e la libertà di movimento
in tutta l’area. Il materiale è stato successivamente distrutto
dagli specialistici dell’I.E.D.D. (improvised esplosive devices
disposal).
Il ritrovamento avvalora l’intensa attività di Kle (Key leaders
engagement - l’incontro con i principali esponenti dei villaggi) e
di intelligence svolta dal contingente italiano che permette di
acquisire sempre maggiori elementi informativi sulla conoscenza del
territorio in cui operano le forze di sicurezza locali e i
«sassarini».
(02 febbraio 2010)