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mercoledì 17.03.2010 ore 05.42
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Razzi contro la base dei Sassarini

I talebani prendono di mira il comando generale della Brigata, nessun ferito
HERAT. In Afghanistan la situazione è ancora molto pesante e difficile, soprattutto in alcune aree in cui i talebani continuano a imperversare. Ed è in queste zone che circa 500 militari del 152º della Brigata Sassari, agli ordini del colonnello Massimo Raccampo, sono impegnati quotidianamente. Anche con frequenti scontri a fuoco. I talebani sono stretti in una morsa, ma continuano con le loro sortite per rispondere così alla pressione delle forze alleate. Ieri notte, hanno addirittura preso di mira Camp Arena, la base multinazionale del Regional command west con comando della Brigata Sassari. Due razzi sono caduti nelle vicinanze della base, ma senza provocare alcuna conseguenza per i militari italiani e per quelli delle altre nazionalità che fanno parte del contingente guidato dal generale Alessandro Veltri. Le pattuglie di pronto intervento sono uscite immediatamente in perlustrazione durante la notte per cercare di intercettare i talebani e individuare la loro base.

E un nutrito gruppo di «sassarini» del 152º è impegnato da alcuni giorni nel controllo di un’area molto vasta, che è una sorta di retrovia talebana vicino al confine con la tormentata provincia di Helmand, una delle aree più conflittuali dell’Afghanistan. Un compito difficile e pieno di insidie e infatti gli scontri a fuoco stanno diventando sempre più ravvicinati e intensi. Una «santabarbara» dei talebani (proietti d’artiglieria di vario calibro, polvere da sparo, tritolo e alcuni piatti di pressione collegati a contenitori di nitrato di ammonio) è stata scoperta in un rocciaio nell’impervia zona di Shewan, circa 30 chilometri a nord est della città di Farah. La scoperta è stata fatta dai militari della Task force south del 152º Reggimento fanteria Brigata Sassari con l’ausilio degli specialisti del team cinofilo Edd (explosive detenction dog).


Tra le rocce ai piedi del massiccio di Shewan c’era un notevole quantitativo di esplosivo intercettato dopo una serie interminabile di servizi di avvistamento e perlustrazione. La «santabarbara» era nascosta tra le rocce, occultata abilmente sotto la sabbia ma non abbastanza per sfuggire al fiuto degli addestratissimi cani antiesplosivo. Particolarmente significativo il ritrovamento dei piatti di pressione collegati a contenitori di nitrato di ammonio: rudimentali dispositivi di enorme pericolosità concepiti dai talebani proprio per colpire le pattuglie appiedate delle forze di sicurezza afghane e del Regional command west dell’Isaf (la Brigata Sassari) che con sempre maggior frequenza e intensità controllano il territorio per garantire la sicurezza e la libertà di movimento in tutta l’area. Il materiale è stato successivamente distrutto dagli specialistici dell’I.E.D.D. (improvised esplosive devices disposal).

Il ritrovamento avvalora l’intensa attività di Kle (Key leaders engagement - l’incontro con i principali esponenti dei villaggi) e di intelligence svolta dal contingente italiano che permette di acquisire sempre maggiori elementi informativi sulla conoscenza del territorio in cui operano le forze di sicurezza locali e i «sassarini».
(02 febbraio 2010)
 
 
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