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domenica 21.03.2010 ore 01.42
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Porto Torres: blocco totale

Tra poche ore l’isola rischia di restare senza carburante. L’astensione dal lavoro durerà 7 giorni: fino alle 22 di venerdì 17
di Gianni Bazzoni
PORTO TORRES. E’ scontro frontale. La rabbia degli operai esplode a metà serata dopo una giornata di calma apparente. La risposta «all’attacco-provocazione» dell’Eni e del Governo è nelle mani dei segretari generali dei chimici Piefranco Delogu, Gian Piero Murgia e Giovanni Tavera. E la decisione riporta alle battaglie storiche, quelle di tanti anni fa: sette giorni di sciopero, 184 ore. A partire dalle 6 di domani mattina e fino alle 22 di venerdì prossimo, per il pontile e il parco generale serbatoi. Si tratta di due riferimenti strategici, fondamentali nel funzionamento del petrolchimico ma anche di alcuni depositi costieri di carburanti.

L’obiettivo appare fin troppo chiaro: isolare il territorio per quanto riguarda il rifornimento delle benzine. Sardegna tagliata in due, all’altro capo dell’isola solo la Saras. E’ una risposta durissima, dagli effetti pesanti, sullo stesso livello della decisione dell’Eni: da una parte si ferma il cracking, cuore dello stabilimento di Porto Torres. Dall’altra si ribatte con il blocco del pontile e di tutta l’area di stoccaggio liquidi. Anche quello è il cuore, la speranza di farsi sentire, di trasmettere il messaggio che c’è gente disperata che si aggrappa a qualunque cosa per continuare esistere come lavoratore e come persona.

I segretari generali di Filcem, Femca e Uilcem si fermano solo a tarda sera per una riflessione che sembra non esprimere tutto quello che è già stato deciso. Ciò che accadrà oggi, per esempio. Il bersaglio è l’Eni ma anche il Governo nazionale: «Prospettano al nostro territorio periodi bui, non c’è dietro l’angolo alcunchè di alternativo se non disoccupazione e miseria. E’ una decisione inaccettabile e strumentale, perchè la volontà aziendale è stata quella di non effettuare investimenti (previsti in 100 milioni di euro), mettendo in campo atti che hanno impedito la marcia in economia degli impianti».


Il blocco del pontile e del parco serbatoi per un tempo così lungo possono mettere in ginocchio il territorio, si rischia la paralisi anche degli altri settori collegati all’industria. Lo sguardo è già allo sciopero regionale del settore Industria di domani. E gli appelli alla partecipazione massiccia si susseguono da più parti. Il direttore dell’ufficio regionale della Pastorale del lavoro, don Piero Borrotzu, guarda gli ultimi dati: la Sardegna ha perso in un anno 33mila posti di lavoro, una emergenza che ormai «ha portato all’esaurimento le scorte di forza fisica e morale». Solo la Sicilia è riuscita a fare peggio. Per don Borrotzu, i dati non contengono solo la freddezza dei numeri «ma descrivono l’aumento della povertà, la nuova emigrazione, la minore sicurezza e la crescita della disperazione».

Per A manca pro s’Indipendentzia, l’aspetto più inquietante «è il modo in cui vengono trattati i lavoratori sardi, visti soltanto come manovalanza da buttare via, senza alcun rispetto per la loro condizione, senza offrire la possibilità di discutere sul proprio futuro. Le decisioni vemgono prese dall’alto e date come acquisite. Da questa condizioni si può uscire solo agendo e pensando da comunità nazionale e matura».

Il leader dell’Irs Gavino Sale, consigliere provinciale, ha chiesto la convocazione della commissione Ambiente con l’intento «di ispezionare e fare un sopralluogo all’interno dello stabilimento Eni, per una verifica delle condizioni degli impianti e dello stato di lavori delle bonifiche ambientali». Mentre Graziano Milia, presidente della Provincia di Cagliari, parla di «cena delle beffe, a Roma come a Cagliari. Mancano una guida e una visione strategica dei percorsi, c’è una caduta di autorevolezza impressionante delle istituzioni. Il Governo è immobile, non è sollecitato in alcun modo dalla Regione».
(09 luglio 2009)
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