Porto Torres: blocco totale
Tra poche ore l’isola rischia di restare senza carburante. L’astensione dal lavoro durerà 7 giorni: fino alle 22 di venerdì 17
di Gianni Bazzoni
PORTO TORRES. E’ scontro frontale. La rabbia degli
operai esplode a metà serata dopo una giornata di calma apparente.
La risposta «all’attacco-provocazione» dell’Eni e del Governo è
nelle mani dei segretari generali dei chimici Piefranco Delogu,
Gian Piero Murgia e Giovanni Tavera. E la decisione riporta alle
battaglie storiche, quelle di tanti anni fa: sette giorni di
sciopero, 184 ore. A partire dalle 6 di domani mattina e fino alle
22 di venerdì prossimo, per il pontile e il parco generale
serbatoi. Si tratta di due riferimenti strategici, fondamentali nel
funzionamento del petrolchimico ma anche di alcuni depositi
costieri di carburanti.
L’obiettivo appare fin troppo chiaro: isolare il territorio per
quanto riguarda il rifornimento delle benzine. Sardegna tagliata in
due, all’altro capo dell’isola solo la Saras. E’ una risposta
durissima, dagli effetti pesanti, sullo stesso livello della
decisione dell’Eni: da una parte si ferma il cracking, cuore dello
stabilimento di Porto Torres. Dall’altra si ribatte con il blocco
del pontile e di tutta l’area di stoccaggio liquidi. Anche quello è
il cuore, la speranza di farsi sentire, di trasmettere il messaggio
che c’è gente disperata che si aggrappa a qualunque cosa per
continuare esistere come lavoratore e come persona.
I segretari generali di Filcem, Femca e Uilcem si fermano solo a
tarda sera per una riflessione che sembra non esprimere tutto
quello che è già stato deciso. Ciò che accadrà oggi, per esempio.
Il bersaglio è l’Eni ma anche il Governo nazionale: «Prospettano al
nostro territorio periodi bui, non c’è dietro l’angolo alcunchè di
alternativo se non disoccupazione e miseria. E’ una decisione
inaccettabile e strumentale, perchè la volontà aziendale è stata
quella di non effettuare investimenti (previsti in 100 milioni di
euro), mettendo in campo atti che hanno impedito la marcia in
economia degli impianti».
Il blocco del pontile e del parco serbatoi per un tempo così lungo
possono mettere in ginocchio il territorio, si rischia la paralisi
anche degli altri settori collegati all’industria. Lo sguardo è già
allo sciopero regionale del settore Industria di domani. E gli
appelli alla partecipazione massiccia si susseguono da più parti.
Il direttore dell’ufficio regionale della Pastorale del lavoro, don
Piero Borrotzu, guarda gli ultimi dati: la Sardegna ha perso in un
anno 33mila posti di lavoro, una emergenza che ormai «ha portato
all’esaurimento le scorte di forza fisica e morale». Solo la
Sicilia è riuscita a fare peggio. Per don Borrotzu, i dati non
contengono solo la freddezza dei numeri «ma descrivono l’aumento
della povertà, la nuova emigrazione, la minore sicurezza e la
crescita della disperazione».
Per A manca pro s’Indipendentzia, l’aspetto più inquietante «è il
modo in cui vengono trattati i lavoratori sardi, visti soltanto
come manovalanza da buttare via, senza alcun rispetto per la loro
condizione, senza offrire la possibilità di discutere sul proprio
futuro. Le decisioni vemgono prese dall’alto e date come acquisite.
Da questa condizioni si può uscire solo agendo e pensando da
comunità nazionale e matura».
Il leader dell’Irs Gavino Sale, consigliere provinciale, ha chiesto
la convocazione della commissione Ambiente con l’intento «di
ispezionare e fare un sopralluogo all’interno dello stabilimento
Eni, per una verifica delle condizioni degli impianti e dello stato
di lavori delle bonifiche ambientali». Mentre Graziano Milia,
presidente della Provincia di Cagliari, parla di «cena delle beffe,
a Roma come a Cagliari. Mancano una guida e una visione strategica
dei percorsi, c’è una caduta di autorevolezza impressionante delle
istituzioni. Il Governo è immobile, non è sollecitato in alcun modo
dalla Regione».
(09 luglio 2009)