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lunedì 15.03.2010 ore 04.28
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Pd, è scontro sulle tessere: «Ma qui non ci sono né brogli né anomalie»

Una battuta di Parisi all’Unità fa puntare i riflettori sull’alto numero di iscritti a Sassari
di Filippo Peretti
CAGLIARI. Tutto in regola o ci sono anomalie e forse imbrogli? Il tesseramento del Pd accende il clima precongressuale e divide i candidati alle primarie.

Tra il caso di Beppe Grillo e le polemiche sullo stupratore seriale, ecco riesplodere anche lo scontro sulle tessere. In Sardegna i riflettori sono puntati su Sassari. Ad attirare l’a ttenzione sul conflitto del recente congresso cittadino è stato l’e x ministro Arturo Parisi. «Si sta occupando del tesseramento?», ha chiesto a un inviato dell’Unità. «Allora - ha aggiunto Parisi - deve andare a Sassari». Dove le tessere sono tremila e dove una parte del partito, i soriani, hanno deciso di non partecipare proprio per contestare il «vecchio metodo» delle tessere. Il commissario regionale, Achille Passoni, che comunque smentisce che nell’isola ci siano state irregolarità, non ha voluto commentare le parole di Parisi.

Al leader ulivista ha invece fatto riferimento Francesca Barracciu, la sempre più probabile candidata dell’area Franceschini alle primarie per la segreteria regionale. «Certo che è strano - dice l’ex segretaria - che a Cagliari i tesserati siano mille e a Sassari il triplo». Imbrogli? «Non parlo di imbrogli - risponde - ma mi sembra un’anomalia seria un tesseramento di quelle proporzioni e in un periodo così breve. Una parte dei democratici sassaresi ha sollevato dei dubbi, vedremo se saranno chiariti».

E su questo caso si apre ufficialmente lo scontro con quello che è, al momento, l’unico candidato alle primarie, Silvio Lai, area Bersani. «La Barracciu ha fatto un confronto sbagliato. L’anomalia - dichiara Lai - non è Sassari ma Cagliari. A Sassari i tesserati di Ds e Margherita erano quasi il doppio e la proporzione è esattamente nella media nazionale. Così come il dato sassarese sui tesserati è proporzionale al numero degli elettori. Dove il partito ha i voti ha anche iscritti: guardi a Nuoro, sono milleottocento. Imbrogli anche lì? La verità è che le regole del Pd sono molto più severe di quelle di Ds e Margherita».


In Sardegna i tesserati sono sinora poco più di 22 mila. Due anni fa Ds e Margherita ne avevano, complessivamente, 44 mila. E’ la tendenza nazionale: la perdita della metà degli iscritti.

Forte di questo dato, il veltroniano-franceschiniano Achille Passoni non vuole che si parli di imbrogli e neppure di anomalie. Neppure a Sassari? «No, nessuno - afferma il commissario - ha denunciato irregolarità. Tutto avviene in modo controllato, le verifiche sono in corso, non ci sono sorprese». E allora dov’è il conflitto? «E’ che ci sono - spiega - due approcci diversi al problema. C’è una cultura di tradizione ex Ds ed ex Margherita molto attenta al tema del tessrramento. Dall’altra c’è una cultura più movimentista meno attenta, mi riferisco per intenderci all’area dell’ex Progetto Sardegna. Sono convinto che da qui al 21 luglio avremo altre iscrizioni di quella parte che sinora si è impegnata al di sotto di quello che può esprimere».

I rapporti di forza saranno misurati quando, il 21, terminerà il tesseramento utile per la partecipazione alle primarie di ottobre. Il caso degli iscritti dà l’idea dello scontro sul modello di partito. Passoni, una vita nell’apparato Cgil, non è per il «partito liquido» ma neppure per il partito stile Novecento. «Io penso - spiega - che un partito esiste solo se è strutturato, ma per essere moderno deve essere aperto ai non iscritti sia per le primarie sia per i referendum sui grandi temi».

«Anch’io sono per il tesseramento - dice Francesca Barracciu - ma la forza del partito non deve essere la corsa per le tessere, ma il coinvolgimento dei cittadini. Iscrizione come punto d’arrivo, non come punto di partenza».

E Silvio Lai? «Un partito è una cosa seria - dice - e non può esistere che chiunque si iscriva per candidarsi alla leadership. Non succede in nessun Paese democratico. I tesserati sono la sua ricchezza e la garanzia di libertà. Certo, aperto agli elettori e alla loro partecipazione, ma con una riscoperta della militanza e della formazione».
(14 luglio 2009)
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