Patenti facili, giro di tangenti
Secondo la ricostruzione della polizia, i titolari delle autoscuole coinvolte nello scandalo, versavano mazzette a funzionari della Motorizzazione per assicurare la certezza del superamento dell’esame ai propri clienti. L’indagine coinvolge in tutto una quarantina di persone
SASSARI. Giro di tangenti per garantire patenti di
guida facili e fare in modo che i clienti di alcune autoscuole
potessero contare su un percorso «guidato». L’indagine avviata poco
più di due anni fa dalla squadra mobile della questura coinvolge
una quarantina di persone, tra cui cinque funzionari della
Motorizzazione civile di Sassari e i titolari di un paio di
autoscuole (sempre sassaresi). Nei guai anche i candidati che hanno
pagato per ottenere i favori.
Diverse le ipotesi di reato: corruzione, truffa, falsificazione di
atti e associazione per delinquere. L’informativa è stata
depositata qualche mese fa dagli investigatori della squadra mobile
alla procura della Repubblica e il caso è stato affidato al
pubblico ministero Michele Incani che ha cominciato a muoversi in
una vicenda che - nel prosieguo dell’inchiesta - potrebbe riservare
clamorose sorprese con il coinvolgimento anche di alcuni nomi
eccellenti.
Secondo la ricostruzione della polizia, i titolari delle due
autoscuole coinvolte nello scandalo, versavano mazzette a
funzionari della Motorizzazione (almeno cinque quelli finiti nel
mirino degli investigatori) per assicurare la certezza del
superamento dell’esame ai propri clienti. Sarebbe stato accertato
che una parte degli aspiranti al conseguimento della patente di
guida non frequentava neppure le lezioni. Bastava pagare tra i 1200
e i 1500 euro per portare a casa la promozione.
Non sono trapelati particolari dagli ambienti investigativi, se non
la conferma di un lungo lavoro svolto e di una informativa
depositata all’autorità giudiziaria.
Sembra certo, però, che l’indagine abbia preso il via da due
episodi di aggressione e rapina ai danni del titolare di una
autoscuola: Ennio Demontis era stato preso di mira da ignoti
personaggi, picchiato (anche con una spranga) e minacciato,
derubato davanti alla sua abitazione, nella zona di via Silki. I
due fatti erano rimasti per un po’ avvolti nel mistero, fino a
quando gli agenti della squadra mobile, grazie anche a una serie di
attività tecniche, sono riusciti a imboccare una pista che avrebbe
fatto emergere la presunta compravendita di patenti.
Proprio quelle aggressioni ai danni del titolare dell’autoscuola
Demontis avevano successivamente fornito elementi interessanti per
inquadrare un fenomeno ben più vasto di quello ipotizzato.
Le indagini erano andate avanti per lunghi mesi nel più assoluto
riserbo, fino a quando non erano stati proprio alcuni esponenti
delle autoscuole a fare girare la voce dei «controlli». In alcuni
casi - ad attività ormai conclusa - erano state, infatti, scoperte
alcune «cimici» utilizzate dalla polizia per registrare dialoghi
che potrebbero risultare fondamentali per l’inchiesta. Il mercato
delle patenti facili, sempre stando alle prime valutazioni degli
investigatori, andava avanti da parecchi anni con la partecipazione
diretta di alcuni funzionari della Motorizzazione (che quindi
risulterebbe coinvolta solo in parte nello scandalo).
Ora c’è attesa per le decisioni dell’autorità giudiziaria: tra le
ipotesi anche che, a un certo punto, il fenomeno avesse assunto una
dimensione tale da non poter più essere gestito. Tanto che anche
chi pagava, talvolta non superava ugualmente l’esame. Da qui i
problemi. E non è neppure escluso che, in più occasioni, per
«garantire i patti» siano stati penalizzati candidati «puliti»:
bocciati per lasciare posto ai raccomandati. Anche i clienti che
hanno «comprato» le patenti ora rischiano l’incriminazione.
(09 febbraio 2010)