Oschiri, cade da nove metri e muore sul colpo
Incidente nel cantiere del teatro, la vittima è un carpentiere di Uri
di Stefania Puorro
OSCHIRI. Lo ha visto precipitare, ha sentito un
urlo spaventoso, poi il rumore dello schianto al suolo. Il suo
collega è morto così, dopo un volo di nove metri. Lui - unico
testimone - è sotto choc. Ma dovrà raccontare ancora e ancora
quegli attimi terribili. Per cercare di ricostruire la tragedia,
per far capire come sia potuto scivolare dal ponteggio il suo
compagno di lavoro Angelo Nurchis, 46 anni, di Sassari ma residente
a Uri. Che lascia la moglie e due figlie.
Sono le 16,30 di ieri. A Oschiri, come ogni giorno, i dipendenti
della ditta Tecnoimpianti srl di Sassari, sono impegnati nel
cantiere di via XXIV maggio, nella parte alta del paese, dove si
sta realizzando, per conto del Comune, il nuovo teatro civico. La
giornata lavorativa è quasi finita, manca soltanto mezzora prima di
tornare verso casa. Angelo Nurchis, carpentiere d’esperienza, è
fermo nella parte più alta di un ponteggio, a circa nove metri,
sotto il quale c’è il vuoto. Gli altri colleghi sono distanti,
tranne uno. Che si trova poco più su, sul tetto della struttura.
Una distrazione improvvisa, forse un piede messo male, forse un
movimento brusco per raccogliere il palanchino che gli stava
cadendo dalle mani o per acchiappare il casco scivolato via dalla
testa: è tutto ancora da accertare. Mentre è sicuro che sia stata
una caduta accidentale. Angelo Nurchis ha visto la morte in faccia,
ha gridato prima che tutto si spegnesse.
E nessuno ha potuto fare niente. Nemmeno i medici del 118, chiamati
e intervenuti subito. Anche l’operaio che si trovava a pochi passi
da lui, non ha avuto il tempo di capire che cosa stesse accadendo.
Ha visto il suo amico volare giù. In un istante. E lo ha visto
morire.
Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Oschiri,
poi gli uomini del nucleo operativo di Ozieri che, in caserma,
hanno cominciato a interrogare gli operai, i titolari dell’impresa
e tutti coloro che potessero fornire informazioni utili. Dalla Asl
di Olbia sono giunti gli ispettori dello Spresal, Miuccio Demontis
e Domenico Lombardi. Sono stati incaricati dal magistrato di fare
chiarezza, di svolgere le indagini per capire se il cantiere fosse
a norma: hanno controllato ogni piccolo angolo, sono saliti sul
tetto, si sono fatti consegnare tutta la documentazione relativa
alla sicurezza. E appena avranno un quadro chiaro, consegneranno il
loro rapporto.
I carabinieri stanno lavorando sodo: ieri pomeriggio hanno sentito,
uno a uno, tutti gli operai della ditta e continueranno a
raccogliere informazioni in queste ore. Anche loro devono stabilire
se ci sono violazioni, se ci sono eventuali responsabilità.
Quando sono passate le 19, la salma viene portata via. Mentre di
fronte al cantiere continuano a fermarsi decine di persone: prima
si avvicinano incuriosite, perché non sanno che cosa sia successo,
poi si allontanano impietrite. Gli occhi di tutti sono concentrati
su quel ponteggio, dal quale Angelo Nurchis è caduto. Due metri
sotto la passerella più alta, c’è il suo casco: è rivolto verso l’a
lto su una striscia di tetto vecchio ancora da rifare. Attorno il
vuoto e, sotto, un terreno ripulito proprio in questi giorni. Ed è
lì che la vita di Angelo Nurchis si è spezzata.
(12 maggio 2009)