Nucleare: dai sardi solo no, ma gli industriali aprono
Protesta bipartisan, si rinsalda nell’isola il fronte degli oppositori. Ugo Cappellacci: «Non si parla di noi e io in ogni caso riconfermo la mia totale contrarietà»
di Pier Giorgio Pinna
SASSARI. La voce rimbalza ancora una volta da Roma: «Uno dei siti
nucleari sarà vicino a Oristano». La rilancia l’Idv. Ma nel
consiglio dei ministri non se ne fa cenno. Così la notizia (in
passato già ventilata) resta ufficiosa, senza particolari commenti,
se non una replica di Cappellacci. E se gli industriali sardi
aprono un cauto spiraglio sull’energia atomica, fa invece discutere
di più la smentita del governo sull’esistenza di un canale
privilegiato per collocare in aree militari scorie e centrali.
Le aziende. La disponibilità degli imprenditori è stata comunque
accompagnata da parecchi distinguo. «Siamo pronti a parlare di
ritorno al nucleare, nel frattempo occorre tuttavia una revisione
del piano energetico regionale per incentivare un “corretto” mix di
fonti come metano, petrolio, carbone, rinnovabili»: così si è
espresso ieri a Cagliari il presidente della Confindustria
Meridionale, Alberto Scanu, durante la conferenza stampa per
illustrare il progetto anticrisi nel decennio 2010-2020. «Si sta
ripensando all’energia basata sull’atomo e noi abbiamo sempre detto
che può essere una strada percorribile - ha aggiunto il dirigente
della categoria - Serve però capire in quali modi precisi il
governo intenda procedere. E si deve in ogni modo cercare di
raggiungere l’obiettivo del 20% di rinnovabili entro i prossimi 10
anni, incrementando l’uso delle diverse fonti disponibili e
incentivando la realizzazione degli impianti anche dopo la data del
31 dicembre 2009 (giorno nel quale scadranno i contributi
governativi, ndr)». Secondo Scanu, infine, «almeno 100 impianti di
produzione di rinnovabili potranno essere realizzati da piccole e
medie imprese isolane». «Forse non è ipotizzabile avere in Sardegna
l’intera filiera per costruire gli impianti - ha concluso - Ma
potremmo ospitare la fase finale della produzione».
Il governatore. Categorico nel confermare le proprie posizioni
(«Dovranno passare sul mio corpo se vorranno installare impianti
atomici nell’isola», aveva detto a suo tempo), è apparso Ugo
Cappellacci. «Non mi risulta che nessuno abbia parlato né
direttamente né indirettamente di Sardegna nell’elenco dei siti
nucleari», ha voluto chiarire il presidente. Il quale ha così
replicato alle affermazioni su una pretesa individuazione nell’i
sola, ieri rilanciata a livello nazionale dall’Italia dei valori,
che ha citato per l’ennesima volta l’area dell’Oristanese. «Non è
stato neanche definito in modo completo il criterio d’i
ndividuazione delle zone destinate ad accogliere le centrali», si è
affrettato a precisare ancora il governatore. In ogni caso, ha
rilevato, «ribadisco la mia contrarietà, senza “se” e senza “ma”,
alla localizzazione in Sardegna di siti nucleari». Il presidente,
in viaggio verso l’Afghanistan, dove prima di Natale incontrerà i
soldati della Brigata Sassari, ha infine rimarcato come la Regione
stia oggi investendo nelle rinnovabili e nel risparmio energetico
«dando così un contributo al piano nazionale».
La Regione. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore alla
Programmazione: «Tre mesi fa è stato votato dal consiglio regionale
un ordine del giorno unitario per ribadire il nostro no», ha
ricordato Giorgio La Spisa. «Nel decreto non c’è traccia dei siti»,
ha quindi sottolineato il capogruppo del Pdl, Mario Diana.
Il territorio. A ogni buon conto, per eliminare qualsiasi dubbio,
sul caso sardo si è voluto soffermare lo stesso sindaco di
Oristano. «Noi siamo per l’energia alternativa e perciò
contrarissimi alla costruzione di una centrale nucleare nell’isola
in generale e nell’Oristanese in particolare», ha dichiarato Angela
Nonnis. Quanto alle ipotesi rilanciate da alcuni esponenti
nazionali dell’opposizione, ha rammentato come il consiglio
comunale abbia approvato all’unanimità una delibera che boccia
senza appello questa possibilità. Per il primo cittadino, insomma,
il no resta fermo e deciso, anche di fronte alle misure
compensative indicate dal governo per i territori che ospiteranno
gli impianti. E il presidente della Provincia, Pasquale Onida: «Non
siamo assolutamente d’accordo con chi pensa di portare da noi il
nucleare». Della questione, ha poi anticipato, si parlerà stamane
nella riunione del Consiglio convocata per le 10. Gli ecologisti.
Sul web hanno continuato a viaggiare gli appelli degli
ambientalisti contro il nucleare. Così come si sono rincorsi gli
inviti a firmare per un nuovo referendum capace di contrastare le
ultime scelte. Ecologisti e rappresentanti del centrosinistra hanno
poi osservato come l’energia atomica oggi non sia competitiva
neppure sotto il profilo strettamente economico. Ma tanti hanno
mantenuto le riserve sul fatto che il governo intenda davvero
escludere le zone militari dell’isola dalla lista delle aree
destinate a ospitare i residui radioattivi o gli stessi impianti.
«L’occasione di installare nuove servitù in un territorio dalla
scarsa densità demografica è sempre troppo ghiotta per la
maggioranza», hanno sostenuto in parecchi.