Nucleare nell’isola: pioggia di no
Ugo Cappellacci conferma l’impegno con i sardisti per le fonti rinnovabili
di Pier Giorgio Pinna
Nessun dubbio. Nessuna paura. Nessun ripensamento. L’ipotesi di una
centrale nucleare in Sardegna non esiste. Almeno per il momento.
Almeno secondo le dichiarazioni ufficiali. Almeno stando alle
rassicurazioni generali diffuse. E così, all’indomani del voto,
nell’isola le leadership che guidano gli schieramenti non mutano
rotta. Anzi. A livello regionale, davanti a voci rimbalzate da Roma
che darebbero per possibile un sito vicino a Oristano, il fronte
del «no» è solido. Il coro dei commenti si profila univoco.
E l’area del rifiuto sembra ampia, senza tentennamenti. Sempre per
ora, giova ribadire. Quando si parlò di collocare dalle nostre
parti un deposito di scorie nucleari, nelle valutazioni di alcuni
esperti del tutto in teoria favorito dalla scarsa sismicità della
Sardegna, l’iniziale compattezza andò gradatamente frantumandosi
(sebbene alla fine non se ne fece nulla, e per la verità l’i
niziativa incontrò analoga sorte sfavorevole dappertutto in
Italia).
Nessuno, comunque, in questa fase mostra esitazioni. Si va dal
neogovernatore, Ugo Cappellacci, al presidente uscente, Renato
Soru. Dai sardisti agli indipendentisti. Tutti schierati nel non
prendere neppure in considerazione l’idea che l’energia atomica
possa sbarcare in Sardegna. O, meglio, risbarcare. Chi ha
dimenticato infatti i sommergibili a propulsione nucleare che per
35 anni e più venivano sottoposti a manutenzioni nella base Usa di
Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena? E qualcuno ha mai
creduto per davvero che i micidiali hunter-killer non
trasportassero armi atomiche e magari le stoccassero chissà dove
prima di entrare nelle acque territoriali sarde?
Ora il discorso riguarda comunque l’impiego del nucleare per usi
civili. Ossia la produzione di energia da utilizzare nelle aziende,
nelle fabbriche, nei negozi, nelle attività commerciali, nei
servizi, nelle abitazioni private. E dunque l’accordo
Francia-Italia per la realizzazione di quattro centrali atomiche
nel nostro Paese.
Ma nell’isola i pericoli, i timori, gli allarmi - com’è facile
intuire - sono pressoché identici. In queste ore dalla Regione
fanno trapelare alcune indiscrezioni raccolte nella capitale.
Notizie secondo cui le richieste per la costruzione degli impianti
di terza generazione sarebbero già state formulate da Comuni di
altre regioni italiane. Mentre la mappa circolata negli ultimi
giorni, nella quale l’isola è inserita tra i possibili siti,
verrebbe definita «vecchia, ormai superata». Circostanze che, da
sole, porterebbero a escludere qualsiasi coinvolgimento della
Sardegna.
Ma c’è di più. Cappellacci riafferma nella sua interezza la linea
espressa durante gli ultimi mesi: «Nessuna iniziativa per l’energia
atomica in Sardegna, non ci pensiamo affatto». Nel programma
politico dello sfidante di Renato Soru fino a qualche settimana fa,
del resto, non sono mai comparsi riferimenti a uno sviluppo del
genere nell’isola. Così le dichiarazioni di queste ore giungono
come un riscontro del mantenimento degli impegni assunti. E come
una conferma del patto stretto prima del voto tra il Pdl e i
Quattro Mori. Proprio con la dirigenza del Psd’Az, al secondo punto
dell’intesa preelettorale, Cappellacci ha garantito in prima
persona che seguirà una precisa direzione.
Più esattamente, la sua giunta andrà verso «una ridefinizione del
piano energetico regionale, al fine di inserire fra le priorità
quella della creazione di un polo ambientale avanzato di ricerca,
sperimentazione, produzione di energia da fonti rinnovabili». E
punterà quindi al «riconoscimento dell’esigenza che tutto il
territorio della Sardegna sia denuclearizzato».
Ma, se questa è la posizione del neogovernatore, va ricordato come
all’interno della sua coalizione, in particolare sul piano
nazionale, non tutti la pensassero allo stesso modo (e la pensino
ancora allo stesso modo, come dimostra appunto la scelta fatta del
premier d’accordo con Sarkozy). Un aspetto che già durante la
campagna elettorale aveva suscitato contrasti e polemiche.