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martedì 09.02.2010 ore 18.53
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Nucleare nell’isola: pioggia di no

Ugo Cappellacci conferma l’impegno con i sardisti per le fonti rinnovabili
di Pier Giorgio Pinna
Nessun dubbio. Nessuna paura. Nessun ripensamento. L’ipotesi di una centrale nucleare in Sardegna non esiste. Almeno per il momento. Almeno secondo le dichiarazioni ufficiali. Almeno stando alle rassicurazioni generali diffuse. E così, all’indomani del voto, nell’isola le leadership che guidano gli schieramenti non mutano rotta. Anzi. A livello regionale, davanti a voci rimbalzate da Roma che darebbero per possibile un sito vicino a Oristano, il fronte del «no» è solido. Il coro dei commenti si profila univoco.

E l’area del rifiuto sembra ampia, senza tentennamenti. Sempre per ora, giova ribadire. Quando si parlò di collocare dalle nostre parti un deposito di scorie nucleari, nelle valutazioni di alcuni esperti del tutto in teoria favorito dalla scarsa sismicità della Sardegna, l’iniziale compattezza andò gradatamente frantumandosi (sebbene alla fine non se ne fece nulla, e per la verità l’i niziativa incontrò analoga sorte sfavorevole dappertutto in Italia).

Nessuno, comunque, in questa fase mostra esitazioni. Si va dal neogovernatore, Ugo Cappellacci, al presidente uscente, Renato Soru. Dai sardisti agli indipendentisti. Tutti schierati nel non prendere neppure in considerazione l’idea che l’energia atomica possa sbarcare in Sardegna. O, meglio, risbarcare. Chi ha dimenticato infatti i sommergibili a propulsione nucleare che per 35 anni e più venivano sottoposti a manutenzioni nella base Usa di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena? E qualcuno ha mai creduto per davvero che i micidiali hunter-killer non trasportassero armi atomiche e magari le stoccassero chissà dove prima di entrare nelle acque territoriali sarde?

Ora il discorso riguarda comunque l’impiego del nucleare per usi civili. Ossia la produzione di energia da utilizzare nelle aziende, nelle fabbriche, nei negozi, nelle attività commerciali, nei servizi, nelle abitazioni private. E dunque l’accordo Francia-Italia per la realizzazione di quattro centrali atomiche nel nostro Paese.


Ma nell’isola i pericoli, i timori, gli allarmi - com’è facile intuire - sono pressoché identici. In queste ore dalla Regione fanno trapelare alcune indiscrezioni raccolte nella capitale. Notizie secondo cui le richieste per la costruzione degli impianti di terza generazione sarebbero già state formulate da Comuni di altre regioni italiane. Mentre la mappa circolata negli ultimi giorni, nella quale l’isola è inserita tra i possibili siti, verrebbe definita «vecchia, ormai superata». Circostanze che, da sole, porterebbero a escludere qualsiasi coinvolgimento della Sardegna.

Ma c’è di più. Cappellacci riafferma nella sua interezza la linea espressa durante gli ultimi mesi: «Nessuna iniziativa per l’energia atomica in Sardegna, non ci pensiamo affatto». Nel programma politico dello sfidante di Renato Soru fino a qualche settimana fa, del resto, non sono mai comparsi riferimenti a uno sviluppo del genere nell’isola. Così le dichiarazioni di queste ore giungono come un riscontro del mantenimento degli impegni assunti. E come una conferma del patto stretto prima del voto tra il Pdl e i Quattro Mori. Proprio con la dirigenza del Psd’Az, al secondo punto dell’intesa preelettorale, Cappellacci ha garantito in prima persona che seguirà una precisa direzione.

Più esattamente, la sua giunta andrà verso «una ridefinizione del piano energetico regionale, al fine di inserire fra le priorità quella della creazione di un polo ambientale avanzato di ricerca, sperimentazione, produzione di energia da fonti rinnovabili». E punterà quindi al «riconoscimento dell’esigenza che tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato».

Ma, se questa è la posizione del neogovernatore, va ricordato come all’interno della sua coalizione, in particolare sul piano nazionale, non tutti la pensassero allo stesso modo (e la pensino ancora allo stesso modo, come dimostra appunto la scelta fatta del premier d’accordo con Sarkozy). Un aspetto che già durante la campagna elettorale aveva suscitato contrasti e polemiche.
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