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lunedì 15.03.2010 ore 04.30
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Nucleare nell’isola: pioggia di no



Nelle diverse sortite a sostegno di Ugo Cappellacci il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, non da adesso sostenitore del ritorno all’atomo, aveva voluto chiarire che non sarebbero state costruite centrali nucleari in Sardegna.

Tuttavia, in parte contraddicendosi, aveva spiegato che sarebbe stato opportuno far nascere i nuovi poli atomici nelle isole, meglio se scarsamente popolate. Aggiungendo poi che il governo non avrebbe potuto fare a meno di valutare eventuali domande da parte dei Comuni. Due dichiarazioni, le sue, pesantemente contestate in Sardegna dagli ambientalisti e dal centrosinistra.

«Ancora un po’ e il ministro ci dava pure l’indirizzo del sito», aveva commentato Renato Soru. Che naturalmente, così come in questi cinque anni a proposito delle servitù militari, resta ancora oggi assolutamente e nettamente contrario a qualsiasi ipotesi di ricorso alle centrali nucleari. «Meglio una in meno che una in più», rimane il suo motto.

Soru nelle ultime settimane ha più volte ricordato come il governo Berlusconi nel 2003 volesse trasformare la Sardegna in una pattumiera atomica, collocando qui l’unico deposito nazionale di residui e detriti nucleari. Un orientamento sul piano tecnico avallato dal generale Carlo Jean, all’epoca posto a capo della struttura nata per rendere fattibile l’operazione e proprio da lui individuata come possibile nella parte nord-orientale dell’i sola.

Con una delle sue azioni politiche alla «stop and go», il 6 luglio di quello stesso anno, il presidente del consiglio aveva tuttavia dichiarato tranquillamente durante un incontro a Olbia: «Mai scorie nucleari in Sardegna».

Adesso dalla necessità di smaltire i residui delle passate gestioni si è arrivati alla decisione di rimettere in discussione il referendum con cui gli italiani avevano a suo tempo bocciato senza appello le centrali atomiche.

Insomma: un’altalena di posizioni e adeguamenti in corsa che di certo non fa dormire sonni tranquilli agli ambientalisti nell’i sola. La stessa incertezza di percorso che ha di recente spinto l’e x presidente della giunta sarda, Renato Soru, a rilevare: «La verità è che nel disegno di legge in Senato si dice che le centrali nucleari possono essere collocate dove vuole il governo, anche contro il parere di Comuni e Regioni, e che le isole sono i luoghi più adatti».

E ad aggiungere ulteriormente: «Noi del centrosinistra invece siamo sempre stati decisamente contro ipotesi di questo tipo, certi che rappresentino un ritorno al passato. Il futuro non può che essere rappresentato dalle fonti rinnovabili. Le stesse che entro il 2013 faranno sì che la Sardegna abbia il 40% dell’energia consumata prodotta grazie a loro. Un traguardo raggiungibile con 7 anni di anticipo rispetto al protocollo di Kyoto».
(26 febbraio 2009)
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