Nucleare nell’isola: pioggia di no
Nelle diverse sortite a sostegno di Ugo Cappellacci il ministro
delle Attività produttive, Claudio Scajola, non da adesso
sostenitore del ritorno all’atomo, aveva voluto chiarire che non
sarebbero state costruite centrali nucleari in Sardegna.
Tuttavia, in parte contraddicendosi, aveva spiegato che sarebbe
stato opportuno far nascere i nuovi poli atomici nelle isole,
meglio se scarsamente popolate. Aggiungendo poi che il governo non
avrebbe potuto fare a meno di valutare eventuali domande da parte
dei Comuni. Due dichiarazioni, le sue, pesantemente contestate in
Sardegna dagli ambientalisti e dal centrosinistra.
«Ancora un po’ e il ministro ci dava pure l’indirizzo del sito»,
aveva commentato Renato Soru. Che naturalmente, così come in questi
cinque anni a proposito delle servitù militari, resta ancora oggi
assolutamente e nettamente contrario a qualsiasi ipotesi di ricorso
alle centrali nucleari. «Meglio una in meno che una in più», rimane
il suo motto.
Soru nelle ultime settimane ha più volte ricordato come il governo
Berlusconi nel 2003 volesse trasformare la Sardegna in una
pattumiera atomica, collocando qui l’unico deposito nazionale di
residui e detriti nucleari. Un orientamento sul piano tecnico
avallato dal generale Carlo Jean, all’epoca posto a capo della
struttura nata per rendere fattibile l’operazione e proprio da lui
individuata come possibile nella parte nord-orientale dell’i
sola.
Con una delle sue azioni politiche alla «stop and go», il 6 luglio
di quello stesso anno, il presidente del consiglio aveva tuttavia
dichiarato tranquillamente durante un incontro a Olbia: «Mai scorie
nucleari in Sardegna».
Adesso dalla necessità di smaltire i residui delle passate gestioni
si è arrivati alla decisione di rimettere in discussione il
referendum con cui gli italiani avevano a suo tempo bocciato senza
appello le centrali atomiche.
Insomma: un’altalena di posizioni e adeguamenti in corsa che di
certo non fa dormire sonni tranquilli agli ambientalisti nell’i
sola. La stessa incertezza di percorso che ha di recente spinto l’e
x presidente della giunta sarda, Renato Soru, a rilevare: «La
verità è che nel disegno di legge in Senato si dice che le centrali
nucleari possono essere collocate dove vuole il governo, anche
contro il parere di Comuni e Regioni, e che le isole sono i luoghi
più adatti».
E ad aggiungere ulteriormente: «Noi del centrosinistra invece siamo
sempre stati decisamente contro ipotesi di questo tipo, certi che
rappresentino un ritorno al passato. Il futuro non può che essere
rappresentato dalle fonti rinnovabili. Le stesse che entro il 2013
faranno sì che la Sardegna abbia il 40% dell’energia consumata
prodotta grazie a loro. Un traguardo raggiungibile con 7 anni di
anticipo rispetto al protocollo di Kyoto».
(26 febbraio 2009)