Nucleare, indennizzi per le centrali
L’Idv rilancia l’allarme (smentito) per un sito nell’Oristanese. Dure critiche al governo
di Natalia Andreani
Una centrale nucleare francese
ROMA. Trentatré articoli per tornare al nucleare.
Con i vecchi siti che si riaffacciano in pole position: Trino
Vercellese, Caorso, Montalto di Castro e Garigliano. Con qualche
voce (smentita) che fa tornare in auge l’ipotesi di un impianto
nell’Oristanese. E con milioni promessi alle popolazioni che
accoglieranno le centrali e il deposito nazionale scorie. Ma nessun
potere di veto alle Regioni.
Ha subito riacceso polemiche e proteste lo schema di decreto
legislativo, approvato ieri dal consiglio dei ministri, che fissa i
criteri per la localizzazione delle aree idonee a ospitare i
quattro impianti nucleari decisi dal governo Berlusconi. Il
provvedimento non indica ancora i luoghi dove le centrali
potrebbero sorgere. E viste le tappe del complicato percorso, ci
vorrà almeno un anno prima che l’istituenda Agenzia per la
sicurezza nucleare certifichi i siti prescelti (cinque se si
comprende il parco tecnologico con annesso deposito) d’intesa con
le amministrazioni locali, le commissioni parlamentari e i
ministeri di Sviluppo economico, Ambiente e Infrastrutture.
Il testo delinea comunque le procedure, fissa i requisiti degli
operatori e stabilisce i criteri ambientali e tecnici su cui dovrà
basarsi l’Agenzia per definire uno schema di parametri di
valutazione dei luoghi. Tra questi: popolazione e fattori
socioeconomici, qualità dell’aria, idrologia e risorse idriche,
fattori climatici, biodiversità, geofisica e geologia, valore
paesaggistico, valore architettonico storico, accessibilità,
rischio sismico, distanza da aree abitate e da infrastrutture di
trasporto, strategicità dell’area per il sistema energetico,
caratteristiche della rete elettrica, rischi potenziali indotti da
attività umane nel territorio circostante.
Il provvedimento stabilisce le misure compensative a favore di
amministrazioni, popolazioni e imprese. Oneri per milioni (oltre a
un’Ici da capogiro) a carico delle società di costruzione e
gestione. Sulla carta è previsto un beneficio economico
onnicomprensivo annuale commisurato alla potenza elettrica nominale
nella fase di cantiere, pari a 3mila euro per Mwh (sui 1600
previsti). Una volta che l’impianto entrerà in esercizio, l’i
ndennizzo sarà commisurato all’energia prodotta e immessa in rete,
pari a 0,4 euro per mwh da corrispondere a imprese e cittadini
sulla base dei criteri scelti dagli enti locali. Operazione che
secondo il governo si tradurrà in tagli di Ici, Irpef e tassa
rifiuti. I benefici saranno attribuiti per il 10% alle province in
cui sorge l’impianto; per il 55 ai Comuni e per il 35 ai comuni
limitrofi (nel raggio di 20 km).
(23 dicembre 2009)