L'isola dei cassintegrati". IL DIARIO
9 marzo: "Uno di noi in missione sulla terra ferma"
IL DIARIO: 9
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febbraio
ASINARA. Ormai la solidarietà è
diventata un fiume in piena. Più di quarantamila i sostenitori del
gruppo “l’Isola dei cassintegrati” su Facebook, quindicimila
adesioni solo nella giornata di ieri. Un successo incredibile, che
incoraggia gli operai della Vinyls mentre si guarda con speranza
alla trattativa in corso per la cessione degli impianti. Ecco il
diario quotidiano dall’isola.
Ore 7. Notte da tregenda, i 40 venti di Capo Horn
sono sbarcati in Sardegna. Vento d’acqua, a secchiate, per tutta la
notte. Senza luce, con spifferi d’aria gelata. Questa è Cala d’O
liva, carcere di disperati.
Ore 7,30. Pietro Marongiu inneggia a Manitù, nel ciglio di
una scogliera a Cala Sabina. Sarà ascoltato dalla divinità della
celeste prateria?
Ore 8. Un gruppo di cinghiali incazzati si
avvicina da noi. Dicono “a fora sos istranzos!”, forse gli
stranieri siamo noi.
Ore 9. Discutiamo sul servizio che Rai3 alle 11.30
ci dovrebbe dedicare. È un’occasione importante. Nel frattempo
leggiamo su Facebook il nostro book dell’isola dei cassintegrati.
Ci colpisce il commento di un signore di Bolzano, che scrive: Dove
sono i sindacati nazionali? Immediatamente risponde un sassarese,
con lo spirito goliardico che li contraddistingue: “In casinu che
zi li ponghiani!!”.
Ore 10. Forse dovremmo essere più moderati con i
sindacati nazionali. Avendo completato il nostro dizionario di
impropreri nei loro confronti, abbiamo deciso che per qualche
giorno non li menzioneremo più.
Ore 10.45. Tempo sempre tremendo. Da dove prenda le
previsioni il nostro metereologo Peppino non è dato sapersi. Oggi
aveva previsto bonaccia, insultato anche lui.
Ore 11.30. Bellissimo servizio a Rai3 su di noi, si
collegano anche con la torre Aragonese, la nostra Houston, la
centrale di controllo, il nostro avamposto dal quale partono tutte
le iniziative. Purtroppo non riescono a collegarsi in diretta con
noi all’Asinara. Peccato. I nostri colleghi e amici sono stati
formidabili nelle loro dichiarazioni, bravi Marco Nurra, Michele
Azzu e Stefano Masperi, quest’ultimo dalla torre aragonese.
Ore 12.15. Ci comunicano che testate nazionali
hanno fatto ampi servizi su di noi: Corriere della Sera,
Messaggero, Espresso, Il Fatto quotidiano, Libero. La nostra lotta
ha fatto breccia, finalmente. Solo su facebook i nostri sostenitori
sono già 40mila.
Ore 13.30. Qualcuno dovrà tenere conto delle
reazioni della grande attenzione sulla nostra vicenda. Ma segnali
concreti ancora non ne abbiamo. Il governo latita, non si hanno
notizie di Scajola. E gli arabi della Ramco, nostri possibili
acquirenti? Si mormora di una trattativa ben avviata.
Ore 14.30. Dobbiamo mandare il nostro ministro
degli Esteri in missione sulla terra ferma, non c’è mezzo.
Chiediamo un’appoggio all’ente parco, tramite gli infaticabili
Giuseppe Grieco e Pierpaolo Congiatu. La missione è segreta, durerà
tre giorni, sicuramente il ministro ne approfitterà per vedersi le
partite di Champions League, questo lo hanno capito anche i pastori
barbaricini che già bene ne conoscono il carattere.
Ore 16. Qualcuno deve lasciare l’isola, ma domani
comunque sono previsti nuovi arrivi a rinforzare la comitiva. La
voglia di continuare è intatta, anzi più forte di prima.
Ore 16.30. Su Andria, la nostra capra produttiva,
abbiamo perso quasi ogni speranza. Dove si sarà cacciato? Speriamo
sia nascosto al riparo con la sua fidanzatina.
Ore 17. Il nostro ministro, assieme ad altri tre
colleghi, lascia l’isola da Fornelli a Stintino, a trasportarlo è
il mitico Antonello Sanna, che anche stavolta ha sfidato il mare in
tempesta per noi, sposando in pieno la nostra causa. Lo fa con
entusiasmo. E’ un grande marinario, un grande lupo di mare di
quelli di una volta. Un saluto a tutti i lettori.
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(10 marzo 2010)