Prova la nuova ricerca: articoli dal 1984, foto e video
giovedì 18.03.2010 ore 22.56
PUBBLICITÀ
condividi:

Le indecifrabili trame nascoste del paese

Negli ultimi vent’anni si sono verificati 18 omicidi e sette tentati omicidi. La disamistade appartiene al passato. Analogie con la morte di don Muntoni
di Agostino Murgia
ORGOSOLO. Peppino Marotto come don Graziano Muntoni, assassinato alla vigilia di Natale del 1998: entrambi vittime eccellenti di una ciclica ondata criminale, hanno trovato la morte quasi nello stesso punto, vicino a una chiesa addobbata per le festività. L’omicidio del sacerdote, oltre allo sgomento, aveva lasciato - sia nel paese sia negli investigatori - una serie di punti interrogativi che, a distanza di nove anni, restano tali. E che rischiano di riversarsi, con lo stesso destino, anche sull’ultimo delitto. Perché riuscire a scoprire la matrice di un omicidio di stampo orgolese - a parte qualche rara eccezione - si è sempre dimostrata impresa assai ardua: non solo per l’ambiente, ma anche per la particolare complessità delle trame nascoste che si dipanano nel paese alle falde del Supramonte. Difficile anche riuscire a inquadrare ogni singolo delitto e gli eventuali collegamenti tra l’uno e l’a ltro.

 Perché, a differenza di altri centri della Barbagia dove sono in corso faide o micro-faide, Orgosolo (che nei primi anni del Novecento aveva contato decine di morti per una delle più terribili “disamistades” dell’isola) da anni sembra essere immune da fenomeni di questo tipo.

 Eppure solo negli ultimi vent’anni ci sono stati 18 omicidi e 7 tentati omicidi.

 Alcuni, perché d’impeto, sono stati scoperti: gli altri sono invece rimasti avvolti nel mistero, sia che siano stati commessi nelle campagne, con le classiche tecniche del delitto barbaricino, sia nelle vie del paese. Difficile riuscire a decifrare eventuali punti di contatto, proprio per l’assenza dallo scenario criminale di una faida. Contesto anche questo assai complesso, ma che a volte permette di inquadrare il delitto in un certo ambito, seppur generico. A Orgosolo questo non è possibile, e si deve procedere a tentoni.


 Negli ultimi nove anni - pur tra un proliferare di tentati omicidi, rapine e attentati - nel centro barbaricino sono stati commessi due delitti, presto dimenticati se non dai familiari e dagli investigatori, che mantengono i fascicoli giudiziari sempre aperti, in attesa di quasi impossibili fatti nuovi.

 Per trovare un fatto eclatante bisogna riandare all’alba del 24 dicembre del 1998, quando in un viottolo vicino alla chiesa venne assassinato don Graziano Muntoni, un sacerdote benvoluto e apparentemente senza nemici. Furono seguite mille piste, ma la mancanza di un movente e la particolarità dell’ambiente resero l’i mpresa impossibile. «Il parroco - disse dopo due anni un esperto investigatore - è rimasto vittima di un certo tipo di società. In questi casi è difficile fare le indagini perché o trovi l’assassino immediatamente o non lo trovi più, perché nessuno ti può aiutare, nessuno ha visto niente: le modalità, il posto e l’ora fanno il resto».

 Cinque omicidi e tre tentati si verificarono tra il 1998 e il 1993, anno nel quale le cronache dovettere registrare una strage: Vanni Ruggiu, sua moglie Caterina Podda e il loro figlio Piercosimo vennero falciati da oltre 15 fucilate mentre si recavano in un loro podere nelle campagne di “Sorasi”, una zona collinare tra Orgosolo e Oliena: la dinamica del delitto rese subito evidente che il gruppo di fuoco era mosso da una furia belluina e da una determinazione omicida raramente registrate nel pur tragico panorama criminale barbaricino.

 Anche Vanni Ruggiu, sassarese di nascita e orgolese di adozione, nel centro barbaricino e in quelli limitrofi era diventato un vero e proprio personaggio. Si pensò che il giovane Ruggiu, assolto da alcuni pesanti capi di imputazione, fosse stato giudicato colpevole da ben altro tribunale, capace di ferocissime condanne.

 Ma questo non spiegava il coinvolgimento dei suoi genitori. Furono fatte diverse altre ipotesi, ma nessuna trovò concretezza. In ogni caso non si trattava di faida: la strage fece trasparire però un cambiamento nelle cadenze criminali della Barbagia, dove il tempo della vendetta è diventato sempre più breve: occorre chiudere i conti subito e in modo definitivo, per impedire una possibile risposta.
Pagina 1 di 2
Link correlati
LA CRONACA Ucciso Peppino Marotto
Ultim'ora
New York, 22:13 WALL STREET: CHIUDE IN RIALZO, DJ +0,42% NASDAQ +0,09% Roma, 21:08 INCHIESTA TRANI: CRONISTA FOSCHINI SENTITO SU FUGA NOTIZIE Potenza, 21:07 CLAPS: FINITO INCIDENTE PROBATORIO, CADAVERE PORTATO A BARI Le altre notizie
Multimedia
Multimedia - Il tapiro per Minzolini Il tapiro per Minzolini
Testate locali
Annunci (Sassari e Sardegna)
Annunci di lavoro (Sassari e Sardegna)
Enti e tribunali (Sassari e Sardegna)

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006