Le indecifrabili trame nascoste del paese
Negli ultimi vent’anni si sono verificati 18 omicidi e sette tentati omicidi. La disamistade appartiene al passato. Analogie con la morte di don Muntoni
di Agostino Murgia
ORGOSOLO. Peppino Marotto come don Graziano Muntoni, assassinato
alla vigilia di Natale del 1998: entrambi vittime eccellenti di una
ciclica ondata criminale, hanno trovato la morte quasi nello stesso
punto, vicino a una chiesa addobbata per le festività. L’omicidio
del sacerdote, oltre allo sgomento, aveva lasciato - sia nel paese
sia negli investigatori - una serie di punti interrogativi che, a
distanza di nove anni, restano tali. E che rischiano di riversarsi,
con lo stesso destino, anche sull’ultimo delitto. Perché riuscire a
scoprire la matrice di un omicidio di stampo orgolese - a parte
qualche rara eccezione - si è sempre dimostrata impresa assai
ardua: non solo per l’ambiente, ma anche per la particolare
complessità delle trame nascoste che si dipanano nel paese alle
falde del Supramonte. Difficile anche riuscire a inquadrare ogni
singolo delitto e gli eventuali collegamenti tra l’uno e l’a
ltro.
Perché, a differenza di altri centri della Barbagia dove sono in
corso faide o micro-faide, Orgosolo (che nei primi anni del
Novecento aveva contato decine di morti per una delle più terribili
“disamistades” dell’isola) da anni sembra essere immune da fenomeni
di questo tipo.
Eppure solo negli ultimi vent’anni ci sono stati 18 omicidi e 7
tentati omicidi.
Alcuni, perché d’impeto, sono stati scoperti: gli altri sono
invece rimasti avvolti nel mistero, sia che siano stati commessi
nelle campagne, con le classiche tecniche del delitto barbaricino,
sia nelle vie del paese. Difficile riuscire a decifrare eventuali
punti di contatto, proprio per l’assenza dallo scenario criminale
di una faida. Contesto anche questo assai complesso, ma che a volte
permette di inquadrare il delitto in un certo ambito, seppur
generico. A Orgosolo questo non è possibile, e si deve procedere a
tentoni.
Negli ultimi nove anni - pur tra un proliferare di tentati
omicidi, rapine e attentati - nel centro barbaricino sono stati
commessi due delitti, presto dimenticati se non dai familiari e
dagli investigatori, che mantengono i fascicoli giudiziari sempre
aperti, in attesa di quasi impossibili fatti nuovi.
Per trovare un fatto eclatante bisogna riandare all’alba del 24
dicembre del 1998, quando in un viottolo vicino alla chiesa venne
assassinato don Graziano Muntoni, un sacerdote benvoluto e
apparentemente senza nemici. Furono seguite mille piste, ma la
mancanza di un movente e la particolarità dell’ambiente resero l’i
mpresa impossibile. «Il parroco - disse dopo due anni un esperto
investigatore - è rimasto vittima di un certo tipo di società. In
questi casi è difficile fare le indagini perché o trovi l’assassino
immediatamente o non lo trovi più, perché nessuno ti può aiutare,
nessuno ha visto niente: le modalità, il posto e l’ora fanno il
resto».
Cinque omicidi e tre tentati si verificarono tra il 1998 e il
1993, anno nel quale le cronache dovettere registrare una strage:
Vanni Ruggiu, sua moglie Caterina Podda e il loro figlio Piercosimo
vennero falciati da oltre 15 fucilate mentre si recavano in un loro
podere nelle campagne di “Sorasi”, una zona collinare tra Orgosolo
e Oliena: la dinamica del delitto rese subito evidente che il
gruppo di fuoco era mosso da una furia belluina e da una
determinazione omicida raramente registrate nel pur tragico
panorama criminale barbaricino.
Anche Vanni Ruggiu, sassarese di nascita e orgolese di adozione,
nel centro barbaricino e in quelli limitrofi era diventato un vero
e proprio personaggio. Si pensò che il giovane Ruggiu, assolto da
alcuni pesanti capi di imputazione, fosse stato giudicato colpevole
da ben altro tribunale, capace di ferocissime condanne.
Ma questo non spiegava il coinvolgimento dei suoi genitori. Furono
fatte diverse altre ipotesi, ma nessuna trovò concretezza. In ogni
caso non si trattava di faida: la strage fece trasparire però un
cambiamento nelle cadenze criminali della Barbagia, dove il tempo
della vendetta è diventato sempre più breve: occorre chiudere i
conti subito e in modo definitivo, per impedire una possibile
risposta.