L’entusiasmo di Roma dura una notte
Alcoa minaccia la cassa integrazione
Il rientro in fabbrica a Portovesme: un’assemblea tesa decide la prosecuzione della protesta
di Erminio Ariu
PORTOVESME. L’entusiasmo espresso mercoledì sera a
Roma dai rappresentanti sindacali della provincia sulla
rassicurazione che Alcoa non avrebbe chiuso lo stabilimento di
Portovesme è scomparso rapidamente: la multinazionale ieri mattina,
poco prima dell’avvio dell’assemblea generale, ha comunicato ai
lavoratori di voler proseguire l’attività produttiva a patto che
entro il 31 dicembre prossimo vengano comunicate, chiaramente e
distintamente, le tariffe elettriche a cui dovrà fare riferimento.
A dare l’informativa è stato l’amministratore delegato di Alcoa
Europe Giuseppe Toia, che telefonicamente ha espresso la posizione
della multinazionale. Pagherà la sanzione per l’anno di infrazione,
che verrà versata parte nelle casse del Tesoro, parte in quelle del
sistema elettrico nazionale. Ma dal prossimo anno tutto dovrà
essere chiaro, in fatto di costi dell’energia. Intanto, proprio per
poter gestire meglio la partita dei conti, potrebbe ricorrere alla
cassa integrazione per un numero non ancora definito di operai o
attivare una fermata temporanea dello stabilimento. In altri
termini Toia ha fatto capire che lo spettro della chiusura è ancora
dietro l’angolo e che le responsabilità di un’eventuale fuga da
Portovesme è tutta del governo nazionale.
L’assemblea generale si è svolta dunque in un clima molto teso. I
tre operai che protestano sulla cisterna da quasi 20 giorni,
proseguiranno con la loro forma di lotta in attesa che venga
spazzata via la nebbia che avvolge l’intera vertenza.
«Se è vero che l’azienda riconosce gli sforzi fatti dal ministro
dello Sviluppo economico - ha puntualizzato Rino Barca (Cisl)- è
anche vero che nulla di certo è stato fatto. Ci era stato garantito
che la fabbrica avrebbe continuato a produrre e il giorno dopo
viene prospettato il ricorso alla cassa integrazione o la fermata
tecnica in attesa delle definizione delle tariffe elettriche.
Adesso il governo deve fare il proprio dovere perché non
accetteremo nessuna delle due soluzione annunciale dall’azienda». L’
assemblea si è svolta in un clima teso. L’euforia è scomparsa e
sono tornate paura e rabbia.
«Il ministro Scajola - ha aggiunto Franco Bardi, Cgil - deve
convocare Alcoa e le organizzazioni sindacali per far chiarezza
sulla posizione dell’azienda. Temiamo che a questo punto qualche
soggetto stia facendo il doppio gioco e qualcuno dovrà rendere
conto ai lavoratori, su certe affermazioni. Toia ha comunicato che
Alcoa non ha firmato alcun documento che attesti la disponibilità a
proseguire l’attività in Sardegna e non esclude di smantellare gli
impianti di Portovesme.
Un’altra delusione, più cocente delle precedenti, che ha colpito
ulteriormente i lavoratori. Le proposte avanzate dal ministro per
consentire ad Alcoa a disporre di tariffe elettriche accettabili
passano attraverso lo sfruttamento dell’interrompibilità, la
partecipazione allo sviluppo di linee di interconnessione e le
riduzioni dei corrispettivi di dispacciamento».
Intanto la commissione europea reclama la restituzione al Tesoro e
al sistema elettrico nazionale degli sconti tariffari ottenuti e
dei relativi interessi, ritenuti aiuto di Stato. Il pagamento, se
non ci sarà un ricorso, dovrà avvenire entro i prossimi 4 mesi.
«Siamo pronti nuovamente alla mobilitazione e questa volta anche
contro la direzione aziendale. Colpiremo duro», ha insistito Andrea
Cuccu della Uil.
«Lo avevo definito un risultato parziale - ha ammesso Roberto Puddu
della Cgil provinciale - e si comincia ad avvertire che il
risultato è ancora lontano. È l’ennesima presa per i fondelli: le
varie leggi, i decreti sbagliati volutamente o per incapacità, gli
accordi, le promesse e gli impegni non mantenuti arrivano con gli
spunti di conversazione del ministro e non si parla di carbone
Sulcis. Siamo diffidenti».
E che ci sia scontento lo attesta anche Giorgio Cremaschi
segretario nazionale dei metalmeccanici Fiom Cgil: «È inaccettabile
l’ottimismo diffuso dal governo sulla vicenda Alcoa. Allo stato
attuale mancano totalmente elementi concreti per far sì che la
vertenza vada verso una soluzione positiva». Per Federico Palomba l’
impegno del governo deve proseguire e in un interrogazione al
ministro ha chiesto che si ponga fine all’annosa vicenda. «Per ora
è una promessa - ha commentato Antonio Di PIetro - aspettiamo che
sia mantenuta».
(20 novembre 2009)