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lunedì 22.03.2010 ore 08.32
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Il Pd: «Dai sardi un No a Berlusconi
e al cemento sulle coste»

Il Centrosinistra festeggia la mancata «spallata» del Centrodestra Barracciu: «Anche i Sì non hanno superato il 18 per cento» Soro: «Spesi 9 milioni per far piacere a due leader del Pdl»
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Il Centrosinistra sardo festeggia. Non perché le leggi oggetto del referendum non siano state abrogate o toccate, (un'eventuale vittoria del Sì non avrebbe comportato modifiche sostanziali), ma proprio perché ai quesiti referendari il Centrodestra aveva dato il valore d'una spallata, di un avviso di sfratto per il presidente Soru. E la prova era stata la discesa in campo, da molti interpretata come un intervento a gamba tesa, di Berlusconi che solo qualche giorno fa aveva rivolto «un appello ai concittadini sardi»: un appello per il Sì e per liberarsi da una legge, la cosiddetta salvacoste, che «ha bloccato lo sviluppo per quattro anni». L'invito non è stato accolto, la spallata non è riuscita e resta la riflessione comune sull'istituto del referendum: adoperato con successo negli anni Settanta sui grandi temi trasversali e riproposto, stavolta senza successo, negli anni Novanta con lo scopo di bypassare i partiti. Anche stavolta la consultazione era stata caricata da significati che andavano al di là delle questioni di merito.

 Ieri i telefoni della presidenza della giunta erano bollenti. Tante chiamate, molti sms ed email per congratularsi per l'esito nullo al mancato raggiungimento del quorum. Tra le telefonate, le congratulazioni di Walter Veltroni. Il segretario del Pd ha ribadito il pieno sostegno alle iniziative del governo regionale in materia di tutela e valorizzazione delle coste e dei beni paesaggistico-ambientali e ha soprattutto rimarcato «la chiara risposta dei sardi ai tentativi di ingerenza esterna e pressione esercitati dal centrodestra con tutti i mezzi».


 Il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, non ha dubbi: «Se la posta del referendum, la spallata a Soru esplicitamente messa in campo dal capo del governo aveva un senso, si può concludere che i sardi hanno dato un calcio a Berlusconi». Soro tira le somme: «Nove milioni di euro dei contribuenti sardi sono stati bruciati per soddisfare una mediocre esigenza propagandistica del Pdl o più probabilmente di due esponenti di quel partito vogliosi di promozione. La presenza militante del presidente del Consiglio in questa occasione, fortemente assistita da media amici e tifoserie esultanti, ha portato pochi consensi in favore di una missione non apprezzata dai sardi. Noi, più tranquillamente, pensiamo che il voto di domenica ha un inequivocabile significato: consenso alla politica di tutela del territorio e del patrimonio ambientale dell'isola e, insieme, esplicita riconferma di fiducia nei confronti del governo regionale». Il Pd festeggia, dunque, «il flop totale del Fronte del Sì», sostiene la segretaria sarda Francesca Barracciu, ancora più evidente se si analizzano i dati».




 L'esame del voto nei vari Comuni fa emergere, a giudizio di Francesca Barracciu, «il fallimento della campagna di propaganda portata avanti dal centrodestra. Su tutti e tre i quesiti referendari ma in particolare su quello relativo alla salvacoste: su 300 mila votanti, non solo la stragrande maggioranza non è andata a votare, ma in 35 mila hanno anche bocciato il quesito dicendo No. Pertanto il centrodestra ha raggiunto un assenso di circa il 18% e non del 20% come si sta dicendo».


 Francesco Sanna, senatore Pd, ritiene che il risultato sia «una sonora sconfitta del fronte dei referendum sponsorizzati dalla Pdl e, con grave scorrettezza istituzionale, da Silvio Berlusconi in diretta da Palazzo Chigi. Spiace che l'Udc, non abbia ritenuto di dover stigmatizzare il comportamento del Presidente del consiglio», aggiunge Sanna, ««forse per l'eccessivo coinvolgimento di quella parte che si sente ancora prigioniera in una Casa della libertà che non c'è più». Sanna chiarisce poi il motivo per cui i sardi non siano andati a votare: «Non li hanno seguiti perché, evidentemente, la Sardegna stremata e desertificata che hanno descritto semplicemente non esiste. Prevale un nuovo modello di sviluppo basato sul rispetto dell'ambiente e dell'identità paesaggistica di quest'isola. Rimane il monito severo sull'uso spregiudicato e a spese del contribuente del referendum e la perdita di credibilità per quel pezzo di Consiglio regionale che ha invitato ad abrogare una legge che prima aveva contribuito ad approvare».

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