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venerdì 19.03.2010 ore 09.44
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Giuliano rivelazione di X-Factor
"Isolato dal mondo ora sogno la vittoria"

Giuliano Rassu
Giuliano Rassu
SASSARI. Per intervistare Giuliano Rassu, il giovane cantante sassarese diventato la star indiscussa del talent show televisivo di Raidue «X Factor», bisogna superare un fitto sbarramento di uffici stampa, responsabili della produzione, redattori e intermediari vari.

Poi Giuliano finalmente arriva al telefono e risponde al saluto con una voce allegra e squillante: «Che bello sentire qualcuno con l’accento sassarese, è da parecchio che non parlo con persone della mia città».

Tutti i concorrenti, per esigenze di produzione, hanno interrotto i contatti con amici e parenti il giorno in cui è iniziato il programma, niente cellulare, Internet, sms, giornali, bandite o quasi le telefonate a casa, la vita dei concorrenti di «X Factor» è scandita da ritmi serrati di studio e di lavoro e l’unico contatto con il mondo esterno è il roboante Barnum televisivo della puntata settimanale, in cui i cantanti tirano fuori tutta la loro grinta per rimanere in gara.

«Il fatto di essere un po’ isolati fuori dal mondo ti aiuta a concentrarti sul lavoro a non diventare preda di facili entusiasmi se qualcuno parla bene di te, o viceversa a deprimerti se arriva la recensione negativa. Sto lavorando sodo e cercando di far tesoro di tutto quello che mi suggeriscono. Il rapporto con gli insegnanti è molto aperto, non ci sono imposizioni se non mi piace il costume di scena che mi propongono ne parliamo. Stessa cosa con gli altri ragazzi in gara, con i quali sta nascendo una bella amicizia; ci diamo una mano l’uno con l’altro, sembra strano ma tra noi non c’è vera competizione, viviamo questa esperienza come un periodo di studi, un’opportunità. X Factor è una scuola che ti indirizza nel mondo della musica.
Poi, naturalmente, beato chi vince. Stiamo vivendo un’esperienza unica e siamo meravigliati dall’accoglienza calorosa del pubblico e dal fatto che spesso, quando ci spostiamo dal loft agli studi, la gente ci ferma per avere un autografo, come fossimo cantanti famosi».


Giuliano ha intuito qualcosa, insomma, ma ancora non sa che è diventato una celebrità in tutt’Italia e che in molti lo vedono già sul gradino più alto del podio di «X factor» e poi, chissà, magari anche a Sanremo.

«Nei giorni scorsi mi è arrivata una notizia che ha dell’i ncredibile. So che Cementano ha parlato molto bene di me dalle pagine del Corriere e sono anche cosciente degli apprezzamenti che fanno i giudici nei miei confronti durante la gara. Questo per me è un sogno che si realizza e mi dà una gioia incredibile, che ancora non ho metabolizzato e a cui è difficile abituarsi. Io ho inseguito fin da piccolo questo sogno, e nel momento in cui avevo smesso di crederci veramente è arrivato. Tutto questo è bellissimo, entusiasmante».

Nonostante le grandi opportunità di crescita che gli sta offrendo «X Factor» Giuliano resta comunque profondamete legato alle sue radici musicali e agli insegnamenti appresi in famiglia dal padre Marco e dallo zio Ginetto Ruzzetta, grande originale interprete della canzone sassarese. «Mio padre mi ha fatto incontrare il blues di Jimi Hendrix, ma è stato anche un compagno di lavoro con cui ho affrontato tante volte il palco in giro per la Sardegna. L’impronta blues mi arriva anche da zio Ginetto, appassionato di questa musica. Forse qualcuno si ricorderà alcuni brani in cui mimava con la voce il suono della tromba. Per me lui resta un mito; mi incantavo da piccolo a guardarlo suonare la chitarra. Purtroppo non ci siamo mai esibiti insieme perché lui è stato male e ha smesso di suonare proprio nel periodo in cui io ho iniziato la mia carriera artistica, ma anche adesso, quando alle feste la famiglia si riunisce, io canto sempre per tutti le sue canzoni e lui si commuove sempre, sopratutto quando suono “Masthru Antoni”. Anche zio Ginetto è figlio d’arte: mio bisnonno era insegnate di musica e suonava la chitarra classica nelle prime radio locali. Eppure nessuno in famiglia mi ha mai spronato ad intraprendere questa carriera. I miei hanno sempre assecondato le mie passioni, anche quando mi sono innamorato del calcio».
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