Giuliano rivelazione di X-Factor
"Isolato dal mondo ora sogno la vittoria"
Giuliano Rassu
SASSARI. Per intervistare Giuliano Rassu, il giovane cantante
sassarese diventato la star indiscussa del talent show televisivo
di Raidue «X Factor», bisogna superare un fitto sbarramento di
uffici stampa, responsabili della produzione, redattori e
intermediari vari.
Poi Giuliano finalmente arriva al telefono e risponde al
saluto con una voce allegra e squillante: «Che bello sentire
qualcuno con l’accento sassarese, è da parecchio che non parlo con
persone della mia città».
Tutti i concorrenti, per esigenze di produzione, hanno interrotto i
contatti con amici e parenti il giorno in cui è iniziato il
programma, niente cellulare, Internet, sms, giornali, bandite o
quasi le telefonate a casa, la vita dei concorrenti di «X Factor» è
scandita da ritmi serrati di studio e di lavoro e l’unico contatto
con il mondo esterno è il roboante Barnum televisivo della puntata
settimanale, in cui i cantanti tirano fuori tutta la loro grinta
per rimanere in gara.
«Il fatto di essere un po’ isolati fuori dal mondo ti aiuta a
concentrarti sul lavoro a non diventare preda di facili entusiasmi
se qualcuno parla bene di te, o viceversa a deprimerti se arriva la
recensione negativa. Sto lavorando sodo e cercando di far tesoro di
tutto quello che mi suggeriscono. Il rapporto con gli insegnanti è
molto aperto, non ci sono imposizioni se non mi piace il costume di
scena che mi propongono ne parliamo. Stessa cosa con gli altri
ragazzi in gara, con i quali sta nascendo una bella amicizia; ci
diamo una mano l’uno con l’altro, sembra strano ma tra noi non c’è
vera competizione, viviamo questa esperienza come un periodo di
studi, un’opportunità. X Factor è una scuola che ti indirizza nel
mondo della musica.
Poi, naturalmente, beato chi vince. Stiamo vivendo un’esperienza
unica e siamo meravigliati dall’accoglienza calorosa del pubblico e
dal fatto che spesso, quando ci spostiamo dal loft agli studi, la
gente ci ferma per avere un autografo, come fossimo cantanti
famosi».
Giuliano ha intuito qualcosa, insomma, ma ancora non sa che è
diventato una celebrità in tutt’Italia e che in molti lo vedono già
sul gradino più alto del podio di «X factor» e poi, chissà, magari
anche a Sanremo.
«Nei giorni scorsi mi è arrivata una notizia che ha dell’i
ncredibile. So che Cementano ha parlato molto bene di me dalle
pagine del Corriere e sono anche cosciente degli apprezzamenti che
fanno i giudici nei miei confronti durante la gara. Questo per me è
un sogno che si realizza e mi dà una gioia incredibile, che ancora
non ho metabolizzato e a cui è difficile abituarsi. Io ho inseguito
fin da piccolo questo sogno, e nel momento in cui avevo smesso di
crederci veramente è arrivato. Tutto questo è bellissimo,
entusiasmante».
Nonostante le grandi opportunità di crescita che gli sta offrendo
«X Factor» Giuliano resta comunque profondamete legato alle sue
radici musicali e agli insegnamenti appresi in famiglia dal padre
Marco e dallo zio Ginetto Ruzzetta, grande originale interprete
della canzone sassarese. «Mio padre mi ha fatto incontrare il blues
di Jimi Hendrix, ma è stato anche un compagno di lavoro con cui ho
affrontato tante volte il palco in giro per la Sardegna. L’impronta
blues mi arriva anche da zio Ginetto, appassionato di questa
musica. Forse qualcuno si ricorderà alcuni brani in cui mimava con
la voce il suono della tromba. Per me lui resta un mito; mi
incantavo da piccolo a guardarlo suonare la chitarra. Purtroppo non
ci siamo mai esibiti insieme perché lui è stato male e ha smesso di
suonare proprio nel periodo in cui io ho iniziato la mia carriera
artistica, ma anche adesso, quando alle feste la famiglia si
riunisce, io canto sempre per tutti le sue canzoni e lui si
commuove sempre, sopratutto quando suono “Masthru Antoni”. Anche
zio Ginetto è figlio d’arte: mio bisnonno era insegnate di musica e
suonava la chitarra classica nelle prime radio locali. Eppure
nessuno in famiglia mi ha mai spronato ad intraprendere questa
carriera. I miei hanno sempre assecondato le mie passioni, anche
quando mi sono innamorato del calcio».