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mercoledì 10.03.2010 ore 10.35
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Due operai muoiono in una cisterna

Il gas sprigionatosi non gli ha dato scampo. La tragedia scoperta dopo ore
di Filiberto Mayda
SALE. Faceva un freddo dannato ieri mentre i due operai lavoravano dentro la vecchia cisterna lungo la statale 211, a Sale, in provincia di Alessandria. Quella cisterna che si è trasformata in una camera a gas, in una tomba. I loro corpi sono stati trovati solo nel tardo pomeriggio dall’ex proprietario del distributore di carburante, uno vicino all’altro. Un incidente sul lavoro terribile. A perdere la vita due operai della società «Tecnogas» di Fidenza.

Le vittime sono Bruno Montixi, quarantuno anni, residente a Cagliari, ma domiciliato nel Parmiggiano, e Rudi Cariolato, quarantasei anni, abitante a Fidenza.

Alle otto di sera, quando sul posto ancora stanno lavorando i vigili del fuoco e i carabinieri coordinati dal capitano Giorgio Sanna, comandante della compagnia di Tortona, l’odore del gas è fortissimo. I pompieri faticano, sotto la neve che inizia a scendere, a mettere in sicurezza la zona, a due passi dal paese e lungo una trafficata provinciale, non distante dal Motel Due. «Allontanatevi, per favore, e niente flash...», intimano per timore di un’esplosione. C’è ancora tensione e dolore per quelle morti sul lavoro.

I due operai sono arrivati a Sale di prima mattina, su un furgone della ditta. Il distributore è da tempo in disuso e dovevano effettuare operazioni di bonifica alla cisterna. Secondo la prima e per forza di cose sommaria ricostruzione della disgrazia, Montixi e Cariolato si erano messi subito di buona lena. Un lavoro di routine, certamente, ma con parecchi rischi e neanche calcolati bene visto che i due, secondo i primi accertamenti degli invetigatori, non hanno indossato la maschera anti-gas. Gli operai si sono calati nella cisterna e hanno iniziato le operazioni di bonifica. Dal quel momento, in attesa di verifiche tecniche e dell’e same medico legale, si possono fare solo ipotesi. E’ probabile che, a causa di un errore, sia stata aperta una valvola oppure che una valvola difettosa, al primo contatto, abbia iniziato a rilasciare gas. Sta di fatto che la perdita deve essere stata immediata e in quantità notevole, se è vero che gli operai non sarebbero neppure riusciti a fare un tentativo per allontanarsi. Sulla questione dei tempi, è credibile che l’incidente sia avvenuto in mattinata: nessuno dei due operai ha infatti risposto al telefono cellulare, ed è stato proprio questo silenzio che ha fatto insospettire e preoccupare i titolari della ditta e i parenti.


E le mancate risposte hanno fatto scattare anche l’allarme. Il primo ad essere contattato è stato l’ex proprietario dell’impianto, che aveva commissionato l’intervento: lui, arrivato sul posto, ha trovato i corpi. Da quel momento la macchina dei soccorsi è scattata, ma inutilmente. Quando i vigili del fuoco, protetti dai respiratori, si sono calati nella cisterna, hanno solo potuto, delicatamente, riportare all’aperto i corpi senza vita degli operai.

Tra gli incidenti più gravi avvenuti negli ultimi anni, va ricordato quello del 26 maggio 2009, dove tre operai di una impresa esterna morirono per asfissia nello spazio di pochi minuti, l’uno per salvare l’altro, negli impianti della Saras di Sarroch, la raffineria di proprietà della famiglia Moratti, a Cagliari. L’anno prima, l’11 giugno 2008, ci furono sei morti a Mineo, in Sicilia. Le persone decedute pulivano una vasca del depuratore: quattro erano dipendenti comunali, altri due di un azienda privata. Sempre nel 2008, il 3 marzo, cinque persone morirono a Molfetta (Bari) per le esalazioni liberatesi durante la pulitura della cisterna di un camion. Nella cisterna persero la vita tre dipendenti e il titolare dell’azienda ‘Truck center’, calatisi successivamente nella cisterna nel tentativo di salvare i colleghi, mentre un altro lavoratore morì in ospedale il giorno seguente.
(13 gennaio 2010)
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