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domenica 21.03.2010 ore 01.45
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Crisi, la Sardegna scende in piazza

In corteo a Cagliari 50mila persone per chiedere un futuro
CAGLIARI. Lo sciopero generale proclamato da Cgil, Cisl e Uil ha fermato l'intera Sardegna per un giorno sollecitando le istituzioni regionali e nazionali, con una imponente manifestazione di piazza, a imprimere una svolta nelle politiche per lo sviluppo, il lavoro e il contrasto alle povertà.

A Cagliari almeno 50 mila persone (oltre 30 mila per la Questura) hanno sfilato in un corteo lungo circa due chilometri: da Piazza Giovanni XXIII a Piazza Yenne, dove il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde - anche a nome di Enzo Costa (Cgil) e Francesca Ticca (Uil) - ha ammonito: "non è più tempo di parole, ma di scelte e politiche serie perchè la situazione è diventata insostenibile". La crisi del settore industriale colpisce i lavoratori di tutto il Sulcis, dei distretti di Porto Torres (chimica) e della Sardegna centrale (manifatturiero) ma anche gli altri settori produttivi dell'Isola, dall'agricoltura al lapideo, dai servizi alla sanità.

Ma oggi il simbolo della protesta è rappresentato dagli operai dell'Alcoa di Portovesme, ancora in attesa di una decisione della multinazionale statunitense sul futuro degli stabilimenti italiani. Sin dall'avvio della manifestazione hanno conquistato la testa del corteo, dietro lo striscione unitario dei sindacati con la scritta "Lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunità".

I lavoratori dell'Alcoa sono anche stati l'anima di uno sciopero indetto per gridare con convinzione che "un'altra Sardegna è possibile": hanno urlato la propria rabbia per l'annunciata fermata degli impianti, si sono messi a correre per poi fermarsi a battere i loro caschetti in terra, hanno lanciato fumogeni, danzato il "ballu tundu" con i tumbarinos di Gavoi - tipica maschera del carnevale barbaricina - e occupato per oltre mezz'ora, dopo i comizi finali, il palco di Piazza Yenne. Ad accompagnare il loro immancabile striscione blu, anche una piccola bara con la bandiera americana.


Un'altra cassa da morto è spuntata qualche decina di metri più indietro, portata a spalla dagli operai della Vinyls di Porto Torres, mentre altri lavoratori del polo chimici in crisi sono rimasti a presidiare la cima della Torre Aragonese. Non sono mancate le tute verdi dei lavoratori dell'Eurallumina, a cui è stato annunciato un altro anno di cassa integrazione, quelli della Legler e dell'Equipolymers di Ottana che attendono ancora di conoscere il proprio futuro. In piazza anche il mondo della scuola e le amministrazioni locali, con i gonfaloni di Comuni e Province, le Giunte e i Consigli comunali e provinciali convocati a Cagliari.

Per tutte le sigle sindacali "non basta contrastare le singole emergenze, serve un piano straordinario che costruisca le basi materiali e immateriali per lo sviluppo: energia, infrastrutture, conoscenza, insularità e diritto di cittadinanza". In una parola: lavoro.
(05 febbraio 2010)
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