Crisi, la Sardegna scende in piazza
In corteo a Cagliari 50mila persone per chiedere un futuro
CAGLIARI. Lo sciopero generale proclamato da Cgil,
Cisl e Uil ha fermato l'intera Sardegna per un giorno sollecitando
le istituzioni regionali e nazionali, con una imponente
manifestazione di piazza, a imprimere una svolta nelle politiche
per lo sviluppo, il lavoro e il contrasto alle povertà.
A Cagliari almeno 50 mila persone (oltre 30 mila per la Questura)
hanno sfilato in un corteo lungo circa due chilometri: da Piazza
Giovanni XXIII a Piazza Yenne, dove il segretario generale della
Cisl sarda, Mario Medde - anche a nome di Enzo Costa (Cgil) e
Francesca Ticca (Uil) - ha ammonito: "non è più tempo di parole, ma
di scelte e politiche serie perchè la situazione è diventata
insostenibile". La crisi del settore industriale colpisce i
lavoratori di tutto il Sulcis, dei distretti di Porto Torres
(chimica) e della Sardegna centrale (manifatturiero) ma anche gli
altri settori produttivi dell'Isola, dall'agricoltura al lapideo,
dai servizi alla sanità.
Ma oggi il simbolo della protesta è rappresentato dagli operai
dell'Alcoa di Portovesme, ancora in attesa di una decisione della
multinazionale statunitense sul futuro degli stabilimenti italiani.
Sin dall'avvio della manifestazione hanno conquistato la testa del
corteo, dietro lo striscione unitario dei sindacati con la scritta
"Lavoro, sviluppo, autogoverno: dalla crisi alle opportunità".
I lavoratori dell'Alcoa sono anche stati l'anima di uno sciopero
indetto per gridare con convinzione che "un'altra Sardegna è
possibile": hanno urlato la propria rabbia per l'annunciata fermata
degli impianti, si sono messi a correre per poi fermarsi a battere
i loro caschetti in terra, hanno lanciato fumogeni, danzato il
"ballu tundu" con i tumbarinos di Gavoi - tipica maschera del
carnevale barbaricina - e occupato per oltre mezz'ora, dopo i
comizi finali, il palco di Piazza Yenne. Ad accompagnare il loro
immancabile striscione blu, anche una piccola bara con la bandiera
americana.
Un'altra cassa da morto è spuntata qualche decina di metri più
indietro, portata a spalla dagli operai della Vinyls di Porto
Torres, mentre altri lavoratori del polo chimici in crisi sono
rimasti a presidiare la cima della Torre Aragonese. Non sono
mancate le tute verdi dei lavoratori dell'Eurallumina, a cui è
stato annunciato un altro anno di cassa integrazione, quelli della
Legler e dell'Equipolymers di Ottana che attendono ancora di
conoscere il proprio futuro. In piazza anche il mondo della scuola
e le amministrazioni locali, con i gonfaloni di Comuni e Province,
le Giunte e i Consigli comunali e provinciali convocati a Cagliari.
Per tutte le sigle sindacali "non basta contrastare le singole
emergenze, serve un piano straordinario che costruisca le basi
materiali e immateriali per lo sviluppo: energia, infrastrutture,
conoscenza, insularità e diritto di cittadinanza". In una parola:
lavoro.
(05 febbraio 2010)