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domenica 22.11.2009 ore 03.29
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La rabbia di Sartor: "Costretto a fallire"

"Non rispettati gli accordi per Vinyls". Terremoto su Porto Torres e Assemini
di Gianni Favarato e Chiaramaria Pinna
La chimica italiana muore alla vigilia della Festa del Lavoro: gli impianti della Vinyls di Marghera e Porto Torres stanno per chiudere. I sindacati chiedono ossigeno e sollecitano la riapertura di un tavolo per le trattative. Temono l’effetto domino di un fallimento che trascinerà Assemini, Ravenna, Ferrara e Mantova travolgendo 5 mila posti di lavoro, tutti quelli collegati al ciclo del clorosoda. La scelta di sviluppo fatta 50 anni fa ha mostrato tutta la sua debolezza ora che l’imprenditore trevigiano Fiorenzo Sartor, che il 31 marzo scorso ha rilevato dall’inglese Ineos gli impianti, getta la spugna.

Sartor è uscito di scena dopo aver trasmesso in tribunale i libri contabili di Vinyls Italia. «Gli accordi si fanno in due - ha detto il presidente - non in uno: per seppellire Sartor ci vuole poco, basta tenerlo a bagnomaria un poco e l’operazione si fa: non sono nè Eni, nè la Banca d’Italia. E’ un atto dovuto, collegato al mancato rispetto degli accordi da parte dei fornitori. Ho fatto quello che non era più procrastinabile», lasciando intendere di essere stato “vittima” di un’azione difforme dalle intese sottoscritte da parte delle società che si erano impegnate a continuare a fornire materia prima a prezzi definiti fino all’i ntegrazione degli impianti del Pvc.

Il primo a correre a Roma per un incontro con il ministro Scajola è stato il presidente della Regione sarda Ugo Cappellacci che appena due mesi fa ha ereditato la patata bollente della chimica. «La chimica è un asset strategico per l’Italia e il governo non intende fare passi indietro nella difesa e rilancio del polo di Porto Marghera e degli stabilimenti sardi di Porto Torres e Assemini, ritenendo entrambe le realtà essenziali per il rilancio del comparto», è l’assicurazione data dal ministro a Cappellacci e al deputato Salvatore Cicu che lo accompagnava. Scajola ha ribadito che segue «minuto per minuto» la vicenda.


«Sono venuti a mancare i presupposti necessari per la realizzazione del piano industriale, presupposti che sussistevano, invece, al momento dell’acquisizione di Ineos Italia dalla multinazionale inglese», insiste Fiorenzo Sartor, e uno degli amministratori delegati di Vinyls Italia, Diego Carmello, già presidente di Ineos Italia, aggiunge: «Per il piano messo in piedi era necessario integrare la produzione del pvc con gli impianti del cloro e inoltre era necessario risolvere il problema del costo dell’energia elettrica, in quanto la produzione di cloro ne richiede parecchia».

Ineos Cloro ha risposto a stretto giro di posta alle accuse di mancato rispetto degli accordi con una nota. La società inglese sottolinea che «una nave carica di 3000 tonnellate di dicloretano era ormeggiata in rada dai giorni scorsi a Porto Marghera ed era pronta per rifornire la produzione di Vinyls Italia». «Alla luce del perdurare delle difficoltà manifestate da Vinyls Italia - dice un comunicato - e per facilitare la fase di start up dell’azienda, attiva in una fase centrale dell’intera industria chimica italiana, Ineos aveva concesso già nei giorni scorsi uno sconto sul prezzo delle forniture per i prossimi due mesi». E Paolo Scaroni, numero 1 dell’Eni, precisa: «La crisi della chimica di base è mondiale e se Sartor voleva materie prime a prezzi migliori poteva comprarle da altri e non chiudere».
(01 maggio 2009)
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