La rabbia di Sartor: "Costretto a fallire"
"Non rispettati gli accordi per Vinyls". Terremoto su Porto Torres e Assemini
di Gianni Favarato e Chiaramaria Pinna
La chimica italiana muore alla vigilia della Festa del Lavoro: gli
impianti della Vinyls di Marghera e Porto Torres stanno per
chiudere. I sindacati chiedono ossigeno e sollecitano la riapertura
di un tavolo per le trattative. Temono l’effetto domino di un
fallimento che trascinerà Assemini, Ravenna, Ferrara e Mantova
travolgendo 5 mila posti di lavoro, tutti quelli collegati al ciclo
del clorosoda. La scelta di sviluppo fatta 50 anni fa ha mostrato
tutta la sua debolezza ora che l’imprenditore trevigiano Fiorenzo
Sartor, che il 31 marzo scorso ha rilevato dall’inglese Ineos gli
impianti, getta la spugna.
Sartor è uscito di scena dopo aver trasmesso in tribunale i libri
contabili di Vinyls Italia. «Gli accordi si fanno in due - ha detto
il presidente - non in uno: per seppellire Sartor ci vuole poco,
basta tenerlo a bagnomaria un poco e l’operazione si fa: non sono
nè Eni, nè la Banca d’Italia. E’ un atto dovuto, collegato al
mancato rispetto degli accordi da parte dei fornitori. Ho fatto
quello che non era più procrastinabile», lasciando intendere di
essere stato “vittima” di un’azione difforme dalle intese
sottoscritte da parte delle società che si erano impegnate a
continuare a fornire materia prima a prezzi definiti fino all’i
ntegrazione degli impianti del Pvc.
Il primo a correre a Roma per un incontro con il ministro Scajola è
stato il presidente della Regione sarda Ugo Cappellacci che appena
due mesi fa ha ereditato la patata bollente della chimica. «La
chimica è un asset strategico per l’Italia e il governo non intende
fare passi indietro nella difesa e rilancio del polo di Porto
Marghera e degli stabilimenti sardi di Porto Torres e Assemini,
ritenendo entrambe le realtà essenziali per il rilancio del
comparto», è l’assicurazione data dal ministro a Cappellacci e al
deputato Salvatore Cicu che lo accompagnava. Scajola ha ribadito
che segue «minuto per minuto» la vicenda.
«Sono venuti a mancare i presupposti necessari per la realizzazione
del piano industriale, presupposti che sussistevano, invece, al
momento dell’acquisizione di Ineos Italia dalla multinazionale
inglese», insiste Fiorenzo Sartor, e uno degli amministratori
delegati di Vinyls Italia, Diego Carmello, già presidente di Ineos
Italia, aggiunge: «Per il piano messo in piedi era necessario
integrare la produzione del pvc con gli impianti del cloro e
inoltre era necessario risolvere il problema del costo dell’energia
elettrica, in quanto la produzione di cloro ne richiede parecchia».
Ineos Cloro ha risposto a stretto giro di posta alle accuse di
mancato rispetto degli accordi con una nota. La società inglese
sottolinea che «una nave carica di 3000 tonnellate di dicloretano
era ormeggiata in rada dai giorni scorsi a Porto Marghera ed era
pronta per rifornire la produzione di Vinyls Italia». «Alla luce
del perdurare delle difficoltà manifestate da Vinyls Italia - dice
un comunicato - e per facilitare la fase di start up dell’azienda,
attiva in una fase centrale dell’intera industria chimica italiana,
Ineos aveva concesso già nei giorni scorsi uno sconto sul prezzo
delle forniture per i prossimi due mesi». E Paolo Scaroni, numero 1
dell’Eni, precisa: «La crisi della chimica di base è mondiale e se
Sartor voleva materie prime a prezzi migliori poteva comprarle da
altri e non chiudere».
(01 maggio 2009)