Alcoa, i sindacati invieranno una nutrita delegazione all’incontro col governo
A Venezia intanto gli operai di Fusina eseguono uno spogliarello in stile "Full Monty"
di Giuseppe Centore
PORTOVESME. Un «Full Monty» ha aperto sabato sera
il carnevale di Venezia in piazza San Marco: tre operai dell’Alcoa
di Fusina sul palco hanno eseguito uno spogliarello al travolgente
ritmo di musica, per segnalare i problemi della loro fabbrica: 450
posti a rischio a Porto Marghera, 500 a Porto Vesme, altri 500 nell’
indotto.
Uno spogliarello, andato in scena nonostante una leggera pioggia e
cinque gradi di temperatura, che ha aperto l’ennesima settimana
decisiva per Alcoa. La prima notizia fa ben sperare: ieri è
arrivata la nave dalla Spagna carica di allumina che andrà, circa
7mila tonnellate che dovrebbero assicurare autonomia per una
dozzina di giorni. Sul fronte sindacale, intanto, da registrare la
decisione di Cgil, Cisl, Uil e Cub di inviare una nutrita
delegazione a Roma, per l’incontro decisivo di giovedì prossimo.
Non ci saranno solo i segretari territoriali, e quelli confederali,
ma piazza Montecitorio sarà di nuovo occupata dai lavoratori sardi,
a cui si affiancheranno quelli veneti.
Sul caso Alcoa ieri è intervenuto anche il ministro Brunetta,
candidato a sindaco di Venezia: «Non permetteremo a nessuna
multinazionale di prendere i soldi dallo stato e poi andarsene
via».
L’incontro di giovedì sarà preceduto da un altro appuntamento,
importante e delicato, il giorno prima a Bruxelles. Nella sede
della Commissione europea, si svolgerà infatti una riunione tecnica
tra i rappresentanti dell’esecutivo comunitario e gli esperti del
governo italiano, sul decreto legge varato a fine mese. Secondo
molti osservatori quel giorno potrebbe arrivare un giudizio di
merito: se fosse positivo farebbe venir meno l’ultimo ostacolo alla
permanenza di Alcoa nel nostro paese, se invece da Bruxelles
arrivassero dubbi sull’efficacia del decreto, il governo si
ritroverebbe con una arma spuntata e con l’impossibilità di
garantire ad Alcoa le tre condizioni per proseguire la sua
attività: contratto almeno triennale, a prezzo concordato e in
linea con la media europea e senza il rischio di ulteriori
procedimenti ispettivi da parte della Concorrenza.
Il governo tuttavia farebbe bene a non fidarsi solo dei pareri che
eventualmente dovessero emergere dalla riunione con i tecnici dell’U
e. Anche nel passato, proprio su questo provvedimento, la
Commissione ha in parte smentito i suoi stessi uffici, assumendo
una posizione più intransigente e rispettosa dei Trattati, e così
giudicando inefficace un provvedimento, da lei caldeggiato, come il
Vpp (cioè la creazione di un sistema di produttori virtuali che
estendessero la platea dei venditori di energia in Sardegna). Il
punto fermo della Commissione, da diversi anni a questa parte, è la
scarsa concorrenza nel mercato elettrico sardo, a causa del
duopolio storico Enel-E.On (prima Endesda). Anche l’Autorità per l’E
nergia ha giudicato il mercato sardo governato da un duopolio, ma
non è riuscita a scalfirlo. Contro questo duopolio, ritenuto
responsabile (insieme all’uso di materie prime dai costi elevati)
della differenza tra il prezzo medio nel resto del paese e quello
sardo, la Commissione le ha tentate tutte, ma senza esiti. Ora il
governo gioca la carta della sicurezza energetica. Convincerà
Bruxelles?
(08 febbraio 2010)