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Un artigiano rilancia zaino e leppa del minatore

A Fluminimaggiore c’è anche un piccolo museo
di Francesco Carta
FLUMINIMAGGIORE. Lo utilizzavano tutti i giorni per recarsi a lavoro: due strisce e una sacca di pelle, è lo zaino del minatore, «sa musciglia». Antesignano dei moderni «Invicta» oggi lo ripropone Luciano Arrius, artigiano fluminese, titolare di una coltelleria che ha fatto dello studio delle tradizioni e della cultura locale uno dei capisaldi. «Sa musciglia» era un attrezzo di lavoro, semplice e pratico, deriva quasi certamente dal contenitore usato ancora in miniera per trasportare, in tutta sicurezza, i detonatori per le mine. In pelle, quasi ermetico, isolato da ogni possibile contatto esterno e protetto dagli urti, lo zainetto che Arrius ha confezionato rispetta in tutti i particolari il contenitore che tutte le mattine all’alba le massaie riempivano ai mariti prima che uscissero verso i cantieri minerari sparsi sui monti. La versione in pelle è sicuramente un must che va a ruba, ma c’è anche quello in lana grezza e quello in tela blu.

L’altro pezzo forte della collezione di Luciano Arrius è il «coltello del minatore» (sopra nella foto), una leppa spuntata che tutti gli operai delle miniere avevano in tasca, usato per lavorare e nella vita quotidiana. Il coltello nasce spuntato grazie ad un editto del 1908 che Giovanni Giolitti emanò tra le norme di sicurezza per regolare la vita nei villaggi minerari. Prevenzione, si dice oggi, per evitare che le frequenti risse del sabato degenerassero: il taglio della punta rendeva quasi innocuo il coltello usato per offendere.

«Giolitti sbagliava - afferma Arrius - i minatori il coltello lo utilizzavano per mangiare, tagliare funghi e per lavorare, comunque quel coltello è entrato nella tradizione e per questo l’abbiamo riproposto».

Luciano Arrius è un artista, le opere che realizza sono vere e proprie sculture. I manici riproducono animali e scene di vita locale, le lame intarsiate sono capolavori dell’arte coltellinaia, e nel museo allestito nel laboratorio in via Vittorio Emanuele 457 (all’uscita del paese verso Arbus) si possono ammirare queste opere assieme agli oggetti della tradizione delle miniere.
(19 giugno 2008)
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