Soru-Cappellacci, è lite sui soldi spesi
Mannoni: «Con Masala solo clientele» Replica: «Hanno in cassa 500 milioni»
di Alfredo Franchini
CAGLIARI. Dalle polemiche del giorno precedente tra Cappellacci e
il vicepresidente reggente della Regione, Carlo Mannoni, si passa
alla guerra delle cifre sui soldi spesi, (da Cappellacci all’epoca
della giunta di Italo Masala), e non spesi, secondo il candidato
del Centrodestra, dall’esecutivo di Soru.
Carlo Mannoni non ci sta a subire l’accusa di Cappellacci sulla
«distribuzione in questa campagna elettorale di risorse che sono
venute fuori all’improvviso come per una magia». Mannoni ricorda l’o
perato di Cappellacci nell’unica esperienza: «Il 18 giugno 2004»,
afferma, «Soru era stato già eletto e Cappellacci fece approvare 33
delibere per 184 milioni di euro, per la quasi totalità destinati a
finanziare opere pubbliche nei Pia».
Dunque Soru era già stato eletto da quattro giorni - afferma
Mannoni - quando Cappellacci, allora assessore, «non si preoccupava
minimamente del senso etico che serve in ogni azione di governo e
che oggi vorrebbe insegnarmi, per fare approvare quelle delibere
senza alcun funzionario presente tanto che il verbalizzante fu un
altro assessore: Roberto Frongia».
Mannoni tira le somme del Cappellacci assessore: «Appena due giorni
prima le delibere fatte approvare da lui furono 45 che aggiunte
alle 33 portano il totale a 78 in due giorni». Il candidato del
Centrodestra era ieri impegnato a Sassari da dove ha fatto partire
le bordate sulla giunta Soru: «È da criminali non spendere i fondi
che la Regione ha a disposizione. E mi riferisco ad esempio al Por
Sardegna 2000-2006. La cifra non spesa, e cito l’ultimo dato
disponibile, quello di ottobre 2008, ammontava addirittura a 500
milioni di euro. E allora ribadisco le accuse: è criminoso tenere
affamato e assetato il territorio per poi distribuire ingenti
risorse solo durante il periodo elettorale».
Mannoni minaccia querele: «Avevo chiesto a Cappellacci precisi
riferimenti sulle pesanti e infondate accuse rivolte alla giunta
nel comizio di domenica a Tortolì e gli avevo chiesto, in
particolare, quali fossero i fondi che prima non c’erano e all’i
mprovviso vengono fuori dal cilindro come una magia; volevo anche
sapere chi fossero i soggetti a sentir lui «ricattati» e quali
fossero le azioni criminali da lui addebitate alla giunta. Non ho
avuto risposta». Il vicepresidente specifica, infine, che le
delibere della giunta post-Soru sono in tutto 62 «e non centinaia».
In serata la replica di Cappellacci: «Il numero delle delibere è di
241 e non 62 come sostiene Mannoni, il quale è talmente impegnato a
sfornare atti clientelari su ordinazione del «deliberificio» di
viale Trento che ha perso i conti».
Ma non è tutto. A giudizio di Cappellacci «la cosa pià grave è che
non si rende conto della portata clientelare della gran parte delle
stesse delibere che in poco più di due mesi assegnano la cifra
record di circa 1,2 miliardi di euro e non si rende conto che tali
delibere nulla hanno a che fare con l’ordinaria amministrazione
dovuta dall’esecutivo sia adesso che nei trenta giorni di
riflessione conseguenti alle dimissioni dell’ex governatore».
Cappellacci afferma anche che, a differenza di quanto sostiene
Mannoni, non tutte le delibere sono consultabili: «Almeno una
decina di queste su argomenti scottanti, in particolare, sulla
gestione degli immobili delle agenzie agricole e gli atti di
Sardegna promozione), non possono essere scaricate dal sito della
Regione». Dunque, è la tesi del candidato governatore del
centrodestra, «che cosa contengono di così segreto»?
(21 gennaio 2009)