Referendum, quorum mancato
Fallita la spallata alla giunta Soru
L'appello di Silvio Berlusconi non è stato sufficiente. Il centrodestra sardo manca la spallata al governatore Renato Soru e alla sua giunta. Nell'isola vince l'astensione nella battaglia sull'abrogazione della legge salvacoste e di Abbanoa (le norme sulla gestione delle risorse idriche e sulla tariffa unica dell´acqua). I votanti sono stati trecentomila (20,4 per cento), ne occorrevano duecentomila in più. Il Pd afferma che questi risultati «premiano l'azione della giunta» L'Idv: «Sconfitto anche Berlusconi»
di Filippo Peretti
CAGLIARI. Hanno votato poco più di trecentomila sardi, il 20,4 per
cento dell'elettorato. I tre referendum sardi sono falliti, ha
vinto di nuovo l'astensione, il Pdl di Mauro Pili, che aveva
politicizzato l'appuntamento contro Renato Soru, non è riuscito a
dare la spallata. Opposte, naturalmente, le valutazioni politiche.
Qualche sorpresa nel voto: a Olbioa-Tempio, la provincia della
Costa Smeralda, l'affluenza è stata di appena il 16,6 per cento
(appena il 16,3 a Sassari).
I dati ufficiali (quelli resi noti ieri dalla Regione si
riferiscono a chi alle 22 aveva già votato e non comprendono chi
era ancora nel seggio) saranno resi noti oggi assieme al numero di
Sì e di No.
I record di votanti sono stati registrati, nell'ordine, nelle
province di Oristano, Medio Campidano e Ogliastra. Bassa la
Gallura, mentre ad Arzachena c'è stata una punta elevata.
Di «buco nell'acqua» e di sconfitta del «pifferaio» Berlusconi e
dei suoi più vicini rappresentanti sardi ha subito parlato il
Partito democratico con la segretaria Francesca Barracciu e con
Chicco Porcu, entrambi vicinissimi a Renato Soru. Di diverso
avviso, naturalmente, Mauro Pili, il principale protagonista della
battaglia referendaria più caratterizzata politicamente, quella
sulla legge salvacoste. Pili ha messo in evidenza che «forse ci
aspettavamo di più» ma «si tratta di un risultato rilevantissimo»
con «300 sardi» (alle ultime elezioni regionali il Centrodestra
aveva avuto 378 mila mila voti) che hanno «lanciato un chiarissimo
segnale di dissenso».
La campagna referendaria ha visto Pili muoversi quasi in
solitudine (almeno per quanto riguarda i big del partito) e ha
fatto emergere un contrasto sulla scelta della consultazione
elettorale: c'era chi temeva di non farcela e di regalare così una
vittoria a Soru e c'era chi preferiva perdere per non dare a Pili
un vantaggio nella corsa per la leadeship elettorale del 2009.
Al di là delle valutazioni politiche, il primo dato di questi tre
referendum sono che la legge su cui si fonda l'istituzione del
sistema Abbanoa (gestore e tariffa unica dell'acqua) e la legge
salvacoste non sono state abrogate.
Che il quorum non sarebbe stato raggiunto lo si è capito non
appena sono stati diffusi i dati dell'affluenza nei seggi a
mezzogiorno: 4,4 per cento degli aventi diritto, cioé 64.878
elettori su un milione e 471 mila iscritti. Un anno fa, il 22
ottobre, quando alla consultazione popolare sulla legge statutaria
a mezzogiorno aveva votato il 3,4 per cento, il dato finale
dell'affluenza, alle 22, era stato del 15,05 per cento. Pertanto,
l'aumento, alle 12, di appena un punto percentuale ha lasciato
intendere che anche stavolta a vincere sarebbe stato, e di gran
lunga, l'astensionismo.
Il risultato, secondo la segretario del Pd, Francesca Barracciu, è
stato esplicito. «Nonostante la massiccia campagna referendaria e
le ingenti risorse investite, è un clamoroso buco nell'acqua per i
promotori del referendum». Secondo la Barracciu «i sardi
confermano, a dispetto del centrodestra, grande maturità politica e
un'autonomia di pensiero impenetrabile dalle sirene di Arcore».
Insomma «come previsto l'esito di questo referendum-truffa sancisce
una sonora sconfitta politica per il centrodestra sardo e per il
suo tutore Silvio Berlusconi. Per contro, rappresenta invece una
conferma della politica riformatrice di Soru e del centrosinistra,
una conferma di quanto il centrodestra non sia in grado di
rappresentare i bisogni dei sardi e di come «il popolo sardo non
dimentica l'esperienza disastrosa del centrodestra al governo della
Regione». Mentre, secondo la Barracciu, questo appuntamento
referendario ha dimostrato che i sardi «nutronofiducia nell'azione
di governo di Soru». Per cui «ora dobbiamo andare a testa alta tra
la gente a spiegare di più e meglio le politiche messe in campo in
questi anni, perché la vittoria del centro sinistra nel 2009 e lì,
a portata di mano, dipende solo da noi».
Per il Pd il primo a pronunciarsi, poco dopo le 19, è stato uno
dei soriani più convinti, Chicco Porcu, ex capogruppo di Progetto
Sardegna. «Stavolta - ha commentato Porcu - il pifferaio magico
Berlusconi non ha incantato gli elettori sardi. Nonostante gli
appelli del Capo supremo e la propaganda mediatica del centro
destra sardo, che non ha smesso di marciare sul filo degli sms
neanche ad urne aperte, i sardi hanno riconosciuto l'inutilità e
l'inganno contenuto dei quesiti proposti, lasciando soli i
promotori del referendum. Il dato sull'affluenza è una sentenza
senza appello».