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mercoledì 10.02.2010 ore 01.08
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Maddalena, scontro tra Regione e Marina
Giallo sulle armi dentro la polveriera

Con una decisione clamorosa, la Marina militare ha impedito ai membri civili del Comitato paritetico per le servitù militari di visitare la polveriera sotterranea di Guardia del Moro, nell'isola di Santo Stefano. La Regione: «Così si rischia di compromettere gli investimenti alla Maddalena». E crescono i dubbi su ciò che sia custodito nel gigantesco sistema di grotte
LA MADDALENA. Le immense caverne scavate nel cuore di granito dell’i sola di Santo Stefano sono off-limits per i membri civili del Comitato misto paritetico sulle servitù militari. Impossibile, quindi, fare una valutazione su cosa sia realmente oggi il deposito di munizioni sotterraneo di Guardia del Moro, che la Marina militare ritiene «strategico per la difesa nazionale». I rappresentanti della Regione all’interno del Comipa hanno così deciso di non decidere. Hanno cioé scelto di non esprimere quel parere consultivo, obbligatorio anche se non vincolante, previsto dalla legge nella procedura di imposizione della servitù militare. Insomma, le “stellette” possono attendere.

LA POLEMICA Un deposito con molte ombre

Per i militari uno stop inatteso nella loro marcia verso la “ riconquista” di Santo Stefano, perduta dopo la sentenza del 7 luglio scorso del Tar Sardegna, che ha bocciato la richiesta di rinnovo della servitù sull’isola. Il Consiglio di Stato, proprio nei giorni scorsi, ha “congelato” l’esecutività della sentenza del tribunale amministrativo e tra qualche mese dovrà pronunciarsi nel merito.

Stop inatteso, si diceva, perché anche un parere negativo da parte dei membri civili del Comipa non avrebbe fermato la Marina, la quale avrebbe immediatamente messo in moto le procedure previste dalla legge 898 del 1976. E cioé il ricorso al ministero della Difesa e, in sede d’appello, al Consiglio dei ministri. Un meccanismo che dovrebbe essere di garanzia reciproca per Governo e Regione, ma che, nella sostanza, concede l’ultima parola, e quindi la decisione, al premier e al ministro della Difesa.

Per dire la verità, il pressing sul Comipa è cominciato da qualche mese. Già a fine luglio, infatti, i militari avevano chiesto con insistenza il parere che avrebbe poi consentito loro di arrivare prima al ministero della Difesa e poi al Consiglio dei ministri per “scardinare” la resistenza dei “civili”. Nella riunione del 31 luglio i componenti di nomina regionale del Comitato paritetico hanno chiesto e ottenuto un sopralluogo nel deposito di Guardia del Moro. Richiesta più che legittima, soprattutto per capire per quale motivo esista quasta ostinata resistenza alla smilitarizzazione dell’isola, dopo la partenza della Us Navy dall’arcipelago maddalenino e la concentrazione delle unità operative e della logistica della Marina nei due poli di Taranto e La Spezia.


Una riunione tesa, quella di luglio, nel corso della quale, davanti alle insistenze pressanti dei rappresentanti delle forze armate, i componenti civili avevano addirittura minacciato di abbandonare la riunione. Alla fine, i militari avevano ceduto ed era stato deciso di effettuare un sopralluogo in quei dodici chilometri scavati nel granito di Santo Stefano.

Ma il sopralluogo l’altro ieri è stato completamente inutile. Il Comipa è infatti sbarcato a Santo Stefano e ha avuto modo di visitare i 17 ettari che si vogliono “sigillare” per altri cinque anni, ma, per quanto riguarda il deposito munizioni, niente da fare: Guardia del Moro non è accessibile. Decisione incomprensibile, visto che quelle gallerie sono il vero nodo della questione.

Parole acuminate e giudizi severi da parte dei membri civili del Comipa. «E’ stato tutto molto deludente - dice Tore Mocci, ex sindaco di Teulada -. Noi avevamo legittimamente chiesto di verificare la situazione prima di esprimere il nostro parere e invece... invece niente. Ci è stato detto che il deposito non è accessibile. Abbiamo avuto la fastidiosa sensazione che i militari vogliano stare qui, alla Maddalena, ad ogni costo. Sembra proprio che stentino a metabolizzareil fatto che la storia ha cambiato il suo corso, che gli americani sono andati via e che questa terra sta ritrovando la sua vocazione naturale. E cioé lo sviluppo di un turismo ecocompatibile. Voglio però sottolineare un fatto: il nostro compito istituzionale, come dice la legge, è quello di contribuire all’armonizzazione delle esigenze della popolazione civile con quelle della Difesa e noi non siamo stati messi nelle condizioni di poter esprimere una valutazione sulla base di una situazione concreta».
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