Le indecifrabili trame nascoste del paese
Un concetto che riporta all’omicidio Marotto e a una sua
collocazione temporale: una vendetta classica, maturata in anni
lontani e concretizzata oggi, oppure una risposta quasi immediata a
un torto - vero o presunto - subìto in tempi recenti?
Ogni volta che a Orgosolo scorre il sangue riemergono vecchi
episodi, crimini commessi in anni bui, quando sul paese aleggiava
una cappa di terrore. I più vicini, gli anni Cinquanta, furono
quelli che videro protagonisti il bandito Pasquale Tandeddu e la
sua banda. Tandeddu esordì nella “compagine” comandata da un altro
celebre fuorilegge, Giovanni Battista Liandru, del quale nel 1950,
dopo la cattura del capo, prese il posto. Ben presto Tandeddu,
convinto che nel paese ci fosse gente che parlava troppo, decise di
affiggere sulla porta della chiesa una lista di venticinque nomi,
intitolata “Elenco delle spie”, tutte persone da eliminare.
Nel giro di breve tempo, il furilegge instaurò una vera e propria
strategia del terrore, arrivando ad ammazzare anche il fratello
Pietro, sospettato di tradimento. Sotto i suoi colpi cadde anche
Maddalena Soro, moglie dell’ex capobanda Giovanni Battista
Liandru.
Poi una lunga sequela di omicidi e sanguinose rapine stradali, con
l’uccisione di carabinieri e portavalori, ricatti ed estorsioni di
ogni tipo. Nel 1954 Pasquale Tandeddu venne trovato ucciso in
località Sas Molas. Accanto al cadavere c’era un vero e proprio
arsenale. L’omicidio venne archiviato come opera di ignoti, ma i
più esperti dissero che a uccidere il bandito era stato un intero
paese, ormai stanco di subìre le sue angherie.
Orgosolo conobbe invece l’epopea della faida nei primi anni del
1900: una guerra tra famiglie alla quale venne dato il nome di “
disamistade”, proprio per le sue proporzioni e la particolare
collocazione nel tessuto sociale. L’odio scoppiò nel 1903 per la
divisione dell’eredità di uno dei più ricchi proprietari del paese:
tutto finì dopo qualche anno con una “pace” ufficiale, ma nel
frattempo sul terreno erano rimaste decine di vittime, tra le quali
anche dei bambini.
Ora quel tipo di odio sembra definitivamente superato, ma
ciclicamente cadono alcuni dei personaggi più noti del paese:
episodi che certo non generano il terrore d’altri tempi, ma che
innescano dubbi e interrogativi che rischiano di restare per sempre
senza risposte. Un rischio che corrono anche le indagini sull’o
micidio di Peppino Marotto, al quale qualcuno non ha voluto far
vedere il 2008.
(30 dicembre 2007)