I sindacati: bisogna produrre l’energia a Portovesme
«Non si può cambiare continuamente programma». Tutti d’accordo nel bocciare la proposta del governatore
di Erminio Ariu
NURAXI FIGUS. Non è stata accolta favorevolmente dal sindacato la
proposta di Soru sull’utilizzo del carbone Sulcis a Fiume Santo.
Soru, come in altre occasioni sia pubbliche che private, ha
confermato di valutare seriamente la possibilità di far bruciare
carbone Sulcis a Fiumesanto.
«Conosciamo l’impegno del governatore per valorizzare il carbone
sardo - precisa Roberto Puddu della segreteria territoriale della
Cgil - ma il sindacato non condivide per nulla questa ipotesi
perchè lo scopo della riapertura della miniera era finalizzata alla
costruzione di una centrale termoelettrica. Il Sulcis non deve
esportare carbone ma deve, prima di tutto, ricostruire il parco
elettrico che è stato ridotto con l’abbattimento di due centrali.
Fino ad oggi è stata ricostruita una sola centrale e quindi la
potenza installata nel Sulcis è ridotta rispetto a quella che
veniva proposta un tempo». Due gruppi infatti, per motivi
ambientali vennero smantellati ma solo una centrale è stata
riproposta. Analoghe considerazioni arrivano anche dalla Uil.
«In primo luogo - sostiene Mario Crò - il carbone sardo deve essere
utilizzato per il progetto integrato miniera-centrale-energia
elettrica passando attraverso la privatizzazione. Il sindacato da
tempo attende che da Bruxelles giunga la conferma della possibile
utilizzazione del Cip6 che garantisce incentivi ai produttori di
energia elettrica con il carbone sardo. Si tenga conto che alcune
multinazionali sono interessate a rilevare la miniera, a costruire
la centrale per produrre energia elettrica ma, in tutta la vicenda,
occorre chiarezza. Da tempo la Portovesme srl ha manifestato
interesse ad affrontare l’impegno di gestire la miniera a patto che
non debba produrre energia a prezzo politico anche per le altre
fabbriche del territorio».
L’idea del governatore quindi di vedere il Sulcis nei panni di
venditore di carbone non convince i rappresentanti dei lavoratori.
«Di anno in anno, di mese in mese - conclude Fabio Enne, Cisl -
assistiamo a nuove proposte ma nessuno viene portata a soluzione.
Era stata garantita la costruzione della nuova centrale, era stato
persino modificato il bando per la privatizzazione della miniera ma
se le condizioni non sono chiare e la partita finisce sempre con
nuove promesse e proposte».
(27 giugno 2008)